Scenari per il conflitto ucraino dopo la riunificazione della Novorossiya con la Russia

di Andrew Korybko

da https://korybko.substack.com

Traduzione di Marco Pondrelli per Marx21.it

Le regioni di Donetsk, Kherson, Lugansk e Zaporozhye, che storicamente comprendono la maggior parte della storica regione russa della Novorossiya, dovrebbero formalmente riunirsi alla madrepatria entro la fine della prossima settimana. Questo sviluppo rappresenterà una svolta nel conflitto ucraino, poiché l’ombrello nucleare di Mosca si estenderà naturalmente sulle regioni appena incorporate.

Gli Stati Uniti dovranno quindi decidere se accettare il ramoscello d’ulivo del Presidente Putin di de-escalation del conflitto riconoscendo pragmaticamente questa realtà geopolitica (anche se solo in via ufficiosa, proprio come hanno fatto dopo la riunificazione della Crimea) o se intensificare il conflitto ordinando a Kiev di riconquistare il territorio perduto con le massicce forze che, secondo quanto riferito, starebbero assemblando lungo la linea di controllo (LOC) di 1.000 chilometri.

Il secondo scenario potrebbe portare la Russia a ricorrere alle armi nucleari tattiche per autodifesa come ultima risorsa per salvaguardare la propria integrità territoriale di fronte a una forza d’invasione convenzionale potenzialmente schiacciante sostenuta dalla NATO. Ci sono argomenti a favore e contro questo scenario, ma lo scopo del presente articolo è quello di discutere brevemente come potrebbe andare a finire.

Ci si aspetta che il Presidente Putin riconosca i confini amministrativi completi delle nuove regioni riunificate al momento della loro incorporazione nella Russia, proprio come ha riconosciuto quelli completi delle repubbliche del Donbass a fine febbraio. Ciò significa che Mosca considererà ufficialmente alcuni dei suoi territori come occupati dalle forze ucraine sostenute dalla NATO.

Da qui, può trasformare immediatamente l’operazione speciale in una difesa dei confini russi, autorizzando una campagna “shock and awe” per distruggere la forza d’invasione che si sta radunando, i suoi centri di comando e controllo e le relative infrastrutture, oppure può dare a Kiev (che per estensione significa la NATO e quindi di fatto gli Stati Uniti) un ultimatum per ritirarsi pacificamente entro la fine del fine settimana o giù di lì.

L’argomento a favore del primo scenario è che il 24 febbraio il Presidente Putin, nell’annunciare l’operazione speciale, ha affermato che essa era intesa a prevenire l’inevitabile conflitto più ampio che la NATO stava pianificando di lanciare contro la Russia attraverso l’Ucraina. Considerando che ha anche criticato Stalin per non aver attaccato Hitler per primo, la sua idea potrebbe essere che è meglio non dare ai suoi nemici qualche giorno in più per prendere l’iniziativa.

Per quanto riguarda il secondo scenario, il Presidente Putin potrebbe voler dare ai decisori americani una “via di fuga” se ritenesse credibile la possibilità che essi ordinino ai loro proxy ucraini di ritirarsi dai territori occupati. Questo ultimatum gli permetterebbe anche di riaffermare al Sud del mondo (visto che non gli interessa più la percezione occidentale) la sua reale volontà di pace.

Gli Stati Uniti, come spiegato in precedenza, possono fare una delle due cose: ridurre la tensione riconoscendo de facto la nuova realtà geopolitica o intensificarla ordinando a Kiev di riconquistare il territorio perduto con la forza d’invasione convenzionale, sostenuta dalla NATO, che starebbe assemblando lungo tutta la linea di confine.

Per quanto riguarda la prima ipotesi, i media occidentali a guida statunitense (MSM) potrebbero presentare Biden come un “pacificatore”, affermando in modo fuorviante che ha “salvato il mondo da un’apocalisse nucleare”. Ci sarebbero anche meno possibilità che l’economia crolli completamente prima delle tese elezioni di metà novembre, erodendo così ulteriormente le possibilità del suo partito di mantenere il controllo del Congresso.

Un altro argomento a favore di questo scenario è che gli Stati Uniti potrebbero utilizzare la causa della “liberazione dell’Ucraina” e infine della “balcanizzazione della Russia” per espandere ulteriormente la loro influenza egemonica sull’Europa almeno per uno o due generazioni come visione guida della nuova guerra fredda. Per “salvare la faccia” e “dissuadere Putin”, potrebbe anche estendere l’ombrello nucleare degli Stati Uniti sulla nuova Ucraina.

Per quanto riguarda il secondo scenario, i decisori americani più ideologicamente radicali potrebbero aver pericolosamente calcolato che è meglio provocare la Russia a usare le armi nucleari tattiche per autodifesa come ultima risorsa, al fine di catalizzare la reazione a catena socio-economiche e politiche che paralizzerebbero l’Europa e quindi radicherebbero per sempre più l’influenza dell’egemone statunitense.

Inoltre, gli Stati Uniti potrebbero scommettere sul fatto che far passare il Rubicone al Presidente Putin significherebbe esercitare la massima pressione sul Sud del mondo affinché salga sul carro delle sanzioni antirusse, contribuendo così all'”isolamento” della potenza mondiale. La base presumibile di questa campagna sarebbe che il suo Paese è presumibilmente troppo “pericoloso”, “destabilizzante” e “canaglia” per associarsi a lui.

Tenendo presente tutto ciò, la sequenza degli eventi può essere più o meno data per scontata:

1. La Russia incorporerà formalmente le quattro ex regioni ucraine entro la fine della prossima settimana;

2. I loro confini amministrativi completi saranno riconosciuti secondo il precedente del Donbass;

3. L’ombrello nucleare di Mosca sarà esteso sulla loro terra e sul loro popolo, in conformità con la dottrina nazionale;

4. Il Cremlino accuserà Kiev di occupare parzialmente il territorio russo.

Da qui, il Presidente Putin avrà due scelte:

5A. Autorizzare una campagna “shock and awe” per rimuovere immediatamente gli occupanti stranieri;

Oppure

5B: dare agli occupanti stranieri un ultimatum per ritirarsi entro il fine settimana o giù di lì.

Indipendentemente da qualsiasi cosa faccia il leader russo, gli Stati Uniti possono realisticamente fare solo una delle due cose:

6A. Riconoscere di fatto questa nuova realtà geopolitica ordinando a Kiev di ritirarsi;

Oppure

6B. Provocare la Russia a usare le armi nucleari tattiche ordinando a Kiev di lanciare un’invasione massiccia di ultima istanza.

Tutto sarà più chiaro all’inizio di ottobre.

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