“Fuori le bombe” per gli Usa in Libia

usa lybiadi Vijay Prashad* 
da www.alternet.org

Traduzione di Lorenzo Battisti per Marx21.it

Quasi assicurata la diffusione di più miseria in Nord Africa 

Gli Stati Uniti sono tornati a bombardare la Libia. L’obiettivo sono le posizioni dello Stato Islamico nella città di Sirte. Lo SI controlla Sirte e dintorni dallo scorso anno. Sirte è la città di nascita di Gheddafi, la città dove fu anche ucciso. Dopo la caduta di Gheddafi, questa città della Libia centrale ha languito. È diventato il campo da gioco dell’”Alba Libica” – la milizia della città di Misurata, guidata da Salah Badi – e poi della Forza di Protezione Libica di Bengasi. Quest’ultima ha stretti legami con al Quaida ed è parte del consiglio della Shura dei Rivoluzionari di Bengasi. Quando lo scorso anno lo Stato Islamico ha attaccato Sirte, le varie milizie non avevano molti incentivi a restare. Lasciarono la città allo SI e si ritirarono nelle loro città di provenienza. Gli altri tentativi di erodere le posizioni dello SI da parte di altre milizie o eserciti sono falliti.

I militari degli Stati Uniti affermano che continueranno i raid sulle posizioni dello SI finché sarà necessario. Sebbene ci siano truppe speciali degli Stati Uniti sul terreno libico, questo non saranno coinvolte in alcuna azione. Il Governo di accordo Nazionale (GAN) – guidato da Fayez al-Sarraj – ha invitato gli Stati Uniti a bombardare lo Stato Islamico. I tentativi del GAN di sconfiggere lo SI sul terreno si sono fermati dopo alcuni rapidi movimenti nelle città. I bombardamenti aerei americani, spera il GAN, riporteranno le truppe governative sul proprio obiettivo – la sottrazione di Sirte allo SI.

Questi non sono i primi bombardamenti americani in Libia. Bisogna ricordare che fu la guerra guidata dagli Stati Uniti e dalla Nato a distruggere lo stato libico – abbattendo le istituzioni e permettendo ai ribelli armati dall’occidente di dare la caccia a chiunque avesse legami con il governo. Questo è esattamente quello che l’occupazione americana aveva fatto in Iraq; fu ripetuta nei dettagli in Libia. Una Libia con una debole impalcatura istituzionale discese rapidamente nel caos. Milizie cittadine presero rapidamente il controllo dei propri territori, combattendo tra città per il controllo delle province. Le vecchie forze estremiste – il Gruppo Libico Combattente Islamico – tornarono nelle autorità, con alcuni dei propri combattenti che avevano fatto esperienze in Irak e Afghanistan che diventavano capi delle proprie città. Molti di questi giovani partirono per la Siria (attraverso la Turchia) per combattere contro il governo di Bashar Assad. Quando sono cominciati i bombardamenti in Siria, tornarono a casa per costruire le proprie cellule dello Stato Islamico. Combattenti da altre parti del Nord Africa – in particolare dalla Tunisia – li raggiunsero non appena presero Sirte e dintorni. Gli Usa bombardarono le loro posizioni lo scorso Novembre e ancora in Febbraio – inutilmente. Si erano trincerati.

Bengasi

Negli Stati Uniti Bengasi è diventata uno slogan. Significa l’inaffidabilità di Hillary Clinton. Ma Bengasi è anche una città vera, dell’est della Libia con una popolazione di oltre seicentomila persone. È una città in estrema difficoltà, la propria unità è frammentata e la sua popolazione traumatizzata da una guerra infinita che si svolge nel cuore delle aree residenziali.

Non appena sono cominciati gli attacchi degli Usa alle posizioni dello Stato Islamico, la massiccia esplosione di un auto ha colpito Bengasi. Questa bomba ha ucciso almeno 22 persone e ne ha ferito altre 20. La bomba è esplosa a Guwarsh nel quartiere residenziale di Bengasi, che negli ultimi due anni è stato il fronte tra vari estremisti islamici – tra cui lo SI – e l’esercito libico guidato da una vecchia risorsa della CIA, il Generale Khalifa Hafter. I vari gruppi islamisti sono sotto il comando del Consiglio della Shura dei Rivoluzionari di Bengasi, che include anche Ansar al Sharia. Gli elementi più estremi di quest’ultima si sono uniti allo SI. Il consiglio della Shura è responsabile per le recenti esplosioni di automobili.

