Quelli che… lo ha detto il New York Times… oh yeah. Bucha secondo il Vangelo apocrifo di Saviano

di G. C.

La televisiun la g’ha na forsa de leun

la televisiun la g’ha paura de nisun

la televisiun la t’endormenta cume un cuiun

Enzo Jannacci

«Bucha è già diventata simbolo di barbarie feroce e disumana e di crimini di guerra. L’esercito russo in ritirata ha ucciso persone sorprese nei momenti probabilmente di vita quotidiana. In questo caso è evidente la vendetta verso una città che ha resistito. La strada per la conquista di Kiev è stata sbarrata proprio dalle città che hanno reso difficile l’entrata nella capitale; proprio perché non hanno collaborato con i russi; perché non hanno accolto i russi come fratelli salvatori. Questo ha generato grande rancore e rabbia nelle truppe russe che hanno optato per la vendetta. Sono state uccise persone a caso, omicidi umorali».

Con questo panegirico molto commovente e accattivante il buon Roberto Saviano a Di martedì, ha cercato di farci accettare la guerra nucleare al posto dei condizionatori. Perché l’alternativa vera è quella e non certo la pace come ha affermato Draghi.

Uno dei più tipici elementi dell’imperialismo umanitario è quello di creare indignazione con false informazioni per causare un clima di paura tra la gente e cortocircuitarne la riflessione. Lo si è visto in Siria, con Assad accusato di gasare il proprio popolo, quando invece le inchieste dell’ONU stabiliscono che ad agire sono stati semmai i tagliagole finanziati dall’Occidente. Questa è «la costruzione del nemico», come la chiama Domenico Losurdo. Un nemico forzatamente odioso. L’accusa di genocidio per quanto inconsistente è un artificio psicologico che cerca di limitare la libertà d’espressione criminalizzando il dissenso. Chi mette in discussioni un genocidio non è un essere umano. Sono le prime prove per disumanizzare il nemico contro cui ogni azione è buona, persino doverosa. La guerra totale in questo modo è alle porte.

Si va alla ricerca della drammatizzazione per indurre il «terrorismo dell’indignazione», la creazione di pseudo notizie accuratamente e strumentalmente selezionate per contrastare «un concorrente, un potenziale nemico, un nemico da screditare o, più esattamente, da additare al pubblico ludibrio dell’opinione pubblica internazionale» (Losurdo 2014).

Il discorso di Saviano tra l’altro è completamente contraddittorio. Anzi durante tutta la trasmissione le basi del suo discorso sono state negate. Saviano dice che i russi hanno commesso la strage mentre si ritiravano ma lui stesso dice che i corpi giacevano lì da parecchio tempo. Infatti, poco più in là il nostro si contraddice con le prove derivate da fotografiche satellitari. C’è un piccolo problema di cui evidentemente il buon Saviano non si è accorto. Secondo le cosiddette “prove satellitari” le vittime non sarebbero state uccise il giorno della partenza dei russi ma molto prima. Insomma, l’uomo che ha la lingua più veloce del cervello non si è accorto dell’evidente contraddizione. D’altra parte, lo ha detto il New York Times! Insomma: «Quelli che… lo ha detto il New York Times… oh yeah», per parafrasare l’immortale Jannacci. Per altro l’intera carriera di firme di primissimo piano come quella di Rampini o di Riotta s’è fondata per decenni sulla semplice traduzione di articoli del New York Times, o del Washington Post. Il terrorismo dell’indignazione funziona così bene che i propagandisti possono dire tutto ma anche il contrario di tutto e nessuno gli farà rilevare l’incongruenza. È la propaganda di guerra, stupido!!!

«Sono state uccise persone a caso, omicidi umorali» dice Saviano. Qui riaffiora il razzismo di cui spesso Saviano da sfoggio[1]. Come si conciliano poi omicidi umorali con persone che hanno le mani legate dietro la schiena?

