… E non finisce qui !!!

di Antonio Maiorano | da www.lacgilchevogliamo.it

la cgil che vogliamo logoSi, non è stata una passeggiata, il referendum lavoro non ha avuto vita facile e lo spazio mediatico concesso dalla stampa e dalla televisione pubblica è stato pressoché nullo. Le pochissime informazioni apparse sono state fugaci e molto superficiali, eppure eravamo in presenza di un referendum ed i mezzi pubblici di informazione dovevano rispettare l’obbligo della diffusione dei quesiti. E’ stata disattesa la benché minima aspettativa e non è stato applicato quanto previsto dalla costituzione. Neanche il sit-in di protesta sotto la sede Rai di Piazza Mazzini è riuscito a modificare la situazione. Milioni di persone non hanno avuto il diritto di sapere .

L’abrogazione dell’art. 8, varato dal Ministro Sacconi e la cancellazione dell’obbrobrio legislativo, voluto dal Governo Monti, di demolizione dell’art. 18, ovvero, l’inserimento della clausola dell’illegittimità del licenziamento ai soli casi in cui risultassero «manifestatamente insussistenti» le ragioni dell’azienda, un capovolgimento dell’esistente con l’onere della prova della discriminazione a carico dei lavoratori. Il ministro Fornero in un solo colpo ha annullato le conquiste storiche del mondo del lavoro mettendo in cantina l’art. 18 strumento deterrente contro i licenziamenti e lasciando uno squilibrio sociale enorme: il lavoratore si trova enormemente indebolito nei confronto del potere aziendale.


Il referendum si sa non piaceva ai potenti, ma anche alcune forze politiche e sociali sono state contrarie. Non ci hanno concesso nulla, ma proprio nulla, le televisioni, i giornali e tutti i tromboni nazionali, si sono guardati bene a farsi coinvolgere ed a riconoscere il minimo spazio alle tematiche referendarie. Eppure nelle tante riunione ed assemblee sui posti di lavoro era forte il sentimento a voler cambiare questa situazione e tantissimi lavoratori con dignità non si capacitavano ad accettare l’idea di dover continuare ad essere schiacciati sotto il tacco del padronato italiano.

Ma nonostante tutto questo, il 9 gennaio abbiamo scaricato negli scantinati della cassazione centinaia di migliaia di firme, abbiamo depositato 168 scatoloni. Gli ultimi giorni sono stati frenetici, ai comitati si è lavorato sodo.

La Cgil Che Vogliamo è andata ben oltre gli obiettivi dichiarati. Abbiamo raccolto oltre 31.000 firme e di queste oltre 28.000 sono quelle certificate. Un successo voluto dalle compagne e dai compagni dell’area programmatica che corona l’impegno diffuso senza riserva su tutto il territorio nazionale.

Ma……, la vicenda non è conclusa, adesso è necessario lottare per non vanificare il nostro lavoro, vorrebbero considerare il referendum nullo a causa dello scioglimento anticipato della legislatura. Dobbiamo dare battaglia nella società e continuare il lavoro svolto in questo periodo e soprattutto continuare a lottare per ripristinare le regole sui contratti e per difenderci dai licenziamenti ingiusti.