Storia e storie. A proposito delle divergenze fra Gramsci e Togliatti

di Antonio Di Meo | da www.igsitalia.org

gramsci-w3001. Oramai si va affermando un nuovo genere letterario: il noir di tipo storico. Il massimo esempio di esso, a livello mondiale, è Il codice da Vinci di Dan Brown. In Italia, come di consuetudine, la fantasia degli autori è ristretta a pochi argomenti, così come le tirature. Uno di questi è certamente la vicenda della coppia Antonio Gramsci – Palmiro Togliatti, ovvero del Pci delle origini. Rispetto a Dan Brown, però, negli autori italiani di questo genere si avverte chiaramente una certa inclinazione di tipo apparentemente realistico, associata a una forma di livore, spesso aggressivo, diversamente modulato, inspiegabile sia si tratti di fantasia, sia – ancor di più – si presenti l’opera come una ricerca storica documentata. Naturalmente le variazioni sul tema sono numerose. Una di queste è contenuta nel recente libro di Mauro Canali enfaticamente (e si capirà il perché) intitolato Il tradimento. Gramsci, Togliatti e la verità negata. Ancora? dirà qualcuno: ancora, purtroppo ! Siccome il libro è presentato dall’autore come un libro di storia, cercherò di esaminarlo come se lo fosse. Premetto, però, che non essendo uno storico politico-sociale contemporaneista, metterò in evidenza solo alcuni aspetti che – sia nelle intenzioni dell’autore, sia nei contesti trattati (o meno), sia nel linguaggio adoperato – mi sembra stridano con l’oggetto di cui si tratta, e, ancor più, col genere al quale si pretende che il volume appartenga, cioè la storia.

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