Saviano ci mostra una foto di un uomo ucciso perché era uscito per comprare le patate. Per la verità sembra che le persone uccise avessero delle borse con gli aiuti che gli erano stati dati dai russi stessi. Evidentemente i russi mettono gli ucraini all’ingrasso per poi sacrificarli in un olocausto.

I civili a Bucha sono stati uccisi dall’esercito russo, scrive il Guardian. L’esame medico legale ha trovato nei corpi dei cittadini delle freccette di metallo, di cui sono imbottiti i proiettili ZSH1 da 122 mm.

Una prima discrepanza mette in discussione l’obiettività del materiale. Scrive il Guardian che i colpi di artiglieria su Bucha furono sparati in un momento in cui era sotto il controllo della Federazione Russa. Di conseguenza, le truppe russe semplicemente non potevano colpire il territorio in cui si trovano le proprie unità, se non per errore. Sembra che qui, come nelle parole di Saviano, la prima vittima sia la logica.

Postazioni dell’artiglieria ucraina abbandonate dai militari nel Donbass nel 2014. Si notano i proiettili ZSh1

Gli ZSh1 sono utilizzati dalle forze armate dell’Ucraina. L’esperto militare Boris Rozhin osserva che negli obici D-30 vengono usati proiettili da 122 mm. All’inizio della cosiddetta “operazione speciale”, le forze armate ucraine avevano almeno 350 obici D-30 e una grande quantità di munizioni derivate dagli arsenali dell’URSS. «Le forze armate dell’Ucraina hanno principalmente questa arma da campo, inclusa la 4a brigata NSU, che ha combattuto a Gostomel, Bucha e Irpin», scrive l’esperto. Queste armi sono state utilizzate anche durante i bombardamenti del Donbass nel 2014.

Le freccette nelle trincee ucraine. Donbass 2014

Nella Federazione Russa, tali obici vengono per lo più rimossi dal servizio e trasferiti in deposito. Sono stati sostituiti dai Msta-B con altri proiettili e un calibro diverso – 152 mm.

Nella tarda serata del 2 aprile e nel pomeriggio del 3 aprile, filmati impressionanti appaiono sui social. Una jeep con dei militari delle forze armate dell’Ucraina procede su una strada in mezzo a corpi esanimi di civili. Siamo lungo la Via Jablonskaya della cittadina di Bucha vicino a Kiev.

Sempre freccette estratte dai proiettili nelle trincee ucraine. Donbass 2014, Questo tipo di proiettili non dovrebbe essere utilizzato in zone densamente abitate.

Le prime informazioni sulle truppe russe che hanno lasciato Bucha sono apparse il 30 marzo; i post su un gran numero di vittime civili abbandonate sono apparsi solo tra la tarda serata il 2 aprile e la mattina del 3 aprile.

Questo ritardo temporale causa grandi sospetti, dal momento che in precedenza la parte ucraina ha elaborato tutti questi “fatti” molto rapidamente e punto per punto. Sembra che tutto questo tempo sia stato usato per preparare la più grande provocazione dopo l’Ospedale pediatrico di Mariupol.

La tesi principale dei media ucraini e occidentali: l’esercito russo ha lasciato Bucha avendo precedentemente compiuto un massacro tra la popolazione civile. Il fatto che l’esercito russo abbia lasciato la città il 30 marzo è confermato dalla parte ucraina. Il 31 marzo il sindaco di Bucha, dal volto ispirato, parla della “liberazione” della città. Non c’è menzione di nessuna strage o “cadaveri” lungo la strada e nel suo discorso. Solo due giorni dopo arrivano nuove informazioni sulle “centinaia” di morti.

«Il 31 marzo passerà alla storia del nostro insediamento e dell’intera comunità territoriale come il giorno della liberazione, da parte delle nostre forze armate ucraine, dagli orchi russi», ha detto il sindaco con un sorriso gioioso.

