Iran. Ucciso scienziato nucleare, si pensa al Mossad

di Daniele Cardetta | su www.articolotre.com

 

Uno studioso iraniano è morto in un attentato proprio davanti all’università di Teheran. Lo scienziato prima di morire era molto attivo in alcune ricerche sulla separazione di gas. Secondo le autorità iraniane ci sarebbe la mano del Mossad dietro la tragedia, l’ennesima mossa per destabilizzare dall’interno il programma nucleare iraniano.

 

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Un attentato di fronte all’università Stiamo parlando di Mustafa Ahmadi Roshan, scienziato che lavorava presso il sito di arricchimento nucleare di Natanz. Roshan è stato ucciso questa mattina nei pressi della facoltà di Scienze Sociali presso l’Università “Allameh Tatabai“, locata nella zona nord-est di Teheran. Non un bersaglio qualsiasi dunque, bensì uno scienziato con un ruolo di primo piano all’interno di una delle centrali nucleari nell’occhio del ciclone per via del controverso programma nucleare portato avanti dalla Repubblica Islamica.

Secondo alcuni testimoni oculari sarebbe stato un motociclista a piazzare un ordigno esplosivo proprio accanto all’auto della vittima, e le forze dell’ordine hanno messo a setaccio tutto il quartiere in cerca di indizi e dettagli in grado di arrivare al mandante dell’assassinio. Lo studioso ucciso, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Fars, era un vice responsabile del dipartimento commerciale dell’impianto di Natanz, e lavorava da tempo a ” “un progetto per la produzione di membrane in polimeri per la separazione dei gas”.

Nell’identificare i colpevoli non ha avuto alcun dubbio il vicegovernatore della provincia di Teheran, Safar Ali Baratloo, che ha accusato senza giri di parole direttamente Israele: “La bomba era magnetica, lo stesso tipo di quelle usate per gli omicidi di scienziati, ed è il lavoro dei sionisti”. Subito dopo la notizia della morte di Ahmadi-Roshan, la commissione per la Sicurezza nazionale e la Politica estera del Parlamento ha deciso di riunirsi in sessione straordinaria subito dopo pranzo. Alla riunione dovrebbero partecipare tutti i vertici dell’esercito, della sicurezza, e dei servizi.

Gli studenti dell’università intanto avrebbero deciso di indire per sabato una grande manifestazione contro l’attentato, rinnovando peraltro il proprio appoggio incondizionato nei confronti della Guida Suprema, Ali Khamenei. Le autorità iraniane sono comunque state molto abili a far percepire la questione del programma nucleare in politica interna come una questione di orgoglio nazionale contro i paesi stranieri, di conseguenza Ahmadinejad disporrebbe di un buon consenso in questo senso. L’omicidio dello scienziato nucleare comunque non è che l’ultimo episodio di sabotaggio di una lunga serie, a cominciare dal virus informatico diffuso all’interno delle centrali nucleari iraniane qualche mese fa, passando per le esplosioni sospette avvenute sempre poco distante da siti nucleari. L’omicidio di Ahmadi Roshan non sarebbe quindi che l’ennesimo tentativo di attuare pressioni sulla Repubblica Islamica affinchè decida unilateralmente di rinunciare a sviluppare un proprio programma nucleare.

Non è comunque la prima volta che viene ucciso uno scienziato iraniano negli ultimi anni. Già il 15 gennaio 2007 infatti Ardeshir Hassanpur, fisico nucleare docente all’università di Shiraz, e ricercatore presso l’università Malek Ashtar di Isfahan, era morto misteriosamente a Shiraz. Secondo la tv di Stato sarebbe morto a seguito di un “avvelenamento da gas” molto sospetto per via di una stufa difettosa. Anche allora fu tirato in mezzo il Mossad, nientedimeno che dal Sunday Times, ma a smentire furono proprio le autorità iraniane.

Pochi giorni dopo però, il 7 febbraio 2007, fu il turno di Ali Reza Asghari, ex ufficiale dei Pasdaran 63enne, ed ex vice ministro della Difesa. Ali Reza Asghari scomparve in circostanze mai chiarite a Istanbul dopo esservi appena arrivato da Teheran. Secondo il Sunday Times e il Washington Post, l’ex ufficiale sarebbe stato rapito dai servizi occidentali o avrebbe tradito volontariamente trafugando importanti segreti nucleari. Si arriva poi al 4 giugno 2009, quando Shahram Amiri, scienziato, scomparve in Arabia Saudita tre giorni dopo essersi recato sul posto per motivi religiosi di pellegrinaggio. Amiri era un ricercatore presso la stessa università di Hassanpur. Amiri scomparve per un anno intero e solo lo scorso luglio è tornato in libertà accusando gli Stati Uniti di averlo rapito.

Infine il 12 gennaio 2010 un altro scienziato nucleare, Massud Ali-Mohammadi, professore presso l’università di Teheran, morì in un attentato dinamitardo nel nord della capitale. Anche in quell’occasione Teheran aveva accusato direttamente gli Stati Uniti e Israele di essere dietro l’attentato.