Ancona: nasce il Comitato per il referendum contro il fiscal compact ( “stop all’austerità”)

da www.comunisti-italiani.it

Ancona, lunedì 28 aprile, ore 11.00, presso la sala dell’ANPI: conferenza stampa per la costituzione del Comitato provinciale di Ancona a sostegno dei 4 referendum contro il fiscal compact. Di fronte alla stampa locale e alle tv private presenti (il TG3 Marche manderà in onda un servizio alle ore 14.00) il tavolo della presidenza è composto da Tamara Ferretti, del PD Marche; Fosco Giannini, segretario regionale PdCI Marche; Edoardo Mentrasti, coordinatore regionale SEL e Claudio Di Pietro, dirigente della CGIL. Prende per prima la parola Tamara Ferretti, del PD Marche : “ Noi dobbiamo assolutamente cambiare i meccanismi del fiscal compact e contenere l’attacco sociale che è intrinseco in essi. E’ per questo che sosteniamo i 4 referendum e metteremo a disposizione di questa iniziativa tutta la nostra forza. I problemi sociali sono grandi, dalla disoccupazione alla precarizzazione di massa. Con il referendum iniziamo ad affrontarli”. E’ poi la volta di Fosco Giannini : “ Il PdCI nazionale ha aderito a questo referendum e il PdCI delle Marche offre tutto il suo convinto contributo alla raccolta delle firme, a livello provinciale e a livello regionale. I comunisti sono europeisti, non appartengono alla schiera populista e di destra contraria all’Europa unita per principio, per ragioni nazionaliste.

Ma i comunisti sono per una Europa democratica e dei popoli, che nulla ha a che vedere con questa Unione europea antidemocratica, antioperaia e liberista. Il fiscal compact non è un pezzo isolato del progetto antipopolare insito nell’Ue delle banche e del capitale. Alcuni architravi del processo di costruzione di questa Ue vanno ricordati, altrimenti non si capisce il contesto nel quale anche il fiscal compact nasce. Il primo novembre del 1993 entra in vigore il Trattato di Maastricht, un vero e proprio manifesto del liberismo europeo, da cui tutto il dramma sociale dei popoli dell’Ue trae inizio. Nel 1997 viene firmato il Patto di Stabilità e Crescita e attraverso questo Patto l’Ue ( e cioè la Banca Centrale europea) prende la guida delle politiche economiche e finanziarie di tutti i 27 paesi dell’Ue, imponendo brutali scelte liberiste a tutti i paesi. Alla fine degli anni ’90 passa la “regola aurea” della “ Stabilità dei prezzi” dettata dalla BCE, dal FMI e dal Consiglio europeo: per determinare la stabilità dei prezzi si assumono tre cardini economici che nulla hanno a che vedere con la vita reale de popoli e dei lavoratori: Il PIL, il prezzo del petrolio e la quantità di moneta circolante, ed è un altro pezzo di Ue antisociale che si struttura. Il 2 marzo del 2012 viene firmato il Trattato sulla Stabilità, sul Coordinamento e sulla “governante”, Trattato che prenderà il nome di Fiscal Compact. Con questo Trattato si abbatte un’altra colonna delle democrazie dei paesi dell’Ue: con esso, infatti, diventa obbligatorio, per ogni paese dell’Ue, il rientro dal debito pubblico attraverso politiche durissime, volte al contenimento dei salari e degli stipendi e volte alla distruzione dello stato sociale”. “ Il fiscal compact entra addirittura, snaturandola, nella Costituzione repubblicana ed è tutto questo che dobbiamo cambiare – ha affermato Giannini – e questi 4 referendum possono aiutarci a farlo. Aggiungo che mentre aderiamo in modo unitario al referendum non dimentichiamo certo le responsabilità politiche delle forze che oggi sono al governo”. E’ poi intervenuto Edoardo Mentrasti, coordinatore regionale SEL Marche : “ Noi aderiamo a questo referendum e siamo già impegnati alla raccolta delle firme. Tuttavia vogliamo rimarcare la nostra autonomia politica, all’interno di quest’azione unitaria. Il problema è che il fiscal compact è all’interno di politiche liberiste generali che vanno cambiate e che hanno avuto, anche in Italia, chiare responsabilità politiche, soggetti politici che le hanno assunte supinamente. Noi staremo all’interno di questa azione unitaria non rinunciando, però, a denunciare chiaramente le linee politiche, anche quelle governative, che hanno introdotto il liberismo dell’Ue e, dunque, anche il fiscal compact”. Il quarto intervento è quello di Claudio Di Pietro, della CGIL Marche: “ Come si è visto dagli interventi che mi hanno preceduto i soggetti che sostengono questo referendum non hanno le stesse idee sull’Ue e sulle politiche economiche che ne conseguono. Tuttavia ciò che va messo in luce è l’intento unitario che si sintetizza attorno all’impegno per questo referendum. Dobbiamo, dunque, concentrarci s questo, sul fatto che dobbiamo raccogliere 500 mila firme entro il 23 settembre e 1.500 firme nelle Marche. Già nei prossimi giorni, con questo spirito, inizieremo a raccoglie le firme ad Ancona, in Piazza Roma”.

a cura della redazione de “ L’Aurora”, giornale on line PdCI Marche