Tre nemici

di Giorgio Raccichini, Partito dei Comunisti Italiani di Porto San Giorgio

Posto-fissoTre nemici si aggirano per l’Italia: l’operaio che ancora gode di tutele, l’impiegato pubblico e l’insegnante. “Wanted”. “Ricercati” da ogni legge che pretende di aggiustare i dissesti economici e i problemi dell’Italia, dei quali, secondo l’attuale governo, i suddetti soggetti “iper-tutelati” sarebbero la causa.

Dappertutto vi è disoccupazione e precariato e c’è chi, nell’anno del Signore 2012, intende ancora arroccarsi tra i bastioni dello Stato sociale delineato dalla Costituzione? Svecchiatevi e siate solidali con chi non è tutelato rinunciando ai vostri diritti!

Dopo la scomparsa dello spauracchio sovietico e la trasformazione genetica del PCI e di gran parte dei partiti comunisti occidentali, non c’è più ragione, per le oligarchie economico-finanziarie e per i loro servi politici, di tenere in piedi uno Stato sociale che rappresentava per loro un compromesso esistenziale.

Hanno progressivamente cancellato la scala mobile; hanno introdotto la giungla dei lavori precari riuscendo a rompere l’unità e la forza del mondo del lavoro; stanno demolendo progressivamente la qualità dell’istruzione pubblica; hanno veicolato mediaticamente l’idea che solo con il profitto e il successo economico, da ottenersi tramite una competizione sfrenata con il proprio simile, si misura la bravura di una persona.

Adesso – ci dicono – è inammissibile che qualche soggetto pretenda di avere ancora dei diritti. Pertanto ricchi banchieri, speculatori, grandi azionisti, amministratori delegati di multinazionali e altri esponenti delle classi ricche cercano di alimentare l’odio sociale contro il lavoratore che, guadagnando poco più di mille euro al mese e godendo di qualche diritto, sarebbe un egoista della peggior specie. Se noi Comunisti vogliamo l’uguaglianza nel benessere, questi ricchi esponenti del capitalismo ci propongono l’uguaglianza nello sfruttamento. E mentre premono sull’acceleratore della lotta di classe, ci inculcano l’idea che questa lotta sia un vetusto retaggio del Novecento, da superare per una nuova “pax” sociale da loro imposta. “Fanno il deserto” dei diritti “e lo chiamano pace”.

È intollerabile – affermano – che un insegnante lavori solo 18 ore e pretenda, per giunta, uno stipendio migliore. Lavori 24 ore alla settimana e non si lamenti di quanto guadagna, tanto il suo ruolo nella società non è poi così importante! Non conta il tempo che utilizza per preparare lezioni, aggiornarsi e migliorare la propria preparazione, in modo da rendere un contributo essenziale alla formazione culturale dei cittadini. Forse, in realtà, l’Italia non ha bisogno di cittadini che agiscano coscientemente nella società e concorrano, come recita la Costituzione, al suo “progresso materiale e spirituale”.

Il Ministro Profumo è riuscito a tirare fuori dalla sua mente tecnica un’unica, misera, idea: il concorso per il reclutamento del personale docente. Così gli insegnanti precari, specializzati attraverso modalità più complesse del semplice concorso, dovranno battagliare tra di loro per raggiungere l’agognato premio del posto fisso; e per mettere un po’ di pepe a questa sfida “gladiatoria”, si pensa addirittura di tagliare i posti di insegnamento, aumentando l’orario di lavoro dei docenti.

Era inaccettabile – si lamentavano i cultori dell’uguaglianza senza diritti – che vi fossero operai tutelati dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, mentre altri non godessero di questo “privilegio”; quindi, dal momento che sono sempre sospinti da un profondo spirito di giustizia, hanno fatto in modo che determinate protezioni legislative fossero tolte a tutti i lavoratori. Nel frattempo, visto che in Italia vi è da sempre un profondo rispetto delle leggi, in primis di quella costituzionale, sono state introdotte delle deroghe ai contratti nazionali affinché fosse privilegiata una contrattazione aziendale in cui il lavoratore è, specialmente oggigiorno, la parte più debole.

Ogni tanto nei mass-media si odono proposte di patrimoniali, di tassazione delle rendite finanziarie, di taglio netto delle spese militari, di contenimento delle spese della politica, di ridistribuzione della ricchezza. Sono ancora i vetero-comunisti che non si rassegnano ai tempi nuovi e hanno la spregiudicatezza di chiedere ai governi voluti dalle banche e dalle multinazionali di colpire prima di tutto chi li sostiene lautamente.

Osservando con quanta foga ci si accanisce contro gli operai, gli insegnanti e il pubblico impiego, viene naturale concludere questo intervento con le parole di Fedro: “Questa favola è scritta per gli uomini che con pretesti gli innocenti opprimono”