Smettiamola di stare zitti. La Nato non può decidere per l’Ucraina

un’interessante intervista al Generale Bertolini, in passato candidato con FdI, molto critico sul ruolo della Nato. Strano che spesso a sinistra non si sentano parole altrettanto nette.

di Lorenzo Giarelli

da il fatto quotidiano 9 maggio 2022

Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg “non può parlare a nome dell’ucraina sulla Crimea”. E la visita di Mario Draghi a Washington in programma domani rischia di non servire a nulla, perché “gli Usa hanno interessi diversi dai nostri” e, nonostante ciò, i leader europei “continuano a non dire una parola di pace”. Il generale Marco Bertolini, già comandante del Comando operativo di vertice interforze) e in passato candidato con FDI, è tutt’altro che ottimista sull’azione diplomatica dell’occidente: l’ue è “scomparsa”, esiste “solo la Nato” e quindi “esistono solo gli Usa”. Pessime premesse per disinnescare l’escalation, come dimostra l’uscita di Stoltenberg di due giorni fa, quella che – seppur la frase sia stata poi interpretata anche in maniera più generica – ha escluso che la Crimea possa essere riconosciuta come territorio russo.

Generale Bertolini, la dichiarazione di Stoltenberg le è parsa avventata?

Bisogna premettere che la Crimea è una risorsa indispensabile per Putin, perché abitata soprattutto da russi e soprattutto perché garantisce l’approdo sul Mar Nero. L’affermazione di Stoltenberg dimostra che la Crimea è il punto più sensibile della faccenda.

L’interpretazione di quella frase è controversa. Ma stando a quanto lei dice, allora sarebbe legittimo togliere dal tavolo il riconoscimento della Crimea?

C’è un problema: Stoltenberg non può parlare a nome di Zelensky. Lui è segretario generale della Nato, che è un’organizzazione sovranazionale e dunque già non potrebbe parlare per conto di singoli Paese. Qui poi c’è il piccolo particolare che l’ucraina non fa parte della Nato. Non è certo Stoltenberg che può imporre le condizioni.

La sua sortita dimostra uno schiacciamento dell’ucraina e dei suoi alleati sugli interessi Usa?

Dall’inizio della guerra i due veri competitor non sono Putin e Zelensky, ma Putin e Biden. Questo ormai è acclarato e sotto gli occhi di tutti, non vedo come lo si possa ancora negare. Non è la prima volta che Zelensky dimostra di voler aprire a possibili mediazioni, ma viene sempre frenato.

Dalla Nato e dagli Usa, più che dall’europa.

L’europa è scomparsa, la sua voce non emerge mai se non per confermare quello che dice la Nato. E la Nato dice quello che dicono gli Stati Uniti. Non esiste alcuna politica estera europea e non mi meraviglia, visti i precedenti. Ricordiamoci cosa accadde con la guerra in Libia, quando alcuni Paesi, come l’italia, subirono il conflitto e altri, come la Francia, ne trassero vantaggio.

In questo contesto, la visita di Draghi a Washington rischia di essere inutile? Non dovrebbe consigliare a Biden di abbassare i toni?

Certo che dovrebbe, è giusto pretenderlo. Ma il fatto che ci si aspetti che sia un singolo Paese europeo a portare queste istanze a Biden è la prova che l’europa non esiste, non parla. Ci aggrappiamo disperatamente alle telefonate di Macron o ai distinguo di Scholz.

Quindi non ci dobbiamo aspettare un sollecito alla ricerca della pace?

A me sembra che di pace non parli nessuno. Non ne parla Biden, non ne parla Johnson, non ne parlano i governanti d’europa. L’unico che si espone è Papa Francesco.

Come mai questo silenzio dall’italia e dall’europa?

Forse hanno tutti la sindrome dello studentello di fronte al professore. Siccome in America non parlano di pace, allora non prendono iniziativa neanche i nostri leader.

Appiattirci sulla linea americana ci penalizzerà sul lungo termine?

Basta guardare la cartina geografica per capire che il nostro coinvolgimento in questa guerra non può essere lo stesso di chi sta dall’altra parte dell’atlantico. Possiamo avere gli stessi valori, lo stesso sistema democratico, ma i nostri interessi sono diversi. Gli Stati Uniti hanno molto meno da perdere con una guerra che si prolunga per mesi. E dal punto di vista commerciale, un’europa in crisi cronica significa che dovrà fare affidamento su di loro. Anche per questo l’ue dovrebbe essere autonoma e avere una visione non solo per risolvere la guerra, ma pure per pensare a cosa accadrà negli anni successivi.