Semplificazioni fuorvianti

pubblichiamo come contributo alla discussione

di Pierluigi Fagan

da https://www.facebook.com

Ecco due tabelle che girano su fb. La prima è OCSE/OECD comparativa del livello salari medi 1990-2020 Paesi OCESE/UE. Come si vede, l’Italia brilla in negativo. In positivo brillano ovviamente gli ex Patto di Varsavia che partivano da livelli molto bassi, ma anche la Francia, realizza almeno un +30%.

La seconda è sempre OCSE/OECD, con le percentuali di popolazione con reddito annuale la metà del livello statistico medio, la c.d. “povertà relativa”. Anche qui brilliamo al pari dei Paesi anglosassoni, sopra la media, sei punti percentuali peggio della Francia. Naturalmente i Paesi scandinavi risultano di nuovo i più equilibrati. Del resto, appaiando queste due tabelle con quella dell’indice di diseguaglianza comparata sempre OCSE o UE, si conferma che l’Italia è un Paese in cui la ricchezza va a pochi determinando molta fascia bassa. Del resto, il nostro sistema fiscale è noto per avere più buchi di un groviera.

Ora, nel nostro dibattito pubblico, specie sui social che semplificano per formato, tutto ciò ricadrebbe nella categoria economica “neo-liberismo”. Ma in tutti i Paesi OCSE/OECD, nonché in quelli UE, vige questo consenso teorico sui modi economici. Com’è allora che siamo tutti neoliberisti ma alcuni hanno diseguaglianze più severe di altri?

Nel mondo delle piccole cose, questa settimana, ho colto due notizie. La prima è il contributo a fondo perduto varato dal governo spagnolo per i giovani che voglio lasciare il nido famigliare ed andare ad affittarsi un buco per conto loro. Solo 350 euro, ma insomma è pur qualcosa. L’altro è l’accordo di governo tra SPD-Verdi ed addirittura liberal-democratici in Germania. Qui si impegnano a costruire almeno 400.000 nuovi alloggi di cui 100.000 finanziati interamente pubblico. Il giorno delle ultime elezioni, si è tenuto a Berlino un referendum, vinto, che proponeva l’esproprio di case alle multinazionali immobiliari che stanno drogando il mercato con le loro speculazioni, ma soprattutto rendono la vita impossibile a molti berlinesi non abbienti. Nel contratto di governo, c’è anche il portare il salario minimo a 12 euro. Noi siamo uno dei sei Paesi (se non ricordo male) che il salario minimo in Europa non ce l’ha. Tre di questi però sono scandinavi dove la dignità salariale e generoso welfare fanno quello che altrimenti bisogna normare per legge.

C’era nella prima bozza di PNRR, poi qualche forza politica (indovinate chi? Magari le stesse che hanno imposto il non rifinanziamento del reddito di cittadinanza? Gli stessi della flat tax?) ha minacciato di non votarlo se non veniva tolto. In effetti, chi ha piccola e media impresa nel proprio elettorato si sarà battuto a difesa dei diritti imprenditoriali. Magari li stessi che un giorno sono contro l’euro ed il giorno dopo sì, così per l’Europa, così per i green pass e molto altro inclusi i “cedimenti esistenziali” ed il celodurismo attivo ma anche passivo. Una sorta di Democrazia cristiana 2.0 in cui vale tutto ed il suo contrario sebbene solo a chiacchere. Nei fatti, valgono i diritti di chi comanda l’economia, la società ed in definitiva il Paese stesso, salvo qualche decreto di polizia o anti-migranti vera piaga sociale del XXI secolo.

Ora, benissimo la critica al neo-liberismo, all’euro, all’UE, alla sorte bizzarra e cattiva etc. Benissimo anche la difesa del diritto di minoranza contro la dittatura della maggioranza, antico refrain cui si fonda la teoria della democrazia liberale moderna. Va bene anche la critica corrosiva al centro-sinistra che non è di sinistra sebbene, mi pare che stante le definizioni non ci sia da sorprendersi poi più di tanto. E va bene anche la critica alla CGIL sebbene vada ricordato che un sindacato non è un partito politico, ha per mandato la difesa del posto di lavoro e di salario, ma può farlo nell’ambito del consenso medio dominante una certa società. Senza intellettuali vigili e partiti che facciano sponda in parlamento, non sta certo al sindacato sovvertire i dogmi neoliberali, non è neanche quello che gli chiedono gli associati che pagano per mantenere in vita l’associazione.

Allora? Allora, noi tutti qui partecipiamo del venirsi a formare di consensi critici attraverso post, memi, like, commenti. Forse qualche parola in più verso la politica e qualche parola in meno verso strampalate teorie che accusando tutti mandando tutti assolti, magari quelli di Davos, i rettiliani e qualche altro cospiratore del male che ha tutte le colpe indicati dai nuovi “maitre a penser” che vanno da Viganò a Freccero, aiuterebbe.

Non c’è più destra, né sinistra? Mah, sinistra sicuramente non ce n’è. Di destre, invece, mi sa che siamo al completo. Bobbio segnava questo discrimine a suo tempo nel già confuso dibattito anni ‘90 su queste due categorie che con “furia del dileguare” vedo che molti ne partecipano al confondimento con gioia e letizia. La sinistra lotterebbe per maggiore uguaglianza tendenziale, la destra no, l’accetterebbe come dato di natura. Visti i dati, mi sa che -appunto- di destre negli ultimi venti anni ne abbiamo avuto che ora basta.