L’illusione della precarietà espansiva

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Radio Popolare, 17 marzo 2014. Il vertice di Berlino tra Angela Merkel e Matteo Renzi conferma che l’Italia è già oltre il vincolo del deficit statale al 3%. Per adesso, tuttavia, il governo tedesco non sembra volere insistere sui conti pubblici. L’attenzione, piuttosto, è rivolta all’impegno del governo italiano a realizzare nuove riforme del mercato del lavoro. Sembra dunque confermato lo scenario che era stato previsto dal “monito degli economisti” pubblicato lo scorso 23 settembre sul Financial Times: per fronteggiare la crisi dell’eurozona adesso si insiste un po’ meno sulla politica di austerity e si scommette piuttosto su una politica di ulteriore flessibilità dei contratti di lavoro. Il problema è che nemmeno questa ricetta trova riscontri empirici adeguati: la ricerca economica ha infatti evidenziato che la flessibilità dei contratti da un lato agevola la creazione di posti di lavoro ma dall’altro favorisce la loro distruzione, determinando così un effetto del tutto incerto sull’occupazione [1]. L’unico effetto prevedibile della precarietà è un ulteriore indebolimento contrattuale dei lavoratori, che può indurre un calo dei salari relativi. 

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