Libertà per Leonard Peltier

peltier leonarddi Giorgio Langella

Il 6 febbraio 1976 Leonard Peltier, nativo americano, venne imprigionato. Sono, quindi, 39 anni (14.245 giorni) quelli che ha vissuto in carcere perché, accusato dell’uccisione di due agenti FBI, venne condannato a due ergastoli. Una condanna ingiusta, risultato di un processo fatto non tanto per trovare il colpevole ma per negare la libertà e il pensiero a una persona scomoda per il sistema perché Peltier era, ed è, un attivista per i diritti dei nativi americani. Leonard Peltier fu condannato in base indizi costruiti ad hoc e a prove inventate da una giustizia per nulla imparziale. Le richieste di revisione del processo, accompagnate da numerosissime prove che lo scagionavano, non hanno avuto alcuna risposta. Il presidente Obama, premio nobel “preventivo” per la pace, non ha mai risposto alle varie richieste di grazia, diventata ormai l’unica maniera di ridare a Peltier la libertà della quale è stato ingiustamente privato. Leonard Peltier è la prova tangibile di come, nei “democratici” Stati Uniti, sia difficile ottenere giustizia per chi non ha né ricchezza né potere. E per chi fa parte di un popolo discriminato.

Della vicenda di Leonard Peltier, dell’ingiustizia che ha subito, della vita che gli è stata rubata, del futuro che gli è stato negato è necessario parlare per battere l’indifferenza, la censura e l’ignoranza che avvolgono la sua vicenda. È bene saper che i 39 lunghissimi anni di carcere (spesso vissuti in isolamento) non sono riusciti a piegarlo e non hanno spento il suo cervello. Leonard Peltier continua a pensare, a scrivere, a lottare contro un sistema spaventoso che impedisce agli uomini di essere uguali. Oggi, mentre ci si indigna, e giustamente, per atti di terrorismo che colpiscono persone innocenti, della vita di Peltier e dell’ingiustizia da lui subita si tace. Invece è necessario conoscere che, anche nelle “democrazie” considerate “esempio di civiltà”, esistono violenze silenziose, frutto di vero e proprio odio contro chi non segue il pensiero unico e non si adegua al sistema trionfante.

Siamo vicini a Leonard Peltier in questo triste anniversario e gli rendiamo omaggio con una sua poesia che parla della discriminazione che vive il suo popolo, colpevole solo di voler continuare ad essere se stesso e di essere stato costretto a vivere nella “parte sbagliata del mondo”. Vi chiediamo di leggerla con attenzione.

Leonard Peltier non sarà mai solo se conosceremo la sua storia e grideremo forte: “siamo tutti uguali a lui”.

Peccato Aborigeno
(di Leonard Peltier)

Ognuno di noi ha inizio nell’innocenza.
Tutti diventiamo colpevoli.
In questa vita ti ritrovi colpevole
di essere quello che sei.
Essere te stesso, questo è il Peccato Aborigeno,
il peggiore di tutti i peccati.
E’ un peccato per il quale non sarai mai perdonato

Noi indiani siamo tutti colpevoli,
colpevoli di essere noi stessi.
Quella colpa ci viene insegnata dal giorno in cui nasciamo.

La impariamo bene.

A ognuno dei miei fratelli e delle mie sorelle dico,
siate orgogliosi di quella colpa.
Siete colpevoli solo di essere innocenti,
di essere voi stessi,
di essere indiani,
di essere umani.

È la vostra colpa a rendervi sacri.