I rischi di attacchi preventivi contro la Corea del Nord

tillerson cinadi Max Fisher | da The New York Times

Traduzione di Marco Pondrelli per Marx21.it

In questo articolo del New York Times si parla esplicitamente della guerra contro la Corea del Nord, valutando i possibili scenari. La semplice pubblicazione di un simile articolo dimostra che nei circoli più ristretti dell’establishment americano la possibilità viene seriamente presa in considerazione (MP).

Una dichiarazione del Segretario di Stato Rex W. Tillerson, che sosteneva che gli Stati Uniti avrebbero preso in considerazione un’azione militare preventiva contro la Corea del Nord, ha sollevato una questione che ha perseguitato gli strateghi del Pentagono americani negli ultimi 20 anni: come può funzionare questa opzione?

Gli Stati Uniti hanno a lungo minacciato l’uso della forza. La sincerità di tali minacce è sempre stata ambigua, in quanto spesso più che come preparazione alla guerra ciò agiva come deterrente per la Corea del Nord e come rassicurazione dell’impegno degli Stati Uniti verso la Corea del Sud.

Ma c’è una ragione se, sebbene i programmi di armamento della Corea del Nord abbiano oltrepassato linea rossa, gli Stati Uniti non hanno mai dato seguito a questi propositi.

Gli analisti ritengono che qualsiasi piano avrebbe portato ad una rischiosa escalation non intenzionale di guerra. Si sarebbero posti milioni di civili sudcoreani e giapponesi nel mirino delle armi nordcoreane garantendo loro poche rassicurazioni.

Che i funzionari abbiano sollevato l’ipotesi di un attacco preventivo mostra la crescente gravità della crisi, ma i problemi connessi con tale piano dimostrano il motivo per cui la crisi è rimasta irrisolta per due decenni.

Tre le scelte poco piacevoli

Un attacco preventivo può generalmente significare tre cose. Mr. Tillerson, in linea con le passate dichiarazioni americane, non ha chiarito quale di queste opzioni è sul tavolo, ma non ha escluso nessuna di esse.

Ecco una breve spiegazione per ciascuna di esse:

1. un singolo colpo che interrompa il lancio di un missile

Come funziona: Mike Mullen, ex presidente del Joint Chiefs of Staff, ha detto nel mese di settembre presso il Council on Foreign Relations che un attacco del genere sarebbe più “autodifesa” che prevenzione.

Se la Corea del Nord apparisse pronta a lanciare un missile nucleare-armato, ha detto, il colpo americano potrebbe “bloccare le capacità di lancio sulla rampa o colpirlo una volta che è stato lanciato.”

La sfida: Potrebbe non essere come colpire alla luce del sole. In tempo di guerra, la Corea del Nord probabilmente utilizzerebbe lanciatori mobili, nascosti in tutto il paese in luoghi quali potrebbero essere le gallerie. Colpire ogni lanciatore prima che esso sia utilizzato potrebbe essere difficile.

Il rischio: potrebbe essere troppo tardi per evitare che tutti i missili nucleari decollino e, dato che la difesa missilistica non dà garanzie, arrivino ai loro obiettivi.

2. Un insieme di attacchi per devastare l’Arsenale.

Come funziona: attacchi alle infrastrutture nucleari e missilistiche ritarderebbero i programmi e sarebbero una pressione su Pyongyang per farla cedere. Attacchi informatici, lanciati assieme o al posto di attacchi fisici, potrebbero sabotare i programmi e disturbare il comando militare.

La sfida: essendo il programma della Corea del Nord sviluppato internamente e non importato dall’estero, il paese ha il know-how per sostituire le strutture distrutte, rendendo temporanei questi contrattempi. Sarebbe difficile colpire missili attualmente nascosti in tutto il paese, molto probabilmente si lascerebbe gran parte delle minacce al suo posto.

Il rischio: anche un attacco limitato probabilmente provocherebbe una rappresaglia. Un attacco abbastanza ampio per danneggiare seriamente il programma potrebbe provocare timori della Corea del Nord di un’invasione o di un tentativo di assassinio, che potrebbe condurre ad una guerra.

3. Una guerra lanciata alle condizioni americane

Come funziona: gli Stati Uniti avvierebbero una guerra per distruggere il governo della Corea del Nord a titolo definitivo, proprio come in Iraq nel 2003.

La sfida: i piani di guerra della Corea del Nord sono pensati per ricorrere ad ampi attacchi nucleari per fermare ogni invasione.

Il rischio: la Corea del Nord quasi certamente riuscirebbe a lanciare armi nucleari e chimiche, potenzialmente in grado di uccidere milioni di persone.

Qualsiasi piano affronta un insieme di problemi che è essenziale superare e che, finora, si sono rivelati insormontabili.

Il problema della rappresaglia

Nonostante la superiorità militare degli Stati Uniti la Corea del Nord ha un notevole vantaggio: la sua disponibilità ad accettare il rischio.

Questo permette al paese di reagire a qualsiasi attacco limitato imponendo costi eccessivi da sopportare per i suoi avversari.

La Corea del Nord può vendicarsi, ad esempio, con il lancio di attacchi informatici, come è sospettata di aver fatto nel 2013 contro il sistema bancario della Corea del Sud e nel 2014 contro la Sony Pictures.

