Qual è l’agire veramente responsabile nei confronti del popolo siriano?

di Zhong Sheng – Popolo in Linea | Traduzione a cura del CeSPIn – Puntocritico

 

cina russia_onuPechino 6 febbraio 2012 – Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha celebrato sabato una votazione sul progetto di risoluzione sulla Siria. La Cina, che rimane nella sua posizione di principio sulla risoluzione dei problemi interni ai paesi in modo pacifico, politico e sulla base del dialogo ha posto il veto assieme alla Russia al progetto presentato.

La situazione siriana si sviluppa di male in peggio e continua a salire il numero dei morti civili. Il fatto che la Cina abbia votato contro il progetto del Consiglio di Sicurezza non significa che tolleri il continuo peggioramento della preoccupante situazione, ma dimostra la sua attitudine di responsabilità verso gli interessi fondamentali del popolo siriano. Attualmente la situazione siriana è molto complicata. Apparentemente, appoggiare uno dei contendenti in campo e esercitare pressioni sull’altro, aiuterebbe alla risoluzione delle problematiche in campo. In realtà questo agire contribuisce nel peggiorare la situazione.

Gli avvenimenti di Libia costituiscono un esempio negativo che possono servire da lezione. I paesi membri della Nato hanno abusato della risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla zona di esclusione aerea in Libia per prestare appoggio al fuoco di una delle parti in lotta nel paese. E’ divenuta quindi concreta l’idea iniziale di protezione dei civili? Come conseguenza, gli scontri hanno causato danni ai civili ed è divenuta maggiormente sanguinosa e catastrofica la guerra civile. Chiunque abbia una minima conoscenza militare non può mettere in discussione questi fatti e il suo tragico epilogo.

La promozione di una risoluzione pacifica dei conflitti in seno ad un paese costituisce una misura effettiva per impedire l’estendersi della violenza e contribuire a sedimentare principi solidi per mantenere la stabilità durevole nel paese in questione. Soffocare la violenza con un’altra eguale non conduce a una pace duratura.

Per la più potente alleanza militare del mondo, non è particolarmente difficile cambiare il governo di un piccolo paese ricorrendo alla guerra. Salvo poi ritirarsi prontamente una volta ottenuta la vittoria. Non può compiere la missione di primordiale importanza quale quella di proteggere la sicurezza della vita dei civili, nemmeno quando permane per tempo nel suddetto paese. I disastri accaduti in Irak e in Afghanistan sono sufficienti per aprire gli occhi alle persone. Apparentemente, il ricorso alla forza per impedire una catastrofe umanitaria avrebbe una giustificazione altisonante anche sotto la maschera della giustizia e della responsabilità. Non costituiscono forse una catastrofe umanitaria gli incessanti attacchi ed esplosioni che sono continuati per più di una decade dopo il cambio di regime in Irak? I paesi membri del Consiglio di Sicurezza devono prendere in considerazione le conseguenze ed applicare maggior rispetto e cautela per risolvere le rivolte in qualsiasi paese.

Attualmente ci sono persone che sostengono che bisogna obbligare la Siria a cambiare il proprio governo basandosi sull’appoggio all’aspirazione del popolo siriano alla democrazia. La scelta di governo è un diritto democratico del popolo siriano. Senza dubbio, l’odio e il separatismo servono e sono sempre serviti da giogo. Non importa chi conformi il governo, qualsiasi governo ha l’obbligo di salvaguardare la stabilità statale e proteggere la sicurezza del proprio popolo. E’ imprescindibile la riconciliazione nazionale per raggiungere questo proposito. Perchè non viene praticata quanto prima, per ritornare a uno status di concordia nazionale? E’ forse più semplice raggiungere la riconciliazione mediante cruenti massacri?

Occorre fare il cento per cento degli sforzi per ottenere la risoluzione del problema, anche quando rimane un solo barlume di speranza. E’ necessario che la comunità internazionale conceda più opportunità alla pace, questo è un agire autenticamente responsabile negli interessi del popolo siriano.

Il principio cardine della Carta dell’ONU consiste nella salvaguardia della pace e della sicurezza internazionale. L’organizzazione è capace di impedire l’aggressione però non può obbligare un paese a cambiare il proprio regime. Nella primavera del 2003, quando gli Stati Uniti pretendevano che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU li autorizzasse a lanciare attacchi militari contro l’Irak, l’allora segretario dell’ONU Kofi Annan, disse che conosceva persone con differenti opinioni nel Capitolio di Washington sulla questione irakena ma che non gli interessavano. L’ONU non ha competenza per cambiare il presidente di un paese e questo sarebbe un atto illegale per questa organizzazione.

Sostenere la risoluzione pacifica del problema siriano e promuovere lo sviluppo della situazione del Medio Oriente verso la stabilità costituisce la conseguente posizione della Cina. Questo corrisponde agli interessi fondamentali del popolo siriano e mostra l’alto senso di responsabilità per la pace mondiale che alberga nell’agire della Cina come membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

 

http://spanish.peopledaily.com.cn/