Una risposta all’articolo di Wu Ming 1 “Gli antimperialisti del meno peggio”

di Federico La Mattina | in facebook

wumingDi solito leggo con interesse le riflessioni del collettivo Wu Ming ( anche i romanzi), questa volta però l’articolo in questione mi ha fatto sobbalzare dalla sedia. Ecco il link: www.wumingfoundation.com

Si tratta, a mio avviso, di un’analisi estremamente superficiale, intrisa di occidentalismo e sterile rivoluzionarismo. Scrive l’autore: “Peccato che Russia, Cina o Iran siano il “meno peggio” per noi che non ci viviamo, non per chi sopporta quotidianamente (a seconda dei casi) il potere degli oligarchi o del PCC, il mix di liberismo e autoritarismo, il “capitalismo con valori asiatici”, lo strapotere del fanatismo religioso etc”   

In poche parole  il nostro autore afferma ( inserendo tutto in un unico calderone) che chi vive in Russia, Cina, Iran è un povero sfortunato. Il senso è: beati noi occidentali “che non ci viviamo”. Certamente al nostro autore non interessa cosa pensi la popolazione cinese del proprio governo,  in cosa consistano le giustissime rivendicazioni di maggiore  giustizia sociale in Cina. Non si chiede come mai mentre in Occidente si ridimensiona il ceto medio, questo nasca in Cina. A lui non interessa il fatto che la Cina in trent’anni abbia portato 300.000.000 di persone fuori dalla povertà *. Probabilmente non si interessa del dibattito interno al PCC o dell’opinione dei cinesi. L’unica cosa che riesce a dire è “ non per chi li sopporta quotidianamente”. Lo stesso discorso vale per la Russia; l’opinione del più grande partito di opposizione a Putin ( il KPRF) non gli interessa. Ci sta dicendo insomma che circa 1.7 miliardi di persone vivono oppresse, noi che non “ci viviamo” non possiamo capirlo e che loro “sopportano quotidianamente” i loro regimi dispotici. Tutto questo senza la minima analisi di tipo storico o sociale degli Stati in questione. Lungi da me volere difendere Putin, ma questo è veramente un delirio occidentalista.

Il nostro autore continua scrivendo: “Ma se noi neghiamo che nelle rivolte arabe o nel movimento che appoggia le Pussy Riot si esprimano spinte più che giustificate, soggettività genuinamente rivoltose e per nulla descrivibili come “filo-occidentali”, praticamente stiamo consegnando quei movimenti agli stronzi.”

Non si interessa certamente di distinguere fenomeni diversissimi come le rivolte in Tunisia ed Egitto (non voglio addentrarmi sui risvolti che hanno avuto, ma sulla loro genesi) rispetto alle rivoluzioni indotte in Libia e Siria. Dice poco prima: “ E così, di fronte all’Amerika e al suo strapotere militare e di intelligence, si sceglie il “meno peggio”, che sia Gheddafi, Assad, Putin, Ahmadinejad o il PCC”. Inserisce sempre tutto in un unico calderone e tira fuori la questione della scelta del “meno peggio”. Quindi se l’Occidente  con l’aiuto delle petromonarchie finanzia e arma gruppi terroristici ( violando il diritto internazionale) che operano all’interno di un paese sovrano, seminando distruzione ( provocando la dura reazione dell’esercito, che  quel punto deve far fronte ad una guerra civile) noi cosa dobbiamo fare? Semplice, stando a quello che dice il nostro autore forse dovremmo disinteressarcene, tanto sono tutti cattivi. Chiedere una soluzione politica che nel rispetto della sovranità della Siria riappacifichi il paese è forse una follia da gente con la “fissa della geopolitica”. Io penso che invece sia una questione prima di tutto di buon senso e poi di rispetto del diritto internazionale. Se invece proviamo a difendere la Siria non in quanto paradiso in terra ( ne esistono o ne sono mai esistiti?) ma come paese dichiaratamente sotto attacco, si è accusati di considerare la Siria e in generale gli Stati come “Uno” e quindi soltanto in ottica geopolitica. Quindi cosa dovremmo fare? Boh, a loro forse questo non interessa. Io credo che, al contrario, siano loro a ragionare in termini monistici. La Cina è “capitalista, repressiva e imperialista” e di conseguenza cattiva; non considerando gli enormi passi in avanti fatti in ogni campo, in particolare negli ultimi dieci anni (poi sulla Cina imperialista vorrei dei chiarimenti). Idem per Russia, Siria vecchia Libia ecc… Quando scoppiano dei movimenti di rivolta ( non importa che siano eterodiretti, minoritari, terroristici) allora dicono che “l’ Uno si è diviso in due”.

Dice poi “Ma quando passano al livello internazionale, globale, dell’antimperialismo, di questo tendono a dimenticarsene, e ragionano – a volte senza rendersene conto – per blocchi, per società omogenee, per scontri “molari” troppo facili da descrivere.”                                                                                

Come ho già scritto, penso che al contrario sia l’autore in questione a ragionare per “società omogenee”. Mi dà inoltre parecchio fastidio il fatto che ragioni in terza persona plurale “ quando passano…tendono ecc..”, considerando una massa informe chi manifesta posizioni diverse dalle sue.

Per quanto riguarda le Pussy Riot non ritengo la vicenda giudiziaria sufficientemente rilevante da essere trattata.

Penso che sia insensato sostenere aprioristicamente chi si oppone agli USA, ma ritengo perfettamente organico all’egemonia atlantica chi sostiene ( volontariamente o meno)  tutte le campagne provenienti dal Dipartimento di Stato Americano.

Non è mia intenzione difendere terzi o gruppi dalla dubbia appartenenza politica. Io, in quanto totalmente in dissenso con questo articolo, mi sono sentito in dovere di rispondere a titolo esclusivamente personale da libero comunista umanista non appartenente a nessun gruppo specifico.

*1 “Avendo elevato 300 milioni di persone fuori dalla povertà in meno di una generazione – certamente una delle più grandi imprese del ventesimo secolo –, la Cina è ora disponibile ad impiegare una quota maggiore delle proprie considerevoli risorse per aiutarci ad intervenire a sostegno di coloro che si trovano in condizioni disperate altrove”, ha dichiarato a Pechino James Morris, Direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale (PAM) dell’ONU.

http://www.resistenze.org/sito/te/po/ci/poci5a07.htm