Siamo diventati una repubblica presidenziale senza saperlo?

di Fausto Sorini

napolitano serioNAPOLITANO PRENDE IL CONTROLLO DELLA SITUAZIONE

Il presidente Napolitano ha compiuto oggi una serie di scelte di enorme e inquietante rilevanza politica, quasi ci trovassimo ormai in una repubblica presidenziale in cui viene svuotato il ruolo del Parlamento:

-ha affondato il tentativo di Bersani (espressione dell’ala socialdemocratica del PD, sostenuta da SEL e dalla CGIL) di verificare in parlamento la possibilità di un governo di centro-sinistra fondato sulla non belligeranza di una parte almeno dei grillini (e se ciò si fosse rilevato impossibile – alla prova dei fatti – di andare a nuove elezioni con un governo dimissionario a guida Bersani, e non a guida Monti);


-con questa scelta Napolitano ha di fatto assecondato la volontà convergente dei poteri forti (Usa, Ue, Nato, Confindustria, Vaticano) e di Berlusconi, Monti, Grillo-Casaleggio (e dell’ala liberale, più moderata e filo-Renzi del PD) che condiderano la linea Bersani-Vendola troppo “a sinistra” rispetto ad una linea di drastica normalizzazione del sistema attraverso un “governissimo” di unità nazionale, che lasci poi a Grillo il monopolio di una protesta urlata, ma inconcludente e inoffensiva per il sistema capitalistico e per la collocazione internazionale saldamente euro-atlantica dell’Italia;

-Napolitano affida a due commissioni ristrette, che è lui a nominare, il compito di elaborare il programma immediato su cui affrontare la crisi. E si riserva successivamente di affidarne la gestione ad un “governo del presidente”, costruito in conformità alle esigenze dei poteri forti (come è stato per il governo Monti, che non a caso viene lasciato in carica);

-Napolitano altresì dichiara esplicitamente che resterà in carica ancora un mese e mezzo, fino all’ultimo giorno del suo mandato, con l’evidente volontà di rimanere perno politico-istituzionale della direzione politica del Paese, come se ci trovassimo ormai, di fatto, in una repubblica presidenziale.

C’è ampia materia su cui riflettere e su cui elaborare una controffensiva democratica e di sinistra, che coinvolga, a diversi livelli, tutte le forze progressive del paese.

Ciò a partire dai sindacati e segnatamente dalla Cgil, le cui istanze di una politica economica di sostegno al lavoro, alla giustizia sociale, ad una crescita programmata dello sviluppo guidata dai poteri pubblici, alternativa a quella di Monti e dei poteri forti, vengono messe all’angolo.

Senza una vasta e forte mobilitazione del movimento dei lavoratori, non è possibile mettere in campo una forza capace di incidere sulla situazione.