Modello tedesco, la realtà dietro la facciata

di Roberto Goldin | da www.rassegna.it

E’ bene dare uno sguardo dietro la facciata. È indubbio che dopo l’introduzione delle riforme si sia verificata un’inversione di tendenza del mercato del lavoro tedesco. Ma oggi la Germania presenta uno dei settori a bassi salari più esteso d’Europa

La recente affermazione del presidente del Consiglio italiano di voler assumere la Germania come modello in materia di politiche del lavoro e dell’occupazione, va accettata per lo meno con il beneficio d’inventario. E non solo per le differenze storiche fra i due paesi o il diverso contesto dell’organizzazione statuale e il dissimile ruolo delle rispettive parti sociali – basti solo pensare alla “codeterminazione” tedesca. Ma soprattutto per le “narrazioni”, riferite soprattutto all’estero, che ne celebrano il successo, riguardanti le riforme del mercato del lavoro tedesco – che anche la Francia vorrebbe copiare – introdotte negli anni tra il 2002 e il 2005 e che rappresentarono una cesura rispetto al passato: le cosiddette riforme Hartz o, dette altrimenti, Agenda 2010. Che indubbiamente produssero in Germania mutamenti di grande portata nell’ordinamento del mercato del lavoro, delle garanzie sociali contro la disoccupazione e nel sistema del collocamento, con la creazione di una nuova Agenzia federale del Lavoro.

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