“La metamorfosi mafiosa” – Torino, 25 maggio 2012

di Daniele Cardetta per Marx21.it

ingroia licandroNella bella cornice della sala Principessa Isabella di via Verolengo a Torino, Antonio Ingroia, procuratore Aggiunto alla procura Distettuale Antimafia di Palermo, era l’ospite d’onore per la serata organizzata dal PdCI “La Metamorfosi mafiosa”. Tra gli altri ospiti della serata, oltre al moderatore Riccardo Castagneri, direttore di Articolotre.com, anche relatori Eleonora Artesio, capogruppo Fds alla Regione Piemonte, Raffaele Petrarulo, capogruppo dell’Idv alla provincia di Torino, Vincenzo Chieppa, segretario regionale del Pdci, Michele Curto, capogruppo Sel al Comune di Torino e Orazio Licandro, coordinatore della segretaria nazionale del Pdci e membro della Commissione parlamentare antimafia sotto la presidenza di Francesco Forgione. In una platea gremita Ingroia ha tenuto quella che potrebbe essere tranquillamente definita come una vera e propria “lezione” sulla criminalità organizzata in Italia. Ingroia ha tracciato un quadro incisivo e preoccupante della mafia, cercando di far capire ai presenti l’errore di identificare la “mafia” come un qualcosa di riconoscibile. L’epoca dei capimafia che andavano a braccetto coi sindaci, alla luce del sole, secondo Ingroia sarebbe finita per sempre per lasciar spazio, appunto, a una vera e propria “metamorfosi” della criminalità organizzata, ora capace di mimetizzarsi nella società civile.

A quanti continuano a immaginare la mafia unicamente come una peculiarità del Sud Italia, Ingroia ha voluto ricordare come oggigiorno anche il Nord sia interessato da questo fenomeno criminale. Anche nel Nord quindi la mafia avrebbe trovato le condizioni territoriali e finanziarie ideali per radicarsi in modo pericoloso, rendendo quindi chiaro che il problema della criminalità organizzata sia ormai una piaga che interessa l’Italia nella sua interezza. Ingroia poi ha toccato il tema delicato dei rapporti della mafia con le istituzioni, un rapporto ormai consolidato anche perché come ha spiegato il procuratore “è nel Dna della mafia la necessità di avere rapporti con le istituzioni”. L’impunità rappresenta quindi secondo Ingroia il vero punto focale del discorso, una sorta di tallone d’Achille della mafia. Una volta tolta l’impunità alla mafia insomma, si porrebbero finalmente solide basi per vincere la battaglia contro il crimine organizzato. La figura chiave secondo Ingroia nella lotta alla mafia dovrà essere quella dei magistrati , cui lo Stato però dovrebbe dare gli strumenti per poter agire, come ad esempio l’articolo 316-ter del codice penale che prevede che il politico che si accordi con un mafioso per essere eletto, venga punito “solo” se qualora venisse dimostrato un passaggio di denaro. Sostanzialmente quindi secondo la legge italiana se un politico frequenta mafiosi di chiara fama, questo potrebbe anche non rappresentare un reato fintanto che non vengano evidenziati eventuali scambi didenaro. Anche per questo motivo Ingroia ha detto chiaramente che forse i tempi sarebbero maturi per un cambiamento radicale della classe politica.

Orazio Licandro invece nel suo applaudito intervento ha posto la lente di ingrandimento sul pericolo rappresentato dalla mafia e soprattutto su coloro che hanno pagato direttamente sulla propria pelle la violenza mafiosa, come ad esempio Pio La Torre. Licandro ha anche fatto cenno al “sovversivismo” della classe dirigente italiana, un sovversivismo che rappresenta purtroppo l’ambiente ideale per intrattenere relazioni con la criminalità organizzata.

Daniele Cardetta