Ucraina, l’esito possibile

di Roberto Gabriele

C’è un settore assai vasto di persone che si esprimono contro la guerra e sperano e agiscono affinchè finisca al più presto con un compromesso accettabile da ambedue le parti in conflitto. Purtroppo però è bene dire le cose come stanno e capire ciò che ci aspetta, per evitare che le nostre speranze rimangano pii desideri e soprattutto ci facciano deviare dalle nostre responsabilità e dai compiti che ci spettano.

E’ bene partire dal fatto che la guerra in Ucraina non è scoppiata per un malinteso che potrebbe anche essere chiarito al tavolo delle trattative. Il conflitto ha radici profonde, di carattere interno e internazionale.

Sulle questioni interne – legame storico con la Russia, vicenda del Donbass, diritti dei russofoni ecc. – Putin annunciando l’inizio delle operazioni militari è stato molto chiaro. Se il conflitto fosse limitato a questi aspetti si sarebbe potuti arrivare abbastanza rapidamente in modo costruttivo al tavolo delle trattative. Ma le questioni in gioco vanno molto al di là di una controversia tra Russia e Ucraina. Come i fatti hanno rapidamente dimostrano ci sono questioni di carattere internazionale che coinvolgono gli interessi americani e del loro sistema di alleanze. E del resto anche la Russia, con l’intervento militare ha voluto marcare il carattere irrinunciabile degli obiettivi di sicurezza che non riguardano solo la controversia con l’Ucraina. Le motivazioni vere della guerra sono venute dunque subito in primo piano e non riguardano principalmente il rapporto tra Russia e Ucraina, ma gli equilibri geopolitici internazionali. Il coinvolgimento dell’Ucraina nel sistema militare ed economico occidentale stava diventando un passaggio ulteriore di quell’accer­chia­mento della Russia che nella strategia americana serviva a impedire che l’equilibrio internazionale si consolidasse con un sistema multipolare.

La Russia ha giocato d’anticipo, è andata come si usa dire, a vedere le carte ed è intervenuta militarmente. A quel punto lo schieramento imperialista si è convinto che l’unica strada da imboccare fosse quella militare e ha organizzato la risposta utilizzando un’Ucraina disposta a fare da carne da cannone. Le trattative si sono subito arenate, con Zelensky che pensava di cavarsela utilizzando la solidarietà dell’imperialismo occidentale per far desistere la Russia dal raggiungere i suoi obiettivi mentre Putin aveva definito una posta in gioco non negoziabile, in sostanza la rinuncia dell’Ucraina a fare da trampolino delle provocazioni NATO.

Così si spiega anche il compattamento europeo attorno alla posizione americana. La UE ha preso coscienza del fatto che la sconfitta del nazionalismo filoeuropeista ucraino l’avrebbe costretta a fare i conti con la Russia in altro modo, rispettandone il ruolo di grande potenza e ponendo fine al tentativo di rovesciarne gli equilibri interni per farne un terreno di caccia del tipo di quello aperto a suo tempo da Eltsin e Gorbaciov.

Adesso che il conflitto è aperto, gli appelli alla trattativa non hanno dunque basi reali. Gli esiti dipenderanno da quello che si determinerà sul campo di battaglia e dalla forma che prenderà la guerra. Su questo mettiamoci dunque l’anima in pace.

Questo non vuol dire che la guerra non si potrà fermare, ma ciò potrà avvenire solo quando i rapporti di forza sul campo indurranno lo schieramento occidentale a capire che oltre un certo limite non potrà andare e che conviene accettare un compromesso. Anche i russi dovranno muoversi con un realismo ricavato dall’esperienza, che li porti a ridefinire gli obiettivi compatibili con i rapporti di forza che si sono modificati da quando USA e UE hanno deciso di intervenire, anche se per interposta Ucraina.

Da quello che si può dedurre da quest’ultima fase della guerra, la Russia sta puntando a vincere in un’ampia area sud-orientale che può espandersi o meno in rapporto all’efficacia degli armamenti occidentali nel mantenere ancora in piedi le truppe e i mercenari di Kiev. La svolta militare e la pace non sono ancora a portata di mano, ma tutto lascia prevedere che alla fine si arriverà a una soluzione di tipo coreano, con l’Ucraina divisa in due. E il confine diventerà il punto di partenza dei nuovi equilibri europei e internazionali.

Bisogna dunque rassegnarsi con fatalismo alla guerra? Certamente no. Occorre invece intervenire, ma nel modo giusto, avendo coscienza di qual è il nemico, capendo che bisogna rovesciare la logica di chi vede l’Ucraina aggredita e i Russi responsabili dell’aggressione, e aprendo lo scontro con un governo come il nostro che collabora alla guerra. La pace si conquisterà tanto più rapidamente quanto più si riuscirà a indebolire la posizione di chi la guerra l’ha realmente voluta e lungamente preparata.

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