L’esercito libico ha condotto degli attacchi aerei contro il Consiglio della Shura e contro le forze dello SI nei dintorni di Bengasi. A fine Giugno l’esercito libico ha condotto attacchi particolarmente duri in queste aree. Si sospettano molti morti civili, anche se è difficile fare verifiche nelle aree controllate dallo SI e dal Consiglio della Shura. Abu Ubaidah Yusuf al-Anabi, capo di Al Quaida nel Maghreb Islamico, ha chiamato i libici a combattere a Bengasi. Ha anche chiesto all’esercito libico di permettere a donne e bambini di uscire da Ganfouda. I consiglieri di Haftar hanno rifiutato la proposta. Un Mig 23, guidato dal Maggiore Idris Hamed al-Obeidi, è stato abbattuto a Ganfouda a inizio Luglio. La pietà non è nella lingua dei suoi colleghi.

Una politica fragile

La politica in Libia resta fragile. Il GAN è nato dalla disperazione. Due governi paralleli – uno a Tripoli e uno a Tobruk – erano stati creati. Avevano cominciato a creare istituzioni parallele, inclusi due ministeri del petrolio. Nel mentre a Bengasi, il Generale Hafter agiva come terzo governo, rifiutando di sottomettersi a governi civili. Cominciò la guerra contro il Consiglio della Shura per prendere Bengasi come trofeo personale dopo essere stato cacciato da Tripoli. Le pressioni delle Nazioni Uniti e dall’occidente obbligarono i due governi a fondersi. Scelsero come capo al-Sarraj, che proviene da un’importante famiglia libica. Al-Sarraj veniva dal governo di Tobruk, supportato dagli occidentali. È stato difficile guadagnare la fiducia degli islamisti del governo di Tripoli.

Quando il GAN ha approvato il Decreto n°1, che prevedeva di portare tutte le forze militari sotto comando civile, il Generale Hafter non era nella lista. Come non lo era Ibrahim Jadhran, capo delle Guardie delle Strutture Petrolifere, che controlla i terreni petroliferi libici. A Tripoli la cupidigia delle milizie di Tajouri compete con quelle di Al Quaida. Al-Sarraj sarà leader del GAN ma a Tripoli esiste grazie a questi signori della guerra. Quando il GAN decise di rilasciare 12 uomini accusati di crimini contro le rivolte del 2011, uno sconosciuto assalitore li ha uccisi in prigione – a sud di Tripoli. Questo è un esempio di come le milizie armate continuino ad esercitare il controllo sulla società libica, senza speranza che il GAN possa controllarli. Le istituzioni libiche – già deboli sotto Gheddafi e poi distrutte dalla Nato – non sono forti abbastanza per consolidare il potere. È questa debolezza che permette il mantenimento del potere allo Stato Islamico e al Consiglio della Shura.

Che effetto avranno gli attacchi americani su un ambiente politico fragile come questo? Un consigliere del GAN ha affermato che sperano che gli attacchi aerei permettano alle truppe di riprendere Sirte. Se così sarà, allora l’occidente e le Nazioni Unite toglieranno le sanzioni che finora hanno impedito al governo libico di controllare i 67 Miliardi di Dollari del fondo sovrano libico. Il prezzo per questi fondi è quello di aiutare a rimuovere lo Stato Islamico. L’occidente, in altre parole, tiene i soldi in ostaggio finché il governo libico procede con la propria agenda. È importante quindi comprendere che quando il governo libico ha chiesto l’intervento aereo americano, non l’ha fatto di propria volontà, ma a causa delle condizioni di riscatto per i propri soldi. Gli attacchi aerei indeboliscono il governo libico. La gente sta già dicendo che pure il Generale Haftar sta conducendo i propri attacchi aerei. E non chiede aiuto agli americani.

Gli attacchi indeboliranno e distruggeranno lo Stato Islamico? Lo Stato Islamico non è un problema solamente libico. Gli attacchi aerei come questi sposteranno solamente questi combattenti in altri posti – in Tunisia per esempio, o a Bengasi. Continueranno ad essere un problema serio in Nord Africa. Infatti, se torneranno in Tunisia, saranno un grande pericolo per questo paese, che ha appena visto il proprio Governo perdere la fiducia del Parlamento. In Marzo la città tunisina di Ben Gyerdane, lungo il confine libico, ha visto violenti scontri tra l’esercito e lo SI. Quello che ora viene chiamato Islamogangsterismo è entrato nelle periferie tunisine come Ettadhamen. Ci sono sempre più polveriere. Oppure si dirigeranno verso Bengasi, dove il campo di battaglia ha distrutto la città dove cominciò la rivolta del 2011.

*marxista indiano e professore al Trinity College di Londra