A chi strumentalizza la Resistenza

resistenzapartigianadi Giorgio Raccichini, PCd’I Federazione di Fermo | da pdcifermano.wordpress.com

Pochi giorni fa la Lega Nord, nella persona del segretario Salvini, proponeva per il 25 aprile una manifestazione di liberazione dall’attuale Governo. Così la Lega, la quale ha sempre annoverato nella sua organizzazione fascisti mai pentiti e che soprattutto ostenta valori in antitesi a quelli resistenziali, riscopre la Festa della Liberazione strumentalizzandola per una politica di stretto cabotaggio.

C’è poi un altro modo di strumentalizzare: quello di imbalsamare questa festa civile con le bende e gli unguenti funerei delle commemorazioni celebranti la Resistenza e la Liberazione come fenomeni storici posti sì alla base dell’Italia repubblicana, ma ormai passati, privi di un rapporto vitale con il presente.

Entrambe le strumentalizzazioni non sono nuove, ma sono comunque pericolose e partono, a mio avviso, da una lettura riduttiva della Resistenza, vista semplicemente come movimento armato di supporto agli anglo-americani nella loro guerra contro i tedeschi.

Ci furono frange politiche e militari del movimento partigiano che in effetti intendevano la guerra di liberazione come azione di piccoli gruppi tesa a favorire la risalita degli Alleati lungo la penisola.

Tuttavia questa posizione puramente militarista, detta “attesista”, fu messa in netta minoranza dal prevalere, anche grazie alla lotta condotta nei Comitati di liberazione dal Partito Comunista Italiano, da una concezione profondamente diversa: la Resistenza era sì lotta di liberazione nazionale, ma anche lotta politica per impedire un ritorno puro e semplice all’Italia prefascista, a quell’Italia liberale che non solo aveva consentito l’avanzata del fascismo, ma aveva tentato di impedire con la forza e le lusinghe che le classi lavoratrici diventassero la forza dirigente del nostro Paese. Con la guerra partigiana si voleva affermare che il popolo italiano si riscattava da vent’anni di fascismo e di aggressioni militari contro altri popoli del mondo, che gli orrendi crimini commessi in Libia, Etiopia, Spagna, Jugoslavia e Russia lasciavano il posto ad una politica estera di pace e cooperazione internazionali.

I principi e i valori della Resistenza hanno informato poi la Costituzione italiana, la cui attuazione è stata frenata e in parte impedita dal predominio dei soliti interessi di casta di chi detiene il potere economico e si può comprare il controllo della politica e dei media. Il fascismo fu una forma temporanea di tutela degli interessi di classe del grande capitale: le forze liberali prefasciste, dopo la Grande Guerra, erano ormai incapaci di arginare l’avanzata politica e sociale del movimento operaio italiano e quindi, per arrestarla e scardinare le organizzazioni della classe operaia, utilizzarono uno strumento per quei tempi più adatto; dopo la Seconda Guerra Mondiale il fascismo diveniva desueto, sebbene la sua manovalanza potesse ancora tornare utile in momenti particolarmente duri dello scontro di classe nazionale e internazionale.

Oggi la debolezza politica delle classi lavoratrici permette di attaccare ed eliminare i diritti dei lavoratori e i principi resistenziali contenuti nella Costituzione senza grandi patemi d’animo. A livello nazionale, pertanto, non serve la manovalanza fascista, ma sullo scenario internazionale, dove gli interessi economici e strategici dei monopoli euro-atlantici sono messi in discussione da un buon numero di Paesi, tra i quali la Russia e la Cina, non si hanno remore a strumentalizzare sia il terrorismo islamico sia forze dichiaratamente neonaziste, come sta avvenendo nell’Europa orientale e in particolare in Ucraina.

Oggi festeggiare la Liberazione significa battersi perché i principi costituzionali vengano difesi ed applicati e per contrastare gli interessi neocoloniali e la politica guerrafondaia della Nato, degli Usa e dell’Unione Europea. Non è certo la Lega parte di questa duplice lotta; ma non ne fanno parte anche tanti celebratori del 25 aprile che aiutano a “picconare” con i loro riti funerei i valori vitali della Resistenza.