Potrebbe esserci uno scambio russo-turco in Ucraina e Siria?

di Andrew Korybko

da https://oneworld.press/

Traduzione di Marco Pondrelli per Marx21.it

Il Presidente turco Erdogan ha recentemente rivelato che il suo Paese intende presto mettere in atto i suoi piani per la creazione di una “zona sicura” di 30 chilometri di profondità nel nord della Siria, dopo il parziale successo ottenuto a tal fine qualche anno fa. Sia la Russia che gli Stati Uniti hanno messo in guardia contro la mossa: la prima ha affermato che sarebbe illegale senza l’approvazione di Damasco e che solo il governo legittimo della Repubblica araba può garantire la sicurezza lungo la parte siriana della frontiera internazionale, mentre i secondi hanno avvertito che “attori maligni” potrebbero sfruttare la situazione per creare maggiore instabilità regionale. Comunque sia, Ankara rimane impegnata a ripristinare l’integrità di quelle che considera le sue linee rosse di sicurezza nazionale nel vicino Stato, in un modo che alcuni hanno paragonato alla motivazione di Mosca per la sua operazione militare speciale in corso in Ucraina.

La Russia e la Turchia hanno coordinato le loro mosse in Siria nell’ultimo mezzo decennio, a partire dai primi colloqui di pace di Astana del gennaio 2017, al fine di prevenire qualsiasi scontro involontario tra queste Grandi Potenze. I loro leader sono finora riusciti a regolare responsabilmente la loro rivalità, anche se è chiaro che continuano a competere l’uno con l’altro sia in Siria che altrove, in Afro-Eurasia, come in Nord Africa e nel Caucaso meridionale. Il conflitto ucraino è un altro caso in cui i loro interessi non sono perfettamente allineati, come dimostra la condanna pubblica di Ankara della campagna di Mosca e l’invio di droni a Kiev da utilizzare contro le Forze armate russe (RAF). A onor del vero, gli armamenti che la Russia fornisce alle Forze armate siriane (SAA) potrebbero in teoria essere usati contro la Turchia, quindi in un certo senso la situazione si equilibra, anche se si tratta di un paragone imperfetto perché le due parti non sono in ostilità.

Nonostante le divergenze in Ucraina e in Siria, le relazioni russo-turche rimangono piuttosto stabili, contraddicendo le aspettative di molti che pensavano che i legami tra i due paesi si fossero ormai rotti de facto. In realtà, sul fronte ucraino, Ankara è stata piuttosto accomodante con Mosca. Rifiuta di sanzionare la Grande Potenza eurasiatica (mantenendo così importanti legami energetici), il Presidente Erdogan ha concordato con la sua controparte russa di esplorare i modi in cui il suo Paese potrebbe rimuovere le mine navali dell’Ucraina per riaprire la navigazione internazionale, Ankara ha posticipato o cancellato le provocatorie esercitazioni NATO nel Mar Nero e la Turchia continua a mediare tra Mosca e Kiev. Queste non sono le azioni di un Paese che brama di entrare in guerra con il suo vicino, ma di una leadership molto pragmatica che comprende saggiamente che è meglio attenuare le tensioni per perseguire interessi comuni.

Questi interessi potrebbero specularmente riguardare uno scambio in Ucraina e in Siria, in base al quale Ankara alleggerisce alcune delle pressioni occidentali guidate dagli Stati Uniti su Mosca nel primo caso, in cambio di un contraccambio da parte del Cremlino nel secondo, nonostante entrambi continuino a criticarsi pubblicamente per le rispettive campagne in ogni Paese vicino. In pratica, la seconda parte di questo potenziale accordo potrebbe comportare che Mosca si faccia da parte mentre Ankara sgomina i gruppi armati nel nord della Siria che considera terroristi, parallelamente a “consigliare” discretamente a Damasco di “ritirarsi” e non rispondere a quella che entrambe considerano ufficialmente un’operazione illegale. Il Cremlino potrebbe inviare più armi al suo alleato, proprio come la Turchia ha fatto con l’Ucraina, ma a differenza della seconda, è improbabile che quelle siriane vengano usate contro queste forze armate straniere, poiché la Russia non vuole una guerra per procura con la Turchia.

Indipendentemente dal punto di vista dell’operazione speciale russa in Ucraina e di quella analoga pianificata dalla Turchia in Siria, non si può negare che queste due Grandi Potenze si stiano comportando in modo molto pragmatico l’una verso l’altra, soprattutto Ankara nei confronti di Mosca, nonostante le spedizioni di droni a Kiev. Se il Presidente Erdogan fosse solo un altro burattino come la maggior parte dei suoi alleati occidentali guidati dagli Stati Uniti, a parte il Presidente ungherese Orban, allora avrebbe sanzionato la Russia, tagliato i legami energetici, aperto gli Stretti alle navi da guerra della NATO, minacciato di partecipare a un’operazione navale per “sbloccare” i porti marittimi ucraini e non si sarebbe preoccupato di mediare tra Mosca e Kiev. In realtà, ha fatto l’esatto contrario, come spiegato in precedenza, il che è impressionante e testimonia di una politica estera veramente indipendente, praticata con l’obiettivo di massimizzare l’autonomia strategica della Turchia nella Nuova Guerra Fredda.

È comprensibile quindi che la Russia cerchi di “premiare” la Turchia per il suo pragmatismo nei confronti del conflitto ucraino, ricambiando questa politica in Siria con la prevista operazione militare di Ankara. Sarebbe perfettamente sensato, poiché una simile posizione rafforzerebbe la fiducia reciproca e aiuterebbe a gestire i sospetti occasionali sulle loro intenzioni, che terze parti come gli Stati Uniti cercano sempre di sfruttare, anche se finora senza successo. L’Ucraina e la Siria sono di primaria importanza per la sicurezza nazionale rispettivamente della Russia e della Turchia, per questo è importante che entrambe le Grandi Potenze non interferiscano direttamente con le operazioni dell’altra, anche se le considerano sinceramente illegittime e non esitano a dirlo pubblicamente.

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