L’atto rivoluzionario di dire la verità

media manipolazionedi John Pilger | johnpilger.com

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

30/09/2015

George Orwell disse: “Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”.

Questi sono tempi oscuri, in cui la propaganda dell’inganno tocca le nostre vite nella loro interezza. E’ come se la realtà politica fosse appannaggio di pochi e l’illusione legittimata. L’era dell’informazione è l’era dei media. Abbiamo la politica dei media, la censura dei media, la guerra dei media, la sanzione mediatica; la distrazione mediatica: una deriva surreale di falsi assunti e luoghi comuni.

La tecnologia meravigliosa è diventata insieme nostra amica e nemica. Ogni volta che accendiamo un computer o attiviamo un dispositivo digitale – i nostri rosari laici – siamo sottoposti al controllo: alla sorveglianza delle nostre abitudini e routine, e di bugie e manipolazioni.


Edward Bernays, che coniò la locuzione “pubbliche relazioni” quale eufemismo di “propaganda”, l’aveva predetto oltre 80 anni fa. L’aveva definito “il governo invisibile”.

Egli scrisse: “Coloro che manipolano questo invisibile meccanismo della [democrazia moderna] costituiscono un governo invisibile che rappresenta il vero potere nel nostro Paese… Noi siamo governati, le nostre menti sono modellate, i nostri gusti sono formati, le nostre idee sono suggerite largamente da uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare…”.

L’obiettivo di questo governo invisibile è quello di conquistarci, conquistare la nostra coscienza politica, il nostro senso del mondo, la nostra capacità di pensare in modo indipendente e di separare la verità dalla menzogna.

Si tratta di una forma di fascismo, una parola che usiamo giustamente con cautela, relegandola a un passato intermittente. Ma oggi un insidioso moderno fascismo è ormai un pericolo crescente. Come nel 1930, vengono sfornate grandi menzogne con la regolarità di un metronomo. I musulmani sono cattivi. I fanatici sauditi sono buoni. I fanatici dell’ISIS sono malvagi. La Russia ha sempre rappresentato il male. La Cina sta diventando malvagia. Bombardare la Siria è bene. Le banche corrotte sono buone. Il debito corrotto è buono. La povertà è buona. La guerra è normale.

Coloro che mettono in dubbio queste verità ufficiali, questo estremismo, sono ritenuti bisognosi di lobotomia, fino a quando non si ravvedano. La BBC offre questo servizio gratuitamente. Chi non si sottomette deve essere etichettato come “radicale”, qualunque cosa significhi.

Il dissenso reale è diventato esotico; tuttavia coloro che dissentono non sono mai stati più importanti. Il libro che lancio stasera, The WikiLeaks Files, è un antidoto a un fascismo che non pronuncia mai il suo nome. Si tratta di un libro rivoluzionario, così come WikiLeaks è rivoluzionario, esattamente nel senso orwelliano della citazione iniziale. Perché dice che non dobbiamo accettare queste menzogne quotidiane. Non dobbiamo rimanere in silenzio. O come cantò una volta Bob Marley, dobbiamo emanciparci dalla schiavitù mentale.

Nell’introduzione, Julian Assange spiega che non è mai abbastanza pubblicare i messaggi segreti del grande potere: dargli un senso è fondamentale, inserirli nel contesto attuale e nella memoria storica.

Questo è il pregio di questa antologia: recupera la nostra memoria. Collega le motivazioni e i crimini che hanno causato tanto sconquasso umano, dal Vietnam e l’America centrale al Medio Oriente e l’Europa dell’Est, nel segno del potere rapace degli Stati Uniti.

E’ in atto un tentativo statunitense ed europeo per distruggere il governo della Siria. Il primo ministro David Cameron ne è particolarmente appassionato. Si tratta dello stesso David Cameron che ricordo servile uomo delle pubbliche relazioni, impiegato in una televisione commerciale indipendente della Gran Bretagna.

Cameron, Obama e il sempre ossequioso Francois Hollande vogliono distruggere l’ultima autorità multi-culturale rimasta in Siria, un’azione che farà sicuramente spazio ai fanatici dell’ISIS.

Tutto ciò è folle, naturalmente. La grande bugia che giustifica questa follia è che andrebbe a sostegno dei siriani sollevatisi contro Bashar al-Assad nella primavera araba. Come rivela il file Wikileaks, la distruzione della Siria è un cinico progetto imperialista di vecchia data che precede la rivolta della primavera araba contro Assad.

Per i dominatori del mondo a Washington e in Europa, il vero crimine della Siria non è la natura oppressiva del suo governo, ma la sua indipendenza dal potere statunitense e israeliano, proprio come il vero crimine dell’Iran è la sua indipendenza, il vero crimine della Russia è la sua indipendenza e il vero crimine della Cina è la sua indipendenza. In un mondo di proprietà USA, l’indipendenza è intollerabile.

Questo libro rivela queste verità, una dopo l’altra. La verità di una guerra al terrore che è sempre stata una guerra di terrore; la verità su Guantanamo, la verità sull’Iraq, sull’Afghanistan, sull’America Latina.

Mai dire la verità è stato così urgente. Con lodevoli eccezioni, coloro che nei media sarebbero pagati per mettere le cose in chiaro sono ora assorbiti in un sistema di propaganda che non è più giornalismo, ma anti-giornalismo. Questo è il caso del liberale e rispettabile Murdoch. A meno che non siate disposti a monitorare e ricostruire ogni pretestuosa asserzione, le cosiddette notizie sono diventate inguardabili e illeggibili.

La lettura degli archivi di WikiLeaks, mi porta alla memoria le parole del compianto Howard Zinn, che spesso riferiva di “un potere che i governi non possono sopprimere”. Sono parole che descrivono Wikileaks e descrivono i veri informatori che condividono quel coraggio.

Una nota personale: conosco le persone di Wikileaks da qualche tempo. Che abbiano raggiunto ciò che hanno raggiunto in circostanze che non hanno scelto, è una fonte di costante ammirazione. Mi viene in mente il salvataggio di Edward Snowden. Come lui, sono eroici: niente di meno.

Il capitolo di Sarah Harrison, Indexing the Empire, descrive come lei e i suoi compagni abbiano istituito una intera biblioteca pubblica della diplomazia statunitense. Ci sono più di due milioni di documenti, ora a disposizione di tutti. “Il nostro lavoro”, scrive, “è dedicato a far si che la storia appartenga a tutti”. Come è emozionante leggere quelle parole, che sono un tributo al suo coraggio.

Dal confino di una stanza presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, il coraggio di Julian Assange è una risposta eloquente ai vigliacchi che lo hanno infangato e al potere canaglia in cerca di vendetta impegnato in una guerra alla democrazia.

Niente di tutto questo ha scoraggiato Julian e i suoi compagni di Wikileaks: neanche un po’. Non è qualcosa?

The WikiLeaks Files: the World According to the US Empire is published by Verso