Cara Confindustria, la crescita non si autoavvera

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Confindustria e Governo prefigurano uno scenario di crescita. Ma la struttura produttiva italiana non è allineata a quella europea. E la crescita non si auto-avvera perché l’agogniamo

Qualcosa non funziona nella pubblicistica semi-ufficiale. Il Centro Studi Confindustria prefigura una crescita potenziale del 2,1% per il 2015 (0,6% dalla riduzione del prezzo del petrolio, 0,8% dal tasso di cambio, 0,5% dal commercio internazionale e 0,2% dalla riduzione dei tassi di interesse a lungo termine), mentre il Ministero dell’Economia intravvede delle inedite opportunità di crescita in grado di spingere la crescita ben oltre i modesti incrementi stimati solo qualche mese fa.

Confindustria e ministero dell’economia assegnano ai così detti fattori esogeni un peso esorbitante, come se la struttura produttiva del paese fosse allineata a quella europea e internazionale. Se poi guardiamo con attenzione alle variabili esogene (prezzo petrolio, svalutazione dell’euro e la riduzione dei tassi di interesse), al netto della crescita del commercio internazionale, occorre ripetere che l’Italia continua a perdere quote, i fattori considerati rappresentano bene lo standard della politica industriale italiana. All’orizzonte c’è sempre la riduzione dei costi, dimenticando che tutto il sistema economico europeo beneficerà della contrazione dei tassi, del valore dell’euro e del petrolio.

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