Formazione, quella sconosciuta

offerte20lavoroda www.sbilanciamoci.info

La perdita di competenze nel lavoro è strettamente correlata al basso numero delle imprese che fanno sistematicamente formazione. L’Italia ha rispetto alla maggioranza degli altri Paesi dell’Ocse una percentuale di lavori ad alta e media qualificazione nettamente inferiore. E la crisi ha aggravato questo problema

Per scrivere ancora una volta sulla formazione permanente devo vincere un senso di rassegnazione e di impotenza che deriva da anni di predicazione inutile, dalla partecipazione a centinaia di riunioni e di convegni che si concludevano con una straordinaria unità nell’individuarla come l’anima delle politiche attive del lavoro, a cui non corrispondevano azioni conseguenti. E persino norme di legge, come quella della recentissima legge Fornero, rimaste inattuate.

Elsa Fornero inserì col concorso del Ministro Profumo, allora al Miur, due commi importanti nella legge che porta il suo nome. Non si arrivava fino ad affermare il diritto alla formazione come diritto della persona, ma si facevano decisi passi avanti nel considerare in una prospettiva unitaria la crescita culturale, civile, sociale e occupazionale che la formazione permanente deve proporsi, rompendo finalmente la separatezza della formazione continua professionalizzante dall’educazione degli adulti a fini culturali. 

CONTINUA A LEGGERE