Si rallegrerebbe il sindaco se decine di suoi connazionali in quel momento giacessero per strada massacrati? Perché non dice nulla nella sua dichiarazione sulle atrocità dei “carnefici russi”? Perché non parla di tortura, stupro e omicidio?

In un’intervista con Meduza, un sito antirusso con sede a Riga, un membro del consiglio comunale di Bucha e una volontaria della difesa, Katerina Ukraintseva, hanno ammesso che le truppe russe non hanno sparato alle persone in loro presenza. Nella stessa intervista, si conferma indirettamente che l’esercito ucraino è responsabile delle distruzioni: «Se le forze armate dell’Ucraina avessero risposto in pieno all’esercito russo, la città sarebbe stata completamente distrutta». Sappiamo che l’esercito ucraino ha comunque risposto all’occupazione russa, bombardando assiduamente Bucha che dunque sarà stata parzialmente distrutta ma da chi, se non dagli ucraini. Il vice rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Dmitri Polianski ha dichiarato che occorre essere un esperto di cose militari per capire che i russi non dovrebbero autobombardarsi.

Dopo il ritiro delle truppe russe, Bucha è stata “chiusa” per alcuni giorni all’accesso sia dei comuni cittadini che dei giornalisti. Allo stesso tempo, in questi giorni non ci sono state segnalazioni di “vittime”.

Tra l’1 e il 2 aprile la prima unità delle forze armate ucraine che è entrata a Bucha sono state le forze speciali della Guardia nazionale ucraina. Il canale Telegram ufficiale della Guardia Nazionale ha pubblicato un video girato dagli stessi combattenti di questo distaccamento. Nel video si vede che i militari ucraini passano tranquillamente per le strade della città – e su queste strade non sono visibili “montagne di cadaveri”.

I soldati ucraini poi comunicano con la gente del posto – e non c’è una sola lamentela da parte della popolazione contro i “terribili occupanti russi”. I residenti raccontano semplicemente quali edifici a Bucha sono stati usati dalle truppe russe come basi per l’alloggio.

Ciò dimostra inequivocabilmente il fatto che al momento della transizione di Bucha sotto il controllo delle forze armate ucraine, non c’erano ancora “crimini di guerra” in questo insediamento. Non c’erano cadaveri per le strade, né fosse comuni, né civili incarcerati e uccisi o perlomeno niente di ciò era attribuibile ai russi. Notiamo inoltre che i primi video con cadaveri compaiono su Twitter solo nella tarda serata del 1° aprile e le informazioni in merito iniziano a diffondersi solo il 3 aprile.

Allora da dove venivano i cadaveri per le strade di Bucha o nelle fosse comuni. E chi sono queste persone? Parecchi senz’altro vittime della guerra e degli scontri tra i due eserciti. Una delle fosse comuni fu creata notoriamente per dare sepoltura alle prime vittime. Un’altra risposta potrebbe risiedere nel video della difesa territoriale dell’Ucraina, dove un soldato chiede: «Ci sono persone senza bracciali blu, posso sparargli?» «Sparagli, cazzo» è la risposta di Sergei “Botsman” Korotkikh[2]. Il video è stato originariamente caricato da un leader della milizia, Korotkikh, appunto[3].

C’è un video che mostra l’esecuzione di un equipaggio di un blindato russo catturato vicino a Kiev. Bisogna prestare attenzione alle mani del soldato di cui viene mostrato il corpo: le sue mani sono legate con del nastro adesivo bianco. Le mani dei civili uccisi a Bucha sono legate nello stesso modo. Questo è un tratto caratteristico delle azioni dei battaglioni nazionalisti, che lo usano “automaticamente” ovunque. I video in cui le persone sono legate allo stesso modo appaiono spesso nel canale Telegram dello stesso Sergey “Botsman” Korotkikh.

C’è un video, che è stato mandato in onda in Ucraina, che merita un’attenzione speciale. I soldati si trascinano dietro un corpo, si presume che questo sia un modo per proteggersi, perché, durante i combattimenti, i corpi dei caduti vengono spesso minati con trappole esplosive. Ciò viene fatto per mezzo di una granata pronta alla detonazione istantanea.

