Note sulla costituente di un nuovo soggetto politico

sinistra1di Giorgio Langella, direzione nazionale PCdI
da www.comunisti-italiani.it

A mio avviso dobbiamo prestare attenzione a quello che sta succedendo e non perché questo “nuovo soggetto” (che, per comodità, chiamerò “sinistra italiana” dal nome del nuovo gruppo parlamentare formato da SEL e fuoriusciti dal PD e presentato a Roma il 7 novembre) porti effettivamente qualche novità o si ponga come realmente alternativo al sistema ma perché nasce come un elemento di “distrazione” e di “disturbo” (fastidioso o peggio) rispetto a quello che credo sia necessario costruire: un partito comunista italiano.

Il documento (sottoscritto da Act!, Altra europa con Tsipras, Futuro a Sinistra, Partito della Rifondazione Comunista, Possibile, Sinistra Ecologia Libertà) ripete altri documenti e tentativi di riunire la sinistra italiana. Tentativi sempre avvenuti a ridosso di elezioni con il palese obiettivo di “ritornare nelle istituzioni” a qualsiasi costo. Anche questa volta si può leggere, nel documento presentato, un afflato elettoralistico che ripete difetti ed errori del passato. Molte delle cose scritte sono condivisibili principalmente perché ovvie enunciazioni generiche e possono affascinare soprattutto chi si sente genericamente di sinistra ma non vuole modificare radicalmente, nella sostanza e nella struttura, il sistema nel quale siamo costretti a vivere.

Si prospetta, più che altro, una forza principalmente di denuncia delle aberrazioni neoliberiste che non assume, però, come fondamentale l’obiettivo di scardinare il sistema e progettare un modello di sviluppo antitetico all’attuale. Una forza che si propone sostanzialmente di occupare il ruolo di “grillo parlante” del sistema essendo una specie di compensazione democratica alla deriva autoritaria del governo. Ma basta essere la “coscienza pulita” di un modello corrotto? Forse non è un caso che non ci siano neppure accenni sulla questione morale che è uno dei cancri della società italiana (e non solo) e che, per noi comunisti, deve essere un cardine fondamentale della politica. (Probabilmente, per qualcuno dei firmatari, risulta difficile affrontare questo tema visti i coinvolgimenti in questioni poco o per nulla chiare – si pensi all’ILLVA)

Nell’appello di “sinistra italiana” è giusta la critica al PD ma profondamente errata, sempre a mio avviso, l’individuazione di un’organizzazione “liquida”, assembleare, che predilige quel tipo di partecipazione definita “diretta e on-line” che, e lo abbiamo verificato più volte, risulta del tutto inadeguata per creare un’organizzazione che non si limiti al movimentismo e a inseguire l’obiettivo di ottenere qualche diritto (più o meno civile) in più ma non quello di cambiare la società. Non si intravedono neppure come enunciazione ideale, quegli elementi di socialismo che potrebbero costituire qualche mattone nella costruzione di una società diversa dall’attuale.

La realizzazione di una società nuova è la prospettiva che, invece, vogliamo avere nel nostro progetto di ricostruzione del Partito Comunista.

La proposta, embrionale ma molto confusa, dei firmatari del documento mi sembra non punti neppure alla costituzione di una forza socialdemocratica ma di qualcosa di genericamente “radical”. La nostra attenzione verso quanto sta nascendo a sinistra del PD deve esistere ma deve essere necessariamente critica proprio sul progetto e sulle prospettive. Perché non può bastare una doverosa ma generica critica al PD renziano, fatta soprattutto da soggetti e personaggi che fino a ieri erano interni o alleati a quel partito e ne appoggiavano di fatto la politica, per cambiare il nostro obiettivo. Non lo credo e, per quanto mi riguarda, non lo voglio. Proprio in questa fase dobbiamo essere chiari nel distinguere le differenze che esistono tra la costruzione di un’organizzazione Comunista e la questione delle alleanze. Ritengo che un Partito Comunista sia necessario in Italia e nel mondo proprio per un ruolo che non sia limitato alla sola critica dell’esistente ma progetti il raggiungimento dell’abbattimento dello stato di cose attuale. Un progetto di prospettiva che, necessariamente, dovrà prevedere alleanze con altre forze (e da qui la doverosa attenzione alla nascitura “sinistra italiana”, anche se sono prevedibili, interne a quella proposta, conflittualità dovute alla ricerca di posti istituzionali o meno che permettano maggiore visibilità), ma che non può prescindere dal mantenere autonomia e indipendenza dei comunisti riuniti in un Partito degno di questo nome.

Verso la costruzione del Partito Comunista ci stiamo muovendo (certamente con qualche difficoltà oggettiva e meno velocemente di quanto sarebbe auspicabile) con iniziative a livello nazionale, approfondimenti e documenti importanti che evidenziano una modalità diversa da quella perseguita da “sinistra italiana”. Vogliamo far nostro e applicare il metodo più scientifico della conoscenza, dell’analisi, dell’interpretazione della realtà per costruire un progetto politico comunista di cambiamento radicale del modello di sviluppo. In questo senso, e con estrema fatica (dovuta al fatto che non siamo più abituati a questo tipo di approccio dei problemi), stiamo elaborando alcune tematiche ritenute fondamentali. La questione dell’Europa e dell’euro è una di queste, come lo è la questione internazionale. Le nostre posizioni sulla Nato sono chiare e inequivocabili da tempo, quelle su UE e euro lo stanno diventando e l’assemblea di Roma del 31 ottobre ha chiarito molti aspetti (la relazione introduttiva del compagno Giacché può essere presa come fondamento delle tesi politiche del nuovo Partito Comunista). Altrettanto fondamentali sono gli approfondimenti sui temi del lavoro (dalla questione salariale, a quella sindacale, a quella della sicurezza nel lavoro e del lavoro) che si stanno elaborando. Su questo sarà bene anche ribadire alcuni concetti oggi dimenticati come coscienza di classe e proprietà dei mezzi di produzione. Concetti che non vengono neppure sfiorati nel documento/appello di “sinistra italiana”. Anche su questo non si può limitare la “questione lavoro” (essenzialmente politica) al solo intervento sindacale, ma si deve sviluppare una critica profonda al sistema capitalista (si badi bene, al capitalismo e non a un generico “neoliberismo” buttato là senza spiegare bene cosa sia o come lo si intenda) e un progetto dove la proprietà sociale e collettiva dei mezzi di produzione ridiventi effettivamente e nei fatti la centralità del progetto comunista.

Tutta la Politica, la piena attuazione della Costituzione del 1948, la difesa e lo sviluppo dello Stato Sociale, dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente devono inquadrarsi in quel progetto più vasto di superamento e abbattimento del capitalismo conseguenza di quella società nuova che noi comunisti vogliamo costruire. Dobbiamo evitare alchimie politiciste che privilegino l’obiettivo elettorale e la presenza istituzionale al nostro progetto e alla nostra prospettiva politica. Dobbiamo mantenere e rendere inattaccabile l’autonomia e l’indipendenza politiche e organizzative dei comunisti. Si ricerchino e si facciano alleanze su obiettivi di lotta chiari (la difesa della Costituzione è uno di questi e va certamente costruito un fronte ampio con chiunque voglia partecipare, anche chi non è di sinistra o si professa tale), ma non si rinunci alla nostra peculiarità, alla nostra storia, ai nostri simboli, alla nostra diversità di comunisti italiani.