Gli Usa nel caso Moro? Rispunta il consulente

di Andrea Tornago | da www.ilmanifesto.it

Steve Pieczenik, che seguì il sequestro per il Dipartimento di Stato americano, torna a parlare. E la procura chiede il sequestro del file per chiarire la pista delle «interferenze esterne»

È il consulente della Cia che la Commissione stragi ha cercato a lungo, arrivando persino a fissare la data del suo volo per l’Italia che fu poi annullato all’ultimo momento. Steve Pieczenik, psichiatra esperto di guerra psicologica inviato a Roma nella primavera del ’78 dal Dipartimento di Stato Usa per seguire il sequestro del presidente della Dc Aldo Moro, è tornato ieri a rivendicare il ruolo decisivo degli Stati Uniti nella strategia adottata in quei giorni dalle autorità italiane: «Se i comunisti fossero arrivati al potere ci sarebbe stato un effetto a valanga – ha spiegato Pieczenik intervistato da Radio 24 -. Gli italiani non avrebbero più controllato la situazione. Cercavamo un centro di gravità per stabilizzare l’Italia e a mio avviso il centro di gravità si sarebbe creato sacrificando Aldo Moro». 


Poco dopo la messa in onda dell’intervista la Procura di Roma ha chiesto il sequestro e l’acquisizione del file. Il pm Luca Palamara, titolare dell’ultimo procedimento aperto sul sequestro e l’omicidio di Moro, sarebbe intenzionato a sentire Pieczenik per chiarire con lui la pista delle «interferenze esterne», ricorrendo se necessario anche a una rogatoria internazionale. 

«Sono io che ho suggerito a Cossiga di screditare Moro». «Sono stato io a bocciare l’iniziativa del Vaticano che aveva raccolto i soldi per pagare il riscatto». Pieczenik non è nuovo a uscite clamorose – aveva già reso le stesse dichiarazioni in un’intervista a Panorama nel ’94 – e il suo protagonismo desta qualche sospetto tra gli storici che hanno studiato il caso Moro. Il suo profilo però è di indubbio rilievo. 

«Pieczenik fu effettivamente inviato dal Dipartimento di Stato Usa durante il sequestro Moro come esperto di terrorismo, sequestro di ostaggi e guerra psicologica – spiega a il manifesto lo storico e senatore del Pd Miguel Gotor -. Era un giovane consulente dell’amministrazione americana (all’epoca aveva 34 anni, ndr) che ha avuto, anche in seguito, incarichi molto importanti. Ma l’ipotesi che sia stato lui a determinare la storia italiana mi pare una caricatura. Di sicuro andrebbe ascoltato, se ci fosse la volontà di riaprire una Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro».

Nato a Cuba nel ’43 da genitori russi e polacchi, Pieczenik è stato assistente del Segretario di Stato Henry Kissinger e ha ricoperto ruoli rilevanti sotto diversi presidenti americani, da Ford a Bush Senior. Incarichi delicatissimi, come la consulenza strategica sulla guerra psicologica per gli agenti della Cia. Inviato al Viminale – ufficialmente come “consulente” – due settimane dopo la strage di via Fani per seguire la delicata gestione del sequestro di Moro, lavorò a stretto contatto con i funzionari del ministero dell’Interno guidato da Francesco Cossiga fino al ritrovamento, il 9 maggio ’78, del cadavere di Moro in via Caetani. 

«Non ci sono elementi per dire se Pieczenik fosse legato ai vertici di Gladio e alla struttura Stay Behind – prosegue il senatore Gotor -: ma durante i 55 giorni del rapimento alloggiò all’Excelsior, l’hotel romano in cui il “maestro venerabile” della P2 Licio Gelli aveva una suite». Sarebbe lui, dunque, ad aver ideato dalle stanze dell’Interno la linea della fermezza, con un intento preciso: tramutare la minaccia del sequestro di Aldo Moro in una nuova spinta per consolidare la posizione dell’Italia nella sfera d’influenza atlantica. 

Lo aveva già spiegato nel libro di Emmanuel Amara pubblicato in Francia nel 2006, e passato sotto silenzio: «La posta in gioco non era la vita di una persona: erano le Br – racconta Pieczenik in Abbiamo ucciso Aldo Moro – e la destabilizzazione dell’Italia. Mi aspettavo che le Br si rendessero conto dell’errore che stavano commettendo e liberassero Moro. Fino alla fine ho avuto paura che lo liberassero: una mossa che avrebbe fatto fallire il mio piano. Avrebbero vinto loro». Sempre sotto la sua «consulenza» il 18 aprile ’78 sarebbe stato concepito il falso comunicato del Lago della Duchessa, subito attribuito alle Br, in cui si annunciava l’avvenuta esecuzione di Moro: un comunicato, come emergerà in seguito, «redatto da un oscuro personaggio, Tony Chichiarelli, per conto di apparati dello Stato vicini alla Presidenza del Consiglio» precisa Gotor, che rilancia la necessità di una nuova Commissione d’inchiesta bicamerale sul caso Moro. Le domande rimaste senza risposta sono innumerevoli. 

Chi era Sergeji Sokolov, un misterioso studente di storia del Risorgimento giunto a Roma pochi mesi prima della strage di via Fani, e che avrebbe frequentato le lezioni di Aldo Moro alla «Sapienza»? Che ruolo ha giocato Pieczenik a Roma nella primavera del ’78? A che ora è stato ritrovato per la prima volta il corpo del presidente della Dc in via Caetani? È vero che Cossiga sapeva già dalla prima mattina, come rivela l’artificere Vitantonio Raso, accorso per aprire la Renault 4 in cui c’era il corpo di Aldo Moro?