La Siria è in guerra

ribelle kalashnikov

di Angelo Alves*, “Avante”
Traduzione a cura di Marx21.it

*Angelo Alves è membro della Commissione Politica del Partito Comunista Portoghese

“Una guerra fabbricata sul terreno da più di un anno, programmata nei corridoi del Pentagono dai tempi dell’amministrazione Bush, finanziata con milioni di dollari per anni da una criminale catena di finanziamento e ingerenza, che ha alimentato i mercenari politici, fantocci di Washington e della NATO, che fanno parte oggi del Consiglio Nazionale Siriano. Gente che si mette in mostra nelle riunione del Club Bilderberg, vive comodamente a Parigi (come Kodami, una delle figure di punta del CNS) o a Coventry (come Rami Abdel Rahman, il volto del sinistro Osservatorio Siriano dei Diritti Umani).”

La Siria vive momenti drammatici per il suo popolo. I combattimenti hanno raggiunto le principali città del paese, prima Damasco e poi Aleppo, la capitale economica della Siria. Dalle frontiere con la Giordania entrano decine di migliaia di mercenari (40 o 60 mila negli ultimi giorni, secondo alcune fonti) reclutati in paesi come la Libia e l’Afghanistan, molti dei quali appartenenti a gruppi terroristi. Prosegue e si intensifica l’ingresso di armamento nel paese, in particolare armamento pesante come le armi anticarro e razzi lancia-granate forniti dalla NATO, attraverso la Turchia e e le monarchie dittatoriali del Consiglio di Cooperazione del Golfo. I gruppi armati e finanziati dall’estero da una coalizione del terrore guidata da USA, Francia e Germania, resa operativa dalla Turchia e finanziata dal Qatar e dall’Arabia Saudita, tentano di prendere posizione nei posti di frontiera per facilitare l’entrata di più armamento e uomini. E’ sempre più difficile nascondere la presenza di agenti stranieri britannici e francesi sul terreno e gli agenti della CIA addestrano e scelgono gli uomini che, a partire dai campi di addestramento in Turchia, vengono infiltrati nel paese. L’esercito israeliano rafforza le sue posizioni e l’iniziativa sui monti del Golan. L’esercito turco concentra enormi mezzi alla frontiera con la Siria. I “ribelli” esigono che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU dia la luce verde a che le bombe comincino a cadere sul popolo che dicono di difendere. Russia e Cina, in una notevole resistenza alle pressioni e difendendosi da quello che sanno essere un progetto che le tocca nella loro stessa sicurezza e sovranità, bloccano in campo diplomatico la legittimazione della guerra di aggressione diretta.

L’attentato terrorista della scorsa settimana contro la sede della sicurezza nazionale siriana, che ha ucciso tre alti responsabili del governo siriano, compreso il ministro della difesa, Daud Rajha, documenta fino a dove sono disposti a spingersi il cosiddetto esercito libero siriano e le potenze imperialiste coinvolte nel progetto di sottomissione della Siria. La versione ufficiale dei fatti parla di un attentato suicida, ma circolano rapporti che parlano della possibilità di un attacco aereo di droni, gli aerei non pilotati nordamericani che stanno uccidendo centinaia di civili nello Yemen e in Pakistan. Se questa versione fosse confermata, ci troveremmo di fronte a una prova eloquente del grado di coinvolgimento degli USA, confermato del resto dalle azioni degli ultimi giorni come il blocco del segnale satellitare del canale siriano Al-Dounia e dell’azione di pirateria sull’account Twitter di questo stesso canale da parte della CIA.

La Siria è in guerra, questa è la verità. Una guerra fabbricata sul terreno da più di un anno, programmata nei corridoi del Pentagono dai tempi dell’amministrazione Bush, finanziata con milioni di dollari per anni da una criminale catena di finanziamento e ingerenza, che ha alimentato i mercenari politici, fantocci di Washington e della NATO, che fanno parte oggi del Consiglio Nazionale Siriano. Gente che si mette in mostra nelle riunione del Club Bilderberg, vive comodamente a Parigi (come Kodami, una delle figure di punta del CNS) o a Coventry (come Rami Abdel Rahman, il volto del sinistro Osservatorio Siriano dei Diritti Umani). Il paese che per decenni non ha conosciuto conflitti etnici e settari; il paese in cui sciiti, sunniti, alawiti, drusi, curdi e cristiani hanno convissuto pacificamente; il paese in cui le religioni islamica e cristiana hanno coesistito pacificamente in uno dei pochi stati arabi laici del mondo, questo paese, uno dei pochi elementi di stabilità nella tumultuosa regione del Medio Oriente, è stato trascinato dall’imperialismo in una guerra basata sull’incitamento alla violenza settaria, che può condannare il popolo siriano ad anni, se non a decenni, di guerra e che può far esplodere a sua volta una guerra regionale che, data l’internazionalizzazione a cui è soggetta, potrebbe provocare un conflitto di dimensioni impreviste.

Ma la conclusione non è certo scontata. L’operazione Vulcano di Damasco è sfociata in un’enorme sconfitta militare dei “ribelli” e l’esercito siriano riconquista il controllo su diverse zone. E’ la lotta per la sovranità del popolo siriano e, per quanto incredibile possa apparire, data la violenza dei combattimenti, per la pace nel Medio Oriente e nel Mondo.