Appello delle Donne reggine per il voto a Rivoluzione Civile

rivoluzionecivileLa violenza contro le donne in Italia, nel Sud e in Calabria costituisce un problema sempre più grave, i numeri parlano chiaro: una donna su tre – in una età compresa tra i 16 e i 70 anni – è stata vittima di violenza anche se il 35% delle vittime non presenta denuncia.

Le donne trasportano un pesante fardello in termini di cura delle famiglie, mentre il contributo degli uomini è tra i più bassi nel mondo; d’altronde l’abuso degli uomini a picchiare le donne appartiene alla storia recente. È storia dei nostri nonni. Ce ne siamo dimenticate, la legge che lo ha abrogato è solo degli anni Settanta. Quarant’anni fa ad un marito, ad un padre era consentito picchiare in quanto strumento per “correggere” il comportamento delle donne, glielo riconosceva il codice penale e civile a patto che non ne abusasse.

Passi avanti in questi anni ci sono stati soprattutto verso l’attenzione e la protezione delle donne che decidono di denunciare; tuttavia troppe donne subiscono ancora violenze in una collettività apatica che non reagisce di fronte ad una cultura assassina, che ripropone in grande evidenza pregiudizi e stereotipi antichissimi, legati all’onore, alla virilità, al ruolo di uomini che nella famiglia e nella società vedono la donna come un oggetto di loro proprietà o di poco conto: dal bunga bunga alle veline ne abbiamo viste di tutti i colori.

Ma la violenza sulle donne non è solo un reato perché comprende un modo di pensare, una cultura, un pregiudizio profondamente radicato negli uomini e nelle donne, che non coinvolge solo chi la subisce o chi ne è autore, ma anche chi la sostiene e chi non la riconosce, in un contesto dove in realtà tutte le donne subiscono una forma di violenza nella vita e in quanto donne sono tutte potenziali vittime di femminicidio.

L’assoluta gravità di questo fenomeno emerge purtroppo dalla cronaca di tutti i giorni. In Italia solo nel 2012 sono state 120 le donne uccise, stando a dati raccolti in base alle notizie riportate nei giornali dato che il nostro Governo ancora non ha un osservatorio.

Si tratta di dati allarmanti ma non ufficiali che aumentano di ora in ora.

Bisogna creare strumenti di prevenzione partendo dalla rimozione degli ostacoli che incidono sull’occupazione femminile, quelli che permettono la disparità retributiva, rafforzando nel contempo il sistema di previdenza sociale per superare i limiti relativi all’integrazione delle donne nel mercato del lavoro.

Affrontarlo è un obbligo. Non a parole, ma con leggi e con azioni reali. Per questo:

· Chiediamo al prossimo governo italiano di porre il problema della violenza sulle donne all’ordine del giorno della politica nazionale;
· Chiediamo che l’Italia pratichi una vera politica di genere garantendo innanzitutto il diritto al lavoro per milioni e milioni di donne che ne sono escluse, specie nel Sud ed in Calabria, eliminando gli atteggiamenti stereotipati circa i ruoli e le responsabilità delle donne e degli uomini nella famiglia, nella società e nell’ambiente di lavoro;
· Chiediamo l’introduzione del reato di femminicidio nel codice penale e una norma che preveda che i reati connessi a violenza sulle donne devono essere esclusi dal novero dei reati che possono godere di benefici;
· Che si crei una struttura governativa dedicata esclusivamente a trattare la questione della parità e soprattutto della violenza e di intervenire nella sua reale entità, riunendo i codici civile e penale, formando i giudici per rafforzare le loro competenze, sostenendo economicamente i centri antiviolenza;

Inoltre, assumiamo con forza l’impegno a batterci con la massima determinazione:

– per bloccare il femminicidio, contrastare ogni forma di sessismo e sostenere la democrazia di genere;
– Contrastare l’omofobia e il riconoscimento dei diritti civili, degli individui e delle coppie, a prescindere dal genere;
– Diciamo basta ad ogni forma di discriminazione e violenza posta in essere contro la donna “ in quanto donna”, perché le donne non debbano più pagare con la vita la scelta di essere sé stesse, e non quello che i loro compagni, gli uomini o la società vorrebbero che fossero;
– Contrastare ogni forma di razzismo a favore della cittadinanza di tutti i nati in Italia e per politiche migratorie accoglienti;
– Affermare la laicità dello Stato e il diritto all’autodeterminazione della persona.

Per tutto questo facciamo appello ad un voto cosciente, solidale e di genere per cambiare davvero e per affermare parità e legalità.
L’unico voto utile il 24/25 febbraio è il voto a RIVOLUZIONE CIVILE.

Prime firmatarie dell’Appello

Rita De Lorenzo – Architetto
Rosanna Femia – Ragioniera
Daniela Labate – Studentessa universitaria
Tania Araniti – Studentessa universitaria
Laura Bertullo – Studentessa universitaria
Teresa Cordopatri – Imprenditrice Agricola
Roberta Benedetto – Studentessa universitaria
Francesca Calabrò – Dipendente GDM in cassa integrazione
Michela Caroleo – Funzionario Regione Calabria
Renata Ceravolo – Scrittrice
Gemma Cotroneo – Avvocato
Veronica Evalto – Disoccupata
Domenica Gangemi – Studentessa universitaria
Rossella Garreffa – Cantautrice
Maria Germanò – Volontariato sociale
Caterina Iacopino – Libera professionista
Irene Ielo – Avvocato
Beatrice Longo – Grafica pubblicitaria
Fortunata Marra – Dott. Filologia Moderna
Silvia Martino – Praticante legale
Titti Musolino – Assistente educativa culturale
Antonella Neri – Architetto Conservatore
Antonia Pellicanò – Assistente amm. Ministero Istruzione
Erminia Plutino – Insegnante
Rosamaria Politanò – Disoccupata
Valeria Porcino – Insegnante elementare
Carmela Pucinotti – Disoccupata
Vincenza Pucinotti – Collaboratrice sociale
Angelica Rago – Imprenditrice Agricola
Daniela Rossi – Dott. Scienze Servizio Sociale
Emilia Romeo – Funzionario INPS
Irene Russo – Fisioterapista
Clementina Scarfò – Avvocato
Melina Tripepi – Dipendente Poste Italiane
Tina Tripodi – Funzionario Ministero Interni
Gabriella Violi – Operatore Sanitario