Piegarsi non paga

fiat logodi Stefano Barbieri, responsabile lavoro PdCI

La rottura tra FIAT e i “sindacati del SI” -FIM UIM FISMIC e UGL- a fronte della proposta ridicola di 15 euro lordi per il rinnovo contrattuale, dice più di mille parole sulla bontà del nuovo modello contrattuale applicato in FIAT e sulla insensatezza della rottura dell’unità sindacale nei confronti della FIOM, cercata da Marchionne e avallata da sindacati compiacenti.

Il solo scopo era e rimane quello di piegare ulteriormente la capacità di rivendicazione da parte dei lavoratori sia sul versante salariale che su quello occupazionale e far finta di non capirlo è un errore grave che segna il futuro di migliaia di persone.

I lavoratori dovrebbero trovare la forza di respingere l’atteggiamento dell’azienda che ha ormai deciso di non costruire un futuro industriale in questo Paese, aldilà delle vuote parole pronunciate con enfasi dai dirigenti FIAT, e chiedere, con una grande mobilitazione, il ripristino di una discussione vera sul loro destino occupazionale e di garanzia dei diritti.

La FIOM deve tornare al tavolo della discussione e sarebbe bene che il governo spendesse, forte del risultato elettorale, parole serie e concrete, azioni convincenti per chiedere conto ad una azienda che tanto ha avuto dall’Italia e che ora scappa verso altri lidi più generosi anche dal punto di vista fiscale, affossando promesse e speranze in nome della sola logica del profitto e del liberismo più sfrenato.

Caro Presidente Renzi, è forse lesa maestà chiedere a FIAT di presentare un vero piano industriale e il ripristino delle garanzie di libertà e di diritti come prevede la Costituzione Italiana?