I comunisti d’Italia e il bilancio negativo della presidenza Napolitano

pcdiLa notizia delle dimissioni di Giorgio Napolitano da Presidente della Repubblica non sorprende poichè già largamente preannunciate. Si chiude una presidenza tormentata che è stata caratterizzata, specie nella sua seconda metà, da un eccesso nell’esercizio delle funzioni costituzionalmente assegnate al Presidente della Repubblica. Dalla nomina di Mario Monti a premier in avanti, la presidenza di Napolitano, più che porsi nel solco della custodia della Costituzione e dei suoi valori, ha contribuito in maniera non secondaria ad uno snaturamento della funzione presidenziale stessa, spianando la strada a riforme costituzionali distruttive ed antidemocratiche. Il lavoro politico dei comunisti è volto alla difesa della Costituzione repubblicana ed alla sua attuazione.

Cesare Procaccini, segretario naz.le Partito Comunista d’Italia

RISPETTO ALL’ELEZIONE DEL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, IL NOSTRO APPROCCIO REALISTICO E CONCRETO, NON PROPAGANDISTICO E MERAMENTE TESTIMONIALE, CI INDUCE A RITENERE COME LA MENO ARRETRATA L’ELEZIONE DI UNA FIGURA IL PIU’ POSSIBILE RISPETTOSA DELLA NOSTRA COSTITUZIONE, IN PARTICOLARE DEL SUO ARTICOLO 11. UNA PERSONALITA’ OSTILE ALLA GUERRA E AL TRASCINAMENTO DELL’ITALIA NEL SISTEMA DI GUERRA 

“Siamo fortemente preoccupati per le sorti della pace mondiale, che vediamo oggi seriamente minacciata da una escalation di guerra economica e militare imperialista che, anche nella più recente crisi Ucraina, rivela un crescendo di ostilità nei confronti della Russia, della Cina, di tutte le forze che nel mondo fanno da contrappeso alla potenza Usa e atlantica. Siamo anche preoccupati (a volte scandalizzati) per l’indifferenza o l’opportunismo con cui anche forze che si vorrebbero democratiche o di sinistra si sottraggono ad una precisa analisi e assunzione di responsabilità in materia di pace e guerra. Invitiamo tutte le compagne e i compagni, tutte le forze progressiste e coerentemente contrarie a tale pericolosa escalation, a dare il loro contributo di informazione e orientamento lucido e responsabile sulle cause primarie dell’attuale tensione nel quadro internazionale. L’Italia, membro attivo della NATO, non è certo estranea a questo teatro inquietante di escalation militare. I governi italiani che si sono succeduti in questi anni hanno pesantemente contribuito e avallato tale escalation: Iraq, Yugoslavia, Afghanistan, Libia, Siria, Ucraina… E’ necessario operare affinchè tutte le forze amanti della pace e contrarie a tale politica di aggressione, comunque collocate, diano il loro contributo per fermare questa marcia verso un conflitto globale, prima che sia troppo tardi. La stessa elezione del nuovo Presidente della Repubblica può e deve essere innanzitutto l’occasione per favorire l’ascesa al Colle di una figura che – diversamente dal ruolo deteriore svolto da Giorgio Napolitano – possa dare un contributo almeno in parte favorevole ad una collocazione internazionale dell’Italia meno subalterna al sistema di guerra e di aggressione militare, più disponibile ad una linea di cooperazione internazionale multipolare. In coerenza coi valori e coi principi della nostra Costituzione”.

(dal comunicato del PCdI dopo i fatti di Parigi)