Rodotà: “Libertà e diritti non sono negoziabili”

da temi.repubblica.it/micromega-online | colloquio con Stefano Rodotà di Rossella Guadagnini

rodota-stefano-dirittiI casi Ilva e Fiat, i partiti e la politica, Berlinguer e Croce, libertà e democrazia. Di tutto questo e altro ancora parla Stefano Rodotà, di cui è appena uscito il nuovo saggio “Il diritto di avere diritti” (Laterza). Richiamandosi alla “straordinaria forza e attualità della Costituzione italiana”, il giurista rifiuta l’emergenza permanente, perché i diritti – ci ricorda – a partire da quello alla salute, non possono essere sacrificati impunemente alla logica di mercato.

In un Paese in cui “le disuguaglianze sono divenute ormai insopportabili” e dunque vige la legge del più forte o, a seconda, del più preminente, del più affluente, del più ammanicato, che significa garantire a tutti gli stessi diritti? Lo abbiamo chiesto a Stefano Rodotà, costituzionalista, professore emerito di Diritto civile all’università La Sapienza di Roma, tra gli autori della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali e del Gruppo europeo per la tutela della privacy, deputato indipendente nelle liste del Pci e Pds, vicepresidente della Camera, oggi autore di un saggio per Laterza, da poco in libreria, significativamente intitolato con un’espressione di Piero Calamandrei “Il diritto di avere diritti” (pagg. 433, euro 20).

CONTINUA A LEGGERE