Gli operai contestano Bonanni e Angeletti

di Francesco Pilla | da il Manifesto del 3 luglio 2012

bonanni angeletti napoliÈ iniziata con un colloquio di mezz’ora con il cardinale Sepe ed è finita con un comizio a piazza Matteotti, dove tra l’altro sono stati contestati i leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. La manifestazione unitaria dei sindacati su «Lavoro, equità e legalità», ha scelto il Sud per il suo corteo e Napoli dove le urgenze sono tante e le emergenze della crisi si fanno ancora più sentire, dalla disoccupazione alle imprese che chiudono l’una dopo l’altra: sono 80mila i posti a rischio in regione, secondo le stime sindacali. Ad aprire il lungo serpentone delle organizzazioni ci sono, oltre lo striscione con le 4 sigle, una bara portata dai lavoratori della linea 6 di Napoli che sono fermi perché la regione non eroga i fondi per il completamento delle opere di ristrutturazione. Dentro c’è Nicola 60 anni, tuta bianca e una croce in petto, non lavora da settimane è dipendente di una delle tante ditte che hanno in subappalto la linea.

A seguire gli operai dell’Irisbus con lo striscione «Non molleremo». Un messaggio lanciato ai vertici del Lingotto nel giorno in cui si viene a sapere che l’Iveco, dopo aver dichiarato la morte dello stabilimento irpino e di quello spagnolo, ha intenzione di chiudere altre 5 fabbriche in Europa. Immancabili le tute blu della Fiom con la maglietta «Pomigliano non si piega» e lo striscione «Ha vinto la democrazia». Il riferimento è alla sentenza di 10 giorni fa con la quale il Tribunale di Roma ha deciso il reintegro dei 145 iscritti al sindacato di Maurizio Landini. Secondo la valutazione dei giudici sarebbero stati discriminati dalla Fiat, visto che nessuno degli oltre 2mila richiamati al Vico fino a questo momento ha la tessera cigiellina. Una decisione che sta mettendo contro le stesse organizzazioni, e proprio da Napoli ieri il segretario Angeletti ha lanciato l’ultima provocazione: «Chiederemo di reintegrare anche tutti i lavoratori della Uilm». «Non è una novità», ha risposto Maurizio Mascoli della segreteria regionale Fiom spiegando che anche Marchionne ha annunciato che farà ricorso, mentre loro presenteranno una denuncia penale.

Ma non è per questo motivo che quelli di Pomigliano hanno abbandonato la manifestazione appena arrivati a Piazza Matteotti. «Lo abbiamo fatto perché non vogliamo restare ad ascoltare i comizi insieme ai fascisti», spiega Mascoli. A partecipare all’iniziativa sono arrivati, infatti, anche il movimento sociale insieme a Pino Rauti.

Comizi che sono stati burrascosi anche per altre ragioni. Quando infatti sul palco è salito il leader della Cisl, dalla Fincantieri di Castellammare si sono levati fischi e urla. Bonanni ha dunque finito nel caos il suo discorso in cui ha accusato Monti di essersi sottratto al confronto, poi si è rivolto anche agli operai che gli gridavano «buffone, buffone» ricordandogli che se «Se su Fincantieri si raggiungerà un risultato sarà merito del sindacato». Pronta la risposta dalla platea: «Ma non merito tuo». Stesso trattamento è toccato anche ad Angeletti. Alcuni lavoratori Irisbus e Firema, hanno gridato mentre parlava: «Venduti, venduti». Assente invece Susanna Camusso per impegni improrogabili. Al suo posto è intervenuto il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere che ha avvertito chi crede di isolare il Mezzogiorno per far ripartire il Paese: «Non ha capito nulla come la straordinaria partecipazione a questa grande manifestazione dimostra».

«Ma quale contestazione? – ha invece commentato a freddo Bonanni il trattamento riservatogli – Il solito sparuto gruppo di provocatori politicizzati che nulla hanno a che vedere con i lavoratori ed il sindacato». Ma chiudere gli occhi per non vedere non serve, visto che i nervi sulle politiche sindacali restano scoperti anche in regione, dove spesso Cisl e Uil hanno firmato accordi indigesti per gli iscritti. Polemiche a parte, il lungo corteo si è fatto sentire nel centro di Napoli, per gli organizzatori sono stati almeno 30mila, che hanno ricordato al paese che il Sud deve essere in agenda del governo. Tanti gli slogan scanditi da elettrici, chimici, pensionati, dipendenti pubblici, pompieri ma il più gettonato è stato sicuramente «Sciopero, sciopero generale», una frase netta e semplice ripetuta come un mantra. Molti i manifesti dedicati anche a lady Elsa accusata di aver distrutto lo statuto dei diritti, come quelli listati a lutto con su scritto: «Causa riforma Fornero tragicamente si è spenta la cara esistenza del lavoratore».