L’emancipazione femminile durante la II Repubblica di Spagna (1931-1936)

donne spagna corteodi Giulia Salomoni per Marx21.it

Le donne spagnole furono incorporate nel mercato del lavoro solo nel primo trentennio del XX secolo e non senza difficoltà: l’alto tasso di analfabetismo, che coinvolgeva più del 50% della popolazione femminile, e la mancanza di infrastrutture per i figli costituivano importanti impedimenti. Per le donne sposate inoltre vi erano ulteriori complicazioni: serviva loro il permesso del marito per poter lavorare e solo lui poteva disporre del loro salario.

A causa di questo inserimento tardivo si svilupparono più tardi rispetto agli altri paesi europei anche le rivendicazioni femminili che avranno una certa risonanza solo a partire dagli anni ‘20.

La Repubblica e le leggi a favore delle donne:

Con l’instaurazione della II Repubblica nell’aprile del 1931 la Costituente dovette esprimersi in diverse occasioni sulla vita delle donne ed i loro diritti politici: in particolare quello di voto, la cui approvazione fu tutt’altro che scontata. Sia a destra che a sinistra era infatti diffusa l’opinione che le donne fossero maggiormente influenzate dalla propaganda conservatrice della Chiesa Cattolica e che l’allargamento del suffragio avrebbe inevitabilmente favorito la destra. Questa considerazione portò una parte della sinistra e importanti femministe come la socialista Margarita Nelken e la socialista radicale Vittoria Kent, elette alla Costituente del 1931, ad opporsi all’estensione del diritto di voto mentre a difenderlo appassionatamente fu la deputata del Partito Radicale Clara Campoamor.

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