Einstein contro Draghi

di Vladimiro Giacché | da www.rivoluzionecivile.it

albert-einstein2okAlbert Einstein amava dire che “Follia è fare la stessa cosa e attendersi risultati diversi”. È improbabile che Mario Draghi conosca questo detto di Einstein. Oggi infatti ha ammesso, di fronte alla commissione Affari monetari del Parlamento europeo, che le politiche di risanamento fiscale hanno un effetto depressivo sull’attività economica.

Del resto, sarebbe stato difficile negarlo. Poi però, invece di proporre una correzione di rotta, ha rilanciato: rispondendo alle domande dei parlamentari, il presidente della Bce ha infatti spiegato che non ritiene opportuno diluire nel tempo o mitigare le politiche di “austerità”.


Si dovrebbe invece, a suo dire, “mitigare” gli effetti negativi di queste politiche fiscali in tre altri modi:

1) Ridurre le spese anziché alzare ulteriormente le tasse. E questo tradotto in pratica significa ridurre ulteriormente le prestazioni sociali e gli investimenti pubblici.

2) Applicare rapidamente le riforme strutturali dei mercati dei prodotti e dei mercati del lavoro. E questo per noi tradotto in pratica significa: privatizzare i servizi pubblici locali e attuare una deregulation ancora maggiore del mercato del lavoro.

3) Infine, occorre che i governi diano credibilità ai piani fiscali di medio periodo «in modo da rassicurare i mercati». E questo secondo lo stesso Draghi significa fornire «dettagli», possibilmente numerosi, sulle loro intenzioni, e renderle credibili attenendosi ai programmi forniti.

Tradotto in lingua italiana: non solo proseguire le politiche di austerity depressiva attuali, ma anche impegnarsi in maniera quanto più dettagliata sull’austerity futura. Nessun cenno, invece, su quanto dovrebbe fare la Bce: Draghi non ritiene opportuna né una riduzione dei tassi di interesse, né azioni sul mercato dei cambi per ridurre la sopravvalutazione dell’euro, evidente a chiunque fuorché alla signora Merkel e a lui.

La ricetta è sempre la stessa: proseguire nella stessa cura che sta ammazzando il malato. Da un lato si prende atto che le politiche di bilancio restrittive (+ tasse – spese) hanno avuto effetti depressivi sull’economia. Dall’altro si chiede di continuare sulla stessa strada, spingendo ancora di più l’acceleratore sul taglio delle spese (inevitabilmente, tagli a scuola, sanità, pensioni, ricerca, infrastrutture). E in più garantendo ai privati l’accesso alla fornitura dei servizi pubblici locali (sugli altri mercati, l’Italia ha liberalizzato ben più degli altri paesi europei), e indebolendo ancora la protezione del lavoro, per “rendere più competitive le esportazioni”: peccato che oggi il problema del nostro paese non siano le esportazioni (che vanno bene) ma il crollo della domanda interna dovuta alla contrazione dell’attività economica causata dalle politiche di austerity.

È un fatto positivo che questa ricetta sia stata esposta a pochi giorni dalle elezioni politiche nel nostro paese. Perché questo darà modo di misurare ciò che le forze politiche intendono DAVVERO fare, al di là delle prese in giro sulla restituzione dell’IMU o sull’emissione di nuovo debito per pagare i debiti della pubblica amministrazione.

Chi voglia riavviare un percorso di crescita nel nostro paese non può non rifiutare esplicitamente e con nettezza la riproposizione di queste politiche fallimentari. Chiunque non lo faccia, sta già preparando la prossima manovra di bilancio. Che avrà lo stesso effetto delle sei manovre che l’hanno preceduta: colpire i salari, aumentare disoccupazione e fallimenti di imprese, peggiorare le condizioni della nostra economia, e di conseguenza anche aggravare il peso del debito pubblico. È importante che di tutto questo gli elettori abbiano consapevolezza.

Vladimiro Giacché
Candidato alla Camera per Rivoluzione Civile