Quando si controlla l’attività di sminamento, infatti, un geniere aggancia il corpo una lunga corda, per evitare che l’esplosione lo investa. Il corpo viene quindi mosso da distanze considerevoli (fino a 25-100 metri, a seconda del tipo di trappola installata sotto il cadavere) e nel video, il cavo è lungo soli 3-5 metri. Nessuno sposta il corpo in quel modo, il che molto probabilmente indica che stiamo assistendo a una messa in scena.

L’edizione tedesca di Bild racconta le atrocità contro i prigionieri russi: “Crimini di guerra ucraini contro i russi”. La strage di Bucha è arrivata provvidenzialmente a salvare i militari ucraini dall’accusa di crimini di guerra.

Riassumendo: chi ha ucciso i civili a Bucha?

Le fosse comuni (in Kossovo) le abbiamo cercate per tre anni ma non ne abbiamo trovata una. La strage di Rajak fu una montatura. Hanno preso i cadaveri in un raggio di ottanta chilometri e li hanno allineati lì. Ma era tutta gente uccisa in posti diversi, con armi diverse, e in tempi diversi. Due erano stati addirittura spogliati e rivestiti. Con quelle “stragi” hanno fatto la guerra alla Serbia. Non si fa una guerra perché c’è una strage, ci si inventa una strage per giustificare una guerra già decisa.

Generale Fabio Mini

Alcune delle vittime di Bucha sono persone uccise dalla Milizia Territoriale, tra cui il distaccamento del nazionalista di Botsman. Ciò è confermato dagli stessi ucraini.

Il resto dei corpi sono le conseguenze del bombardamento che le forze armate dell’Ucraina hanno condotto dopo la partenza delle truppe russe – questo è segnalato da un gran numero di crateri, visibili nei video e nelle foto, creati dagli attacchi di artiglieria. Inoltre, i morti sono il risultato probabilmente del fuoco indiscriminato delle truppe ucraine, compresi i miliziani di Azov, quando sono entrate in città.

Fonti: Fascismo con caratteristiche americane (Ottolina TV), Dozens of Bucha civilians were killed by metal darts from Russian artillery (Guardian, 24 aprile, Lorenzo Tondo). Gli yakuti: «Non siamo mai stati a Bucha» (il manifesto, 8 Aprile 2022, Luna Rossa), Toni Capuozzo, G. Cadoppi “Uiguri: Una guida alla verità” (Edizioni L’Antidiplomatico di prossima pubblicazione), canali Telgram: Voyna s feykami, Sasha Kots, Boris Rozhin, Colonel Cassad.

Note:

1. Ricordiamo che nel romanzo Gomorra colpiva i cinesi con i più vieti luoghi comuni. Naturalmente i russi sarebbero “asiatici”, comunque non di pura razza ariana, come gli yakuti che avrebbero commesso le stragi, ma che non risultano essere mai stati a Bucha. Le truppe gramellinate del Corriere della Sera avevano parlato degli uomini del «battaglione siberiano, ultimo mostro del puntinismo».

2. Su Telegram sono apparse conversazioni che maledicono Boatman per aver rovinato tutto con i suoi video.

3. Korotkikh, è un russo che è stato accusato dal suo paese dell’omicidio nel 2007 di due immigrati nei pressi di Mosca davanti a una bandiera nazista: era già stato indagato per diversi crimini in precedenza, tra cui l’assassinio di giornalisti, ma è sempre sfuggito alla punizione. Alcuni dei gruppi a cui si è unito Korotkikh hanno pubblicamente elogiato la Germania nazista e Adolf Hitler e hanno dichiarato la “guerra razziale”. Un vero gentleman come si vede. Korotkikh è riparato in Ucraina e naturalmente è stato immediatamente nominato comandante di un reparto della Milizia Territoriale (Kyiv Post, 1 ottobre 2021).

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