Riflessioni a freddo sul referendum bolognese

di Sara Milazzo | da www.comunisti-italiani.it

bambino lavagna abcLa scuola pubblica a Bologna è stata, per lungo tempo, un’ eccellenza a livello Europeo, poi, una riforma dopo l’altra, è stata consumata. Per ultima la scure della Gelmini che qui ha colpito più duramente che in altri luoghi. Perché, di fatto, non c’erano sprechi da tagliare: in Emilia il sistema era già al massimo delle sue possibilità. Lo scorso Autunno, durante una riunione dell’assemblea delle scuole, un’operatrice raccontava di come il suo istituto potesse aprire e chiudere solo grazie ad un gruppo di anziani volontari, e di come non si riuscisse a mantenere un livello di pulizia accettabile a causa del personale insufficiente. Ultima pennellata di questo quadro a tinte fosche i 423 bambini rimasti in lista d’attesa per un posto nelle scuole pubbliche che le istituzioni avrebbero il dovere costituzionale di garantire. 


Di fronte a questo la giunta di Bologna rinnova, senza tagli, il finanziamento alle scuole private paritarie. Scuole che non accettano tutti, ad esempio solo 5 disabili su circa 150 le frequentano, e che, in una città a forte presenza di cittadini stranieri di differenti etnie e religioni, sono quasi tutte confessionali Cattoliche. Il Nuovo Comitato Articolo 33 e la sua battaglia erano quindi un approdo naturale per i compagni di Bologna. Il depauperamento, lo smantellamento della scuola italiana sono punti cardine di un progetto di privatizzazione di tutti gli ambiti importanti di vita dei cittadini Italiani, ma anche di un progetto di impoverimento culturale del nostro paese ed è questo progetto che noi, da Comunisti, ci prefiggiamo di combattere. La vittoria della A di scuolA pubblicA è, di certo, la più importante vittoria politica degli ultimi anni, e forse, a rifletterci bene è anche l’unica. 

Ci sarebbero molti aspetti da analizzare oggi, a quasi un mese di distanza, dal comportamento del sindaco e dell’intera macchina comunale che ha cercato di intralciare con ogni mezzo lo svolgimento del referendum, alle dichiarazioni che di fatto chiariscono la volontà di non rispettarne l’esito, fino alle azioni concrete per aggirarlo (la proposta di spostare tutto il comparto di scuola dell’infanzia all’Asp è questo, in fondo). Questo Referendum è stato, infatti, l’unico vero grimaldello capace di aprire quelle contraddizioni all’interno del PD di cui ci riempiamo la bocca dalla sua nascita, e l’ha fatto nella loro cittadella fortificata. A questo punto la vera domanda è: come è stato possibile? 

Essenzialmente grazie a due fattori fondamentali: la struttura del comitato e la chiarezza dell’obiettivo politico da raggiungere. Il Comitato Art.33, infatti, è un insieme molto eterogeneo ma con cultura politica e valori condivisi. Al suo interno ci sono sì quegli esponenti della, oggi tanto di moda, società civile come genitori ed insegnanti, ma ci sono anche tante realtà associative politiche ( Scuola e Costituzione, ad esempio), ma soprattutto sindacali (FIOM, parte dell’ FLC, Sindacati di Base) e di partito, come il PDCI. Sono state senza dubbio le competenze e l’esperienza degli esponenti di queste “formazioni sociali” ad aiutare il comitato a sopravvivere sotto il fuoco nemico delle scorrettezze che la giunta metteva in campo, dallo schieramento con la B agli articoli al limite del diffamatorio. Con questo non voglio togliere nulla alla caparbietà e all’impegno di tutti i cittadini che ci hanno messo la faccia ma credo che sarebbe stato tutto più difficile senza le persone che venivano da queste esperienze. 

L’altro aspetto interessantissimo è emerso subito ad una prima analisi del voto, ed è stato confermato da un piccolo studio svolto dal comitato in questi giorni: non solo più il quartiere è popolare, ma più il reddito è basso, più si alza la percentuale di chi ha votato A. In altre parole il Comitato è riuscito a parlare a quella che noi consideriamo la nostra classe di riferimento. E’ riuscito a stabilire una connessione ed a superare quella barriera di sfiducia e diffidenza che separa il cittadino dalle istituzioni, specie se quel cittadino fatica ad arrivare a fine mese, è riuscito a far comprendere che questa era si una battaglia di principio sulla laicità e sul bene pubblico, ma che in gioco c’è il futuro dei bambini e quindi quello del Paese. 

Queste due considerazioni dovrebbero essere un monito preciso ai comunisti in Italia: alleandosi e facendo fronte comune ed avendo un agenda politica chiara e coerente, si riesce a vincere anche battaglie apparentemente impossibili e certamente impari. 

Anche un Davide laico può battere Golia.

Sara Milazzo