La manovra del ragionier Monti

da www.sbilanciamoci.info


manovra parlamento-w300La manovra Monti favorisce solo le imprese, indebolisce la crescita, colpisce i lavoratori e il sistema-paese e annuncia un nuova balletto dello spread

 

La crisi economica e finanziaria internazionale sembra avvitarsi su se stessa, fino a compromettere e ridimensionare uno degli attori fondamentali della sua soluzione: lo stato e la spesa pubblica. Paradossalmente, è proprio l’Europa, intesa come area euro, l’istituzione che più di altre condiziona le politiche pubbliche, introducendo vincoli di bilancio che mal si conciliano con la forte caduta della domanda. Purtroppo, le misure di contenimento della spesa pubblica hanno determinato una rincorsa senza fine tra (non) crescita del Pil e (non) contenimento del debito pubblico. Stando solo all’Italia, tra minore crescita per il 2012 e la necessità di rifinanziare almeno 400 mld di debito pubblico, al netto dei 150 mld d’obbligazioni private da rinnovare, servirebbe una ulteriore manovra pari ad almeno 15 mld di euro entro i primi 4 mesi del 2012, oltre a quella già predisposta dal governo Monti. Una spirale che ricorda tanto la crisi del ’29. Si prefigura uno scenario economico e sociale pari a quello del 1936.

 

Il principale effetto del contenimento della spesa pubblica aggregata europea è il ridimensionamento delle aspettative di crescita per il 2012. Il doppio tuffo (double dip), più che un esercizio di scuola, è uno scenario economico probabile. Si tratta solo di capire quanto sarà profonda la doppia caduta del Pil. Analizzando le previsioni di crescita del Pil della Def (Documento Economia e Finanza) e della Commissione Ue, si osserva una contrazione significativa dei tassi di sviluppo. L’aggiornamento di settembre prevedeva una crescita del Pil per il 2011 pari allo 0,7%, per il 2012 dello 0,6% e per il 2013 dello 0,9%. Questo scenario, però, si scontra con quello più recente della Commissione Ue, che immagina una crescita del Pil del 0,5% nel 2011, del 0,1% nel 2012 e del 0,7% nel 2013. Se poi consideriamo che con la fine dell’anno tutti gli stati europei concluderanno l’iter “correttivo” dei bilanci pubblici, cioè un taglio netto della spesa pubblica, l’Europa avrà una decrescita del Pil significativa, mentre per l’Italia già si avvertono segnali preoccupanti. Se dopo la manovra di agosto molti analisti avevano previsto una crescita economica per il 2012 al ribasso, con la manovra Monti, ben più recessiva di quella di Tremonti, le previsioni di crescita per il 2012 viaggiano verso un meno 1,5-2%. Di recente l’Ufficio Studi di Confindustria ha previsto una crescita negativa del meno 1,6% per il 2012. Inoltre, le famiglie italiane non possono contare sul proprio risparmio. Le diverse manovra correttive hanno ridotto il tasso di risparmio delle famiglie italiane a livello anglosassone, dal 12% del Pil del 2003 al 5% del 2010.

 

Se il governo dei tecnici doveva affrontare i problemi di struttura del paese, forse era possibile fare a meno di questi tecnici. Infatti, il peso delle maggiori entrate rispetto alle minori spese è, se possibile, molto più accentuato del governo Berlusconi. Il peso delle maggiori entrate rispetto ai tagli di spesa è pari all’88% nel 2012, al 79% nel 2013 e al 75% nel 2014. Sostanzialmente, la manovra correttiva agisce solo dal lato delle entrate, tra l’altro dei soliti noti. Solo il sistema delle imprese beneficia di una significativa riduzione della pressione fiscale, pari a 4.052 mln nel 2012, 6.770 mln nel 2013 e 7.325 mln nel 2014. Sostanzialmente la deindicizzazione dei trattamenti pensionistici e la revisione del sistema previdenziale, via innalzamento dell’età di accesso all’anzianità e vecchiaia, finanzia la riduzione delle tasse al sistema delle imprese.

manovra grafico

È la composizione delle maggiori entrate e il diverso carico fiscale a infastidire. Infatti, l’inciso nella predisposizione delle maggiori entrate sono i cittadini, in particolare i pensionati e lavoratori a reddito fisso-certo; il mancato aumento degli assegni previdenziali, al netto degli assegni lordi di 1.400 euro, valgono minori spese per 3.850 mln nel 2012, 6.700 mln nel 2013 e ancora 6.700 mln nel 2014; l’accisa vale maggiori entrate per 4.877 mln per il 2012, 4.858 mln per il 2013 e 4.840 per il 2014; l’Imu, che pur avrebbe una ragione fiscale, cioè quella di avvicinare i cittadini all’ente che offre i servizi, ha un gettito pari a 11 mld per ciascun anno: 2012, 2013 e 2014.

 

Gli unici soggetti a trarre beneficio dalla manovra correttiva sono le imprese, sia dal lato della riduzione del prelievo fiscale sulla propria base imponibile (Irap su Ires e Irpef), sia dal lato della lotta all’evasione fiscale. Le misure per lo “sviluppo”, inoltre, ruotano attorno al presunto vantaggio di competitività delle imprese nazionali legato alla riduzione del prelievo fiscale. L’intervento proposto da Monti su Irap, Ires e Irpef prosegue nel solco del governo Prodi; se il costo del lavoro o fiscale fosse il principale vincolo alla crescita, il paese avrebbe dovuto manifestare ben altri tassi di crescita, o almeno avrebbero dovuto allinearsi a quelli medi europei. Purtroppo queste misure sono del tutto inutili, se non per affrontare una competitività internazionale fondata sul costo del lavoro e sul costo del sistema fiscale.

 

Queste misure fiscali a favore delle imprese, dipinte come misure per la competitività, eludono il problema storico del sistema delle imprese: le imprese italiane non sono competitive sul mercato internazionale perché producono beni e servizi che il mercato internazionale non chiede. Non sarà un’ulteriore riduzione del costo del lavoro a migliorare la situazione. Se proprio si voleva fare una manovra di struttura per competere con i mercati internazionali, si poteva industrializzare la ricerca pubblica per attività che i privati sono del tutto impreparati a realizzare, e per questa via offrire una prospettiva di lavoro ai giovani.

 

Ci sono inoltre le misure vessatorie: tagli alla sanità, compensati da un aumento delle addizionali regionali a carico dei cittadini, aumenti dell’età pensionabile per anzianità e vecchiaia, senza porsi il problema del coefficiente di trasformazione che sarà più basso in ragione dalla caduta verticale del Pil, unita al disallineamento tra inflazione e assegni pensionistici. Sostanzialmente il paese ha sopportato un taglio della domanda aggregata pari a quasi 90 mld di euro nel 2011, senza che vi sia stato un qualsiasi miglioramento né dei conti pubblici, né della crescita. Appena il mercato si renderà conto che la manovra indebolirà la crescita, ritorneranno le pressioni finanziarie internazionali, ricominciando il balletto dello spread sui titoli pubblici. Quale tecnico dovremmo chiamare?