Diliberto all’assemblea della Fiom 9 Giugno

oliviero diliberto

di Gianni Montesano | da www.comunisti-italiani.it

“La situazione che abbiamo davanti, come ormai tutti hanno affermato, è difficilissima. Occorre andare al merito delle questioni. Condivido in pieno i punti programmatici avanzati da Landini nella sua relazione, sono tutte questioni di grande importanza. Allora il tema è quello di costruire una rappresentanza politica che li faccia avanzare.” Il segretario del Pdci Oliviero Diliberto inizia così il suo intervento all’assemblea della Fiom. Per Diliberto il punto centrale che emerge dall’incontro di oggi, ma che ormai da tempo è all’ordine del giorno, è il problema della rappresentanza politica del lavoro salariato. 

Diliberto si sofferma sulla situazione europea ormai di fronte a un bivio. Il segretario del Pdci ricorda la recenti affermazioni di Mario Draghi per il quale fra poco l’Europa non avrà più uno stato sociale. E questo vuol dire, simmetricamente, mettere in discussione la democrazia rappresentativa. “nella vecchia Europa è già accaduto che la borghesia abbia barattato la democrazia per i suoi interessi di classe e non è detto che non lo faccia di nuovo.” 

Diliberto svolge una riflessione sulla sequenza di governi tecnici in Italia secondo la quale ogni esecutivo “tecnico” ha sempre prodotto pesanti demolizioni dei diritti del lavoro riuscendo lì dove nemmeno i governi di destra non sono riusciti. Diliberto ricorda la cancellazione della scala mobile operata da Ciampi, le pensioni attaccate da Dini e, oggi, la manomissione dell’art. 18. “E’ sempre accaduto che governi cosiddetti tecnici abbiano fatto scelte pesanti che in altre situazioni politiche non son state consentite con la mobilitazione dei sindacati e delle opposizioni.” 

Per Diliberto non si può più rinviare la riaggregazione di tutti gli spezzoni della sinistra insieme a quanti operano nella società e nei movimenti. “L’Idea che siamo belli e buoni così come siamo non funziona, non siamo autosufficienti. E’ giunto il momento di avviare questo processo di riaggregazione, una ricomposizione della sinistra, aperta, proprio per costruire quell’altro ‘punto di vista’ di cui parlava Landini 

“Sono d’accordo con le cose che ha detto Vendola – afferma – quando parla di una sinistra aperta e della necessità di abbattere le barriere fra progressisti e radicali (termine quest’ultimo che non mi è mai appartenuto), ma occorre anche capire per quale motivo la rabbia, la frustrazione, la paura che esiste nella società non si trasforma in un movimento di lotta”. 

Il segretario del Pdci torna poi al cuore politico della discussione, ossia a come far sì che le proposte di programma avanzate dalla Fiom, ampiamente condivise, possano diventare realizzabili e non mere declamazioni e invita a ragionare sulla necessità di costruire un programma di governo, a partire da tutte le forze che si riconoscono nella piattaforma avanzata da Landini. La proposta politica è chiarissima: “cominciamo a discutere insieme tutti noi che siamo d’accordo sulle cose da fare, in questo modo avremo più forza contrattuale per discutere con gli altri, perchè dopo le proposte servono le alleanze. Occorre confrontarsi con gli altri perché dobbiamo fare un politica che renda realizzabili le proposte di merito di cui abbiamo parlato oggi. E la discussione deve avvenire senza steccati ideologici, altrimenti saremmo noi ad alzare delle barriere verso noi stessi prima che verso altri” 

“E’ ovvio – conclude Diliberto – che la necessità di discutere su un possibile patto di governo deve essere accompagnata da un profilo di lotta e di mobilitazione, e quindi partiamo con la campagna per il referendum a difesa articolo 18”.