L’altro 11 settembre, per non dimenticare

di Daniele Cardetta, Lorenzo Mauro | da tribunodelpopolo.com

allende-e1347297291675C’è un filo invisibile che collega New York e Santiago. Mentre tutti i riflettori sono puntati sulla commemorazione dell’anniversario dell’attentato dell’undici settembre 2001, con gli Usa che si fermano per ricordare le proprie paure e  le proprie sofferenze, c’è un altro paese nello stesso continente, per cui questa data significa qualcosa.

E stavolta, lungi dall’essere le vittime, gli States appaiono più come i carnefici. Esattamente 39 anni fa, Augusto Pinochet, a capo di una giunta militare, saliva al potere attraverso un golpe contro il presidente democraticamente eletto, Salvador Allende, che aveva l’ambizione di portare avanti  riforme sociali e nazionalizzazioni. Dopo il bombardamento al palazzo de la Moneda di Santiago, il leader della Unidad Popular preferirà togliersi la vita piuttosto che consegnarsi al nemico.

  Pinochet resterà al potere per 17 lunghi anni distruggendo da subito le istituzioni democratiche. Il ruolo della Cia dietro l’intervento è ormai chiaro, almeno per questo undici settembre.  «Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli»: queste le esemplificative parole con cui Henry Kissinger,  segretario di stato americano, commentò l’accaduto.  La Casa Biancanon vide mai di buon occhio il governo di Allende, e secondo alcuni documenti desecretati durante la presidenza Clinton, sarebbero ormai stati resi manifesti i tentativi della Cia di rovesciare il presidente cileno sin dal 1970, immediatamente dopo la sua elezione. Moltissimi documenti che inchioderebbero di fronte alle loro responsabilità i vertici dei servizi americani sono tuttavia ancora coperti dal segreto, e probabilmente tali resteranno. In realtà sembrerebbe che la Cia non partecipò direttamente al golpe di Pinochet, ma che sicuramente non solo non fece nulla per informare Allende, ma in qualche misura contribuì anche alla sua organizzazione dando supporto economico e logistico. Una volta che Pinochet prese il potere, ancoraKissinger aveva detto all’allora presidente Nixon che gli Stati Uniti non avevano fatto il golpe, ma avevano creato le condizioni per renderlo possibile. Del resto Washington aveva cominciato a destabilizzare Allende sin dal primo giorno della sua presidenza, e lo fece in vari modi: sia applicando una feroce pressione economica sul Cile, sia lavorando nell’ombra per costruire un possibile colpo di stato, cosa che effettivamente poi avvenne qualche anno dopo.L’eco di quell’undici settembre arrivò anche da noi: l’Italia accolse molti esuli, tra cui il gruppo degli Inti Illimani, che ci ha raccontato quel paese con la forza della musica. La Chiesa, poi, ha colpe precise: dai documenti conosciuti, emerge chiaramente l’appoggio al governo golpista e il ruolo di Angelo Sodano: dall’organizzazione del viaggio di Woytyla a Santiago nel 1987, fino alle pressioni al governo inglese per la liberazione del dittatore, arrestato a Londra nel ‘98. Nel 2006 la beffa finale dei funerali cattolici. Il Cile giunge a questo anniversario tra le proteste studentesche e un governo ai minimi storici. C’è chi dice che mobilitazioni così non si vedevano che dagli ultimi giorni di Pinochet.  Anche gli studenti sono consci di questo, non a caso una dei loro slogan più gettonati è “cadrà l’educazione di Pinochet”.  Tra i video più cliccati, quelli dei discorsi di Allende sull’istruzione.