Un’alleanza finlandese-svedese potrebbe essere un’alternativa all’adesione alla NATO?

di Andrew Korybko

da https://oneworld.press/

Traduzione di Marco Pondrelli per Marx21.it

Paesi non appartenenti alla NATO, Finlandia e Svezia, secondo quanto riferito, si stanno preparando a richiedere l’adesione a questo blocco militare anti-russo entro la prossima estate, secondo uno scandaloso rapporto del Times che è stato pubblicato il fine settimana. Che siano credibili o meno, queste chiacchiere non sono sorprendenti, dal momento che c’è stato un forte movimento in quella direzione negli ultimi dieci anni, di cui l’autore ha scritto di recente alla fine dello scorso anno nel suo pezzo su come “The Spectre Of ‘Shadow NATO’ Hangs Heavy Over ‘Greater Scandinavia’”. Questa organizzazione guidata dagli Stati Uniti include già de facto questi due Paesi tra le sue fila, ma la loro adesione formale e la successiva inclusione sotto l’ombrello nucleare dell’America rischia di attraversare un’altra delle linee rosse di sicurezza nazionale regionale della Russia, da qui la preoccupazione per questo scenario.

Stando così le cose Sputnik ha pubblicato lunedì un pezzo intrigante che merita di essere letto da coloro che hanno seguito la questione negli ultimi mesi. Intitolato “Finnish Foreign Policy Heavyweight Touts Alliance With Sweden as Alternative to NATO Membership”, nel testo è riportata la recente intervista dell’ex ministro degli Esteri e peso massimo socialdemocratico Erkki Tuomioja ai media locali. Questo politico è anche vice presidente della commissione per gli affari esteri, membro della commissione per la difesa e leader del gruppo di lavoro dei socialdemocratici sulle questioni di difesa, da qui la descrizione di lui come un “peso massimo della politica estera finlandese”. Tuomioja ha proposto un’alleanza finlandese-svedese come alternativa all’adesione alla NATO, suggerendo persino che gli Stati Uniti svolgano un terzo ruolo in questo nuovo blocco.

Nonostante abbia affermato: “abbiamo avuto incontri virtuali con i socialdemocratici delle commissioni affari esteri e difesa di entrambi i paesi. Abbiamo affrontato la questione e non c’è stata alcuna reazione negativa”, questo è stato smentito dai ministri della Difesa di entrambi i paesi. Tuttavia, rimane una possibilità intrigante da considerare, poiché potrebbe almeno teoricamente risolvere questo dilemma fabbricato artificialmente, che gli strateghi americani hanno creato negli ultimi mesi come parte della loro guerra ibrida contro la Russia. L’inizio dell’operazione militare speciale di Mosca in corso in Ucraina è stata sfruttata dai manager della percezione dell’egemone unipolare in declino per inventare narrazioni di infowar armate che sono servite ad aumentare il sostegno locale per i potenziali membri NATO di quei paesi.

Oggettivamente, non c’è motivo per cui debbano entrare nella NATO. La Russia non li sta minacciando e in ogni casosono già membri informali dell’alleanza, anche se senza le garanzie di sicurezza reciproca da parte degli Stati Uniti. Unirsi a quell’alleanza antirussa, tuttavia, potrebbe comportare il posizionamento di infrastrutture di “difesa missilistica” degli Stati Uniti e di missili d’attacco lungo i confini di quella Grande Potenza eurasiatica. Questo replicherebbe in effetti lo stesso esatto scenario di sicurezza nazionale che si è sentita obbligata a prevenire attraverso la sua operazione speciale in Ucraina, tra le altre ragioni per cui ha deciso di iniziare quella campagna. L’America è ben consapevole di questo e spera quindi di provocare un’altra crisi di sicurezza regionale, anche allo scopo di provocare un’altra operazione russa per sovraccaricare il suo rivale.

L’unico “vincitore” in un tale scenario sarebbero gli Stati Uniti, che riuscirebbero a dividere e governare ulteriormente la Russia e l’Europa, quest’ultima subirebbe conseguenze economiche e umanitarie ancora maggiori se Mosca fosse costretta a intervenire militarmente per sostenere l’integrità delle linee rosse della sua sicurezza nazionale. Di nuovo, questo è solo uno scenario tra i tanti e non dovrebbe essere frainteso dal lettore come se l’autore prevedesse con fiducia che una tale sequenza di eventi si svolgerà certamente. Tutto ciò che viene suggerito è che potrebbe accadere, considerando il precedente ucraino. In ogni caso i finlandesi e gli svedesi soffrirebbero di più, questo sembra essere il risultato che Tuomioja si aspetta e quindi forse il motivo per cui ha proposto la sua alternativa all’adesione alla NATO.

A parte l’ottenimento di garanzie formali di sicurezza da parte degli Stati Uniti e tutto ciò che comporta rispetto al potenziale attraversamento delle linee rosse di sicurezza nazionale della Russia, come è stato spiegato (e cioè che sarebbe davvero un cambiamento di gioco e le cui conseguenze non dovrebbero essere sottovalutate), è praticamente un punto irrilevante se la Finlandia e la Svezia entrano o meno nella NATO, poiché sono già membri de facto attraverso il concetto di “Shadow NATO”. Ciò significa che l’alternativa di Tuomioja di placare il sostegno artificialmente fabbricato dei finlandesi e degli svedesi all’adesione alla NATO attraverso il compromesso dell’alleanza regionale che ha proposto – anche attraverso il ruolo potenziale degli Stati Uniti come terza parte all’interno di essa – potrebbe effettivamente presentare un’uscita “salva-faccia” da questo dilemma di sicurezza.

Sarebbe appena al di sotto delle linee rosse di sicurezza nazionale della Russia, ma formalizzerebbe in qualche modo l’influenza militare già esistente degli Stati Uniti sui due paesi. Sarebbe ovviamente meglio se gli Stati Uniti non avessero alcun ruolo ufficiale sui loro affari di sicurezza, ma in pratica già lo hanno , nonostante non sia formalmente riconosciuto. Istituzionalizzare questa realtà attraverso la proposta alternativa all’adesione alla NATO potrebbe essere sufficiente a calmare la smania di questi due popoli, incoraggiata dall’esterno, di unirsi alla NATO, mentre “salva la faccia” in un modo che non sembri che i loro leader si siano ritirati di fronte all’opposizione pubblica della Russia. Resta da vedere se questo scenario si realizzerà o meno, ma vale ancora la pena di monitorarlo considerando l’alta posta in gioco per la sicurezza.

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