Alessandra Moretti ottiene l’appoggio di “lorpadroni”

di Giorgio Langella

Pietro Marzotto dà il suo appoggio ad Alessandra Moretti. È un altro indizio, l’ennesimo, che conferma come siano distanti le posizioni e i riferimenti tra il PD renziano e, quindi, tra la candidata alla presidenza del Veneto e la sinistra. La sinistra vera, non quella sedicente “interna al PD” che serve solo come alibi a un partito che si sposta sempre più a destra. Del resto, anche le proposte/promesse che Alessandra Moretti ha fatto sabato a Padova lanciando la sua campagna elettorale, si rivolgono sostanzialmente solo a quel sistema imprenditoriale del quale Pietro Marzotto è stato (ed è) un esponente di spicco. I 500 euro mensili che la Regione, secondo la promessa della Moretti, regalerà a chi assumerà lavoratori giovani non serviranno a rilanciare la produzione industriale ma saranno soltanto uno storno di risorse pubbliche (che dovrebbero appartenere a tutti noi) a favore dei profitti dei privati. Ci spieghi Moretti dove saranno trovati quei soldi, cosa comporterà questa operazione, quali servizi saranno tagliati e quali imposte regionali saranno aumentate. È facile fare promesse, difficile risulterà realizzarle senza che questo comporti sacrifici e disagi per chi le tasse le ha sempre pagate.

Ormai diventa sempre più chiaro da che parte il PD abbia scelto di schierarsi. La parte è quella di quel 10% di popolazione che detiene il 50% della ricchezza. Si “spera”, forse, che leggi fatte per rendere più semplici i licenziamenti faranno aumentare i posti di lavoro? Forse ci sarà un aumento dell’occupazione sull’onda dell’entusiasmo e sul fatto che molti lavoratori che attualmente hanno contratti precari verranno assunti per consentire all’imprenditore di avere gli sgravi previsti e guadagnare su questo. La realtà, però, sarà ben diversa perché quando i lavoratori assunti “a tutele crescenti” non serviranno più o diventeranno scomodi (anche per come la pensano), verranno licenziati, scartati come pezzi da sostituire con altri che permetteranno all’impresa di avere ulteriori sconti di tasse. E i licenziati potranno avere, al massimo, qualche mensilità come “buonuscita” (mentre “lorsignori” otterranno milioni di euro). La realtà sarà questa.

Bisogna rendersene conto che, in assenza di un piano industriale credibile e di un intervento pubblico che abbia caratteristiche opposte rispetto ai soliti investimenti a fondo perduto erogati agli imprenditori di riferimento, sarà una realtà nella quale vincerà la confusione tra diritto al lavoro e l’accettazione di qualunque lavoro a qualsiasi condizione. Una realtà fatta di cancellazione dei diritti residui, di ricatti occupazionali, di bassi salari e alti profitti. Una realtà fatta di ingiustizia e prevaricazione.