Per una corretta analisi e per i comuni obiettivi da realizzare

di Giuseppe Amata

  1. Molti compagni sono intervenuti nella discussione sulla terza guerra mondiale, preparata da tempo è già iniziata dagli Stati Uniti e dalla Nato contro la Russia per passare poi alla Cina, evidenziando corrette posizioni d’analisi. Nello stesso tempo, però, noi comunisti in Italia siamo accerchiati e bombardati dalla guerra mediatica imperialistica che cerca di confondere il vero con il falso e purtroppo anche da forze che si definiscono comuniste e si dichiarano né con Putin né con la Nato e che nello sviluppo della contraddizione principale nella quale siamo coinvolti a livello internazionale, anziché fare chiarezza arrecano confusione falsando gli obiettivi da realizzare. Il mio intervento è finalizzalo, quindi, all’approfondimento dei tre fronti sui quali si combatte: militare, economico e mediatico.
  2. Il Fronte militare, per ora è limitato al territorio ucraino dopo l’inizio dell’intervento russo a sostegno del popolo del Donbass e per la neutralità, la smilitarizzazione e la denazificazione dello Stato ucraino, nonché per la creazione di un sistema di sicurezza collettivo tra tutti i Paesi europei senza l’imposizione di quello che fa comodo alla Nato. C’è chi freme per allargare questo fronte mandando finanziamenti per pagare gli oltre ventimila mercenari e armi pesanti all’Ucraina e in prima fila, oltre gli Stati Uniti e la Gran Bretagna guidata da Boris, che ha assunto la testa dell’ariete, stanno la Polonia e i Paesi baltici. Costoro sono convinti che possono impedire gli obiettivi del governo russo di liberare il Donbass dai nazisti. Ma le notizie che giungono dal campo dopo la liberazione di Mariupol e la resa di oltre mille militari ucraini non segnano un punto a favore di quelle illusioni, anzi attestano che gli obiettivi russi nell’arco di alcune settimane potranno essere compiuti. In ogni caso non è questione di tempo, quanto di volontà politica da realizzare per non far ricadere la Russia nelle condizioni degli anni Novanta, anche perché la Nato continua ad allargarsi con la propensione di una parte dei politici filandosi e svedesi e con quella dei circoli governativi giapponesi e australiani a farne parte. Come riflesso dell’armamento dell’Ucraina dal 2014 da parte della Nato e dell’inglobamento del suo territorio nella strategia militare (in particolare con l’insediamento di laboratori americani per la guerra biologica), anche se non ne è ancora diventata un membro effettivo, nonché delle operazioni militari attuali, detto territorio è un teatro di prova di materiale bellico e di strategia militare per un eventuale allargamento del conflitto al territorio russo e per guerre future che la Nato allargata prepara per impedire il declino imperialistico.
  3. Lo scontro economico, invece, si sta generalizzando sempre di più interessando non soltanto la Russia con le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, dalla Nato, dall’Unione Europea e dai governi giapponese e australiano, ma tenta di allargarsi alla Cina, all’India e ad altri grandi Paesi del Terzo mondo se non accettano i ricatti americani per isolare la Russia. Quello che in gergo si definisce Occidente, ma il termine più appropriato è imperialismo, non ha risolto le cause che determinarono la grande crisi economica iniziata alla fine del 2007 (e non mi dilungo ad elencarle avendole ampiamente trattate nel mio libro, Il capitalismo e le crisi, Aracne 2013) né tanto meno quelle della pandemia che riesplode dopo essere sembrata in attenuazione, mentre di rimando la crescita economica della Cina e degli altri Paesi orientati al socialismo è costante, superando ovvie difficoltà che si sono determinate nel processo di mondializzazione dell’economia, vantaggioso per i Paesi emergenti con l’intensificarsi degli scambi se basati sul reciproco vantaggio. Altra cosa invece è la globalizzazione voluta dalla triade (Stati Uniti, UE e Giappone) per sottrarre materie prime a basso costo, mantenere lo scambio diseguale tra importazione di materie prime a basso prezzo ed esportazione di prodotti finiti venduti a prezzi crescenti, nonché libero sfruttamento della forza lavoro nel Terzo Mondo, vendita di brevetti e prestiti finanziati a tassi crescenti in seguito all’apprezzamento delle valute forti rispetto a quelle deboli. In altri termini con la globalizzazione imposta dopo il disfacimento dell’Unione Sovietica non si vuole perdere nel mondo da parte dell’imperialismo il dominio iniziato con il colonialismo e d’altra parte all’interno di ogni Paese imperialista negli ultimi tre decenni è stata rapinata sempre di più la classe operaia ed i tecnici (che ormai fanno parte in senso lato di questa classe) con l’estorsione di un maggior plusvalore, soprattutto quello relativo (ceduto proprio dai tecnici) e sono state impoverite le masse popolari, compresi i contadini e qualche settore dell’artigianato, o se si vuol dire della piccola imprenditorialità, che prima della crisi accennata si erano sollevati economicamente. Nell’attuale periodo storico queste forze sociali stanno pagando il prezzo delle sanzioni con la diminuzione delle commesse e della vendita dei prodotti agricoli nel mercato russo (già ancor prima con le sanzioni in seguito al referendum sull’indipendenza dells Crimea), con l’aumento esagerato delle materie prime fornite dai monopoli (in Italia: Enel, Eni ed altri del settore dei fertilizzanti e della semilavorazione di prodotti per la piccola industria) e delle bollette energetiche e dei carburanti che colpiscono maggiormente le famiglie a basso reddito ed anche quelle che hanno un reddito dignitoso. Al