Può, la Corea del Nord, provocare il rischio di un conflitto, come ha fatto con le provocazioni del 2013. Questo avvantaggia la leadership della Corea del Nord, raccogliendo i cittadini attorno alla narrazione di una lotta gloriosa. Americani, sudcoreani e giapponesi sono meno disposti ad accettare l’incombente minaccia della guerra.

Mark Fitzpatrick, studioso presso l’International Institute for Strategic Studies, ha scritto sul sito web del think tank che i piani di attacco potrebbero scontrarsi con la pesante opposizione dei leader di Corea del Sud e Giappone, i cui cittadini “dovrebbero sopportare il peso della rappresaglia” e questa opposizione potrebbe limitare le opzioni militari americane.

Il paese [la Corea del Nord n.d.t.] ha anche dimostrato la volontà di usare la violenza appena sotto la soglia della guerra, per esempio bombardando un’isola della Corea del Sud ed affondando una nave della Corea del Sud, entrambi nel 2010.

Molti analisti ritengono che il recente assassinio del fratellastro di Kim Jong-un, ucciso con agente VX nervino nell’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur sia stato pensato anche per dimostrare la volontà della Corea del Nord di usare armi chimiche all’estero ed in aree civili.

Qualsiasi piano di attacco americano limitato dovrebbe accettare come ritorsione – un costo potenzialmente alto da pagare per attacchi che probabilmente porterebbero solo a ritardi temporanei sullo sviluppo nucleare del paese.

Il problema dell’escalation

La Corea del Nord sa che probabilmente perderebbe qualsiasi guerra. Qualora la guerra si verificasse i suoi piani prevedono una rappresaglia su vasta scala, un ultimo disperato tentativo di rappresaglia per fermare gli americani.

Questa strategia, portata dalla disperazione, crea il rischio che da lungo tempo attanaglia i pianificatori di guerra americani: che la Corea del Nord potrebbe percepire anche un attacco limitato come l’inizio di una guerra e rispondere con il suo arsenale completo.

Jeffrey Lewis, un esperto di Corea del Nord del Middlebury Institute of International Studies, ha ricordato un episodio del 1969 quando la Corea del Nord ha abbattuto un aereo della Marina degli Stati Uniti, uccidendo 31 persone.

L’amministrazione Nixon, ha detto, non si vendicò perché non poteva trovare opzioni che non fossero “abbastanza dure per punire la Corea del Nord, ma non così dure da far pensare ai nordcoreani che si trattasse di un attacco generale,” scatenando una guerra a tutto campo.

Da allora è stato questo il problema, il signor Lewis ha detto: “Questi diagrammi di Venn non si sovrappongono.”

Poiché la capacità nucleare della Corea del Nord è cresciuta, la distanza tra un singolo attacco e una guerra si è accorciato. Paradossalmente la paura dell’escalation si è accresciuta rendendola ancora più probabile.

“Se ci fosse un conflitto Pyongyang non avrebbe un altro posto in cui andare, l’escalation passerà dopo l’uso dell’artiglieria a quello delle sue armi nucleari,” Victor Cha, che ha lavorato come direttore degli affari asiatici nel National Security Council di George W. Bush, ha scritto in un articolo in settembre su un quotidiano sudcoreano.

Questa minaccia vale per entrambe le parti, scrive Cha, perché “obbliga gli Stati Uniti ad attaccare preventivamente le forze nucleari al primo segno di conflitto”.

Una guerra, decisa deliberatamente o accidentalmente, avrebbe costi terribili.

Il generale Curtis M. Scaparrotti ha detto ad una commissione del Congresso nel 2016, quando era comandante delle forze statunitensi in Corea del Sud, che la guerra con la Corea del Nord “sarebbe più simile alla guerra di Corea ed alla seconda guerra mondiale – molto complessa e probabilmente con un alto costo di vite umane“.

Gli analisti dubitano che gli Stati Uniti possano riprodurre la vittoria militare rapida realizzata contro l’Iraq nel 2003. In caso di guerra, i piani nordcoreani prevedono attacchi nucleari contro i principali porti e le basi aeree della Corea del Sud e del Giappone, arrestare qualsiasi invasione americana prima che possa dispiegarsi completamente.

Allo stesso tempo attacchi nucleari e chimici contro grandi centri abitati sarebbero destinati a scuotere il mondo portandolo alla capitolazione. La difesa missilistica sarebbe di uso limitato contro i missili a corto raggio e di nessuna utilità contro le centinaia di pezzi di artiglieria della Corea del Nord molti dei quali hanno come target Seoul, la capitale della Corea del Sud.

Il problema strategico

Potenzialmente la domanda più difficile di tutte è se tali piani possano far raggiungere gli obiettivi strategici americani.

Gli attacchi militari possono essere uno strumento imperfetto, dicono gli analisti, per la risoluzione di ciò che è essenzialmente un problema politico: la convinzione della leadership è che la sopravvivenza richiede un programma nucleare avanzato.

Piccoli attacchi di guerra rischierebbero un approfondimento del rischio. Questi attacchi rischierebbero di portare alla guerra con il passaggio al nucleare che essi vorrebbero prevenire.

Eppure gli Stati Uniti mantengono da molto piani di attacco, il che illustra la crescente urgenza della crisi della Corea del Nord e di come è diventata difficile da risolvere.

“È una cattiva idea strategica, ma si può capire perché i pianificatori militari continuino a gravitare intorno ad essa”, ha detto il Signor Lewis, chiamando i piani “far buon viso a cattivo gioco”.