riguardo, la propaganda occidentale sulla guerra economica alla Russia è fondata sul paradigma che Putin vuole ricostruire l’impero zarista allargando gi attuali confini della Russia e in generale sostiene che lo scontro è tra democrazie e autocratismo e si parla a nuora affinché la suocera intenda, cioè la Cina. Dentro questo paradigma scivolano forze che si considerano pacifiste, anche se evidenziano i loro distinguo, considerando la Russia neo-zarista. Su questo punto i comunisti devono fare chiarezza. La Russia non è zarista e nemmeno socialista. E’ il risultato del disfacimento del primo Stato socialista e quindi a maggior ragione aperto alla lotta di classe nel suo seno. Ma la contraddizione principale in cui è coinvolta oggi è rappresentata dal desiderio dell’imperialismo di assoggettarla e far man bassa delle sue abbondanti materie prime e risorse di cui la natura l’ha dotata, così come aveva fatto con la gestione Eltsin. Quindi, difendendo la sua indipendenza e respingendo questo disegno aggressivo, la Russia si colloca oggettivamente nel contesto della lotta contro l’imperialismo. Un’altra contraddizione, al momento secondaria, è al suo interno tra la borghesia al potere e le masse popolari. Come insegna Mao con il suo importante scritto Sulla contraddizione, bisogna individuare in ogni processo storico la contraddizione principale e l’aspetto principale della contraddizione. Adattando la corretta analisi filosofica con la pratica della lotta di classe, Mao nel 1937, nel corso dell’aggressione giapponese alla Cina, ha proposto il fronte unito al Kuomintag per sconfiggere l’aggressore giapponese, pensando successivamente di risolvere l’altra contraddizione, cioè rovesciando il dominio semifeudale di Chiang-kai.shech con la politica di Nuova Democrazia. Così oggi in Russia, dalla risoluzione della contraddizione principale si creeranno le condizioni per risolvere in futuro l’altra. Tutti coloro che si definiscono comunisti e fanno il discorso né con Putin, considerato aggressore nel conflitto in Ucraina, né con la Nato, entrano in una logica perdente. Bisogna sempre individuare chi è il nemico principale, come insegna Mao, e combatterlo. Dopo, si possono fare tutti i distinguo che si vogliono e i problemi da evidenziare per risolverli. Dall’andamento dello scontro economico generalizzato a livello mondiale, pertanto, si creeranno nuove condizioni favorevoli o sfavorevoli a seconda se le forze progressiste mondiali riusciranno ad imporre un nuovo mordine mondiale che superi definitivamente colonialismo, scambio economico diseguale, supremazia del dollaro ed altro..
  4. Lo scontro mediatico, da diversi decenni è diventato l’arma più potente che hanno USA, Nato e UE con i tanti mezzi di comunicazione a loro assoggettati. Basta vedere le notizie che sfornano a getto sul conflitto. Molte inventate di sana pianta e poi diffuse nei talk show televisivi dai cosiddetti corrispondenti di guerra. Una volta i corrispondenti di guerra erano quelli che seguivano le truppe di una parte nel teatro delle operazioni e descrivevano il loro punto di vista anche se ritoccato per non turbare le forze militari nelle quali erano accreditati. Oggi i cosiddetti corrispondenti di guerra vengono portati sul luogo degli scontri post factum per descrivere con immagini adattate tutto quello che desidera la parte militare alla quale sono accreditati. Quindi nella guerra mediatica tra “democrazie e autocratismo” siamo bombardati minuto per minuto da un coro generale che descrive le forze russe come esecutrici di “barbarie, di crimini di guerra, di stupri generalizzati di donne e di bambini, di uccisioni a sangue freddo” e di ogni malvagità esaltando al contempo le forze ucraine di eroismo, di valori patriottici e di quant’altro ha portato alla “sconfitta militare della Russia e alla liberazione della città di Kiev e di altre città”. Cosa hanno liberato? Nulla, se non rioccupare il territorio lasciato dai russi dopo l’andamento delle trattative. Infatti, nei documenti elaborati dalle due parti dopo infinite ed estenuanti discussioni è stata sancita la neutralità dell’Ucraina e quindi la Russia ha ritirato le truppe dai dintorni della capitale e da altre città del nord, per dedicarsi alla liberazione del Donbass, sul quale argomento nelle trattative la parte ucraina non acconsentiva a nessun costo al riconoscimento dell’indipendenza delle repubbliche popolari, negando il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Diritto, in altri contesti, strombazzato invece dai loro protettori americani ed europei quando dovevano disgregare la Federazione Russa esaltando il desiderio separatista dei terroristi ceceni e del Dagestan, nonché la Federazione Jugoslava, riconoscendo senza batter ciglio gli autonomisti sloveni, croati, bosniaci, macedoni, e i gruppi mafiosi montenegrini e i terroristi kossovari, addestrati dalla Cia negli Stati Uniti e mandati sul campo con la complicità dell’Albania. Diritto ancora che riconoscono ai seguaci del Dalai e ai terroristi uiguri per tentare di scardinare l’unità delle nazionalità nella Cina. E dopo il ritiro russo dal territorio del nord dell’Ucraina le forze naziste ucraine hanno strombazzato la loro vittoria e gridato “Gloria all’Ucraina”, stracciando gli accordi già elaborati.
  5. In questo teatro militare, economico e mediatico, dunque, ci stiamo anche noi, comunisti d’Italia, indirettamente o direttamente e ognuno risponderà di fronte alla storia delle proprie azioni e del suo contributo, anche se piccolo, per il trionfo di un nuovo ordine mondiale equo e solidale. Ma non sarà un compito facile da realizzare!

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