Fermiamo la guerra alla Siria

Sabato, 31 agosto – ore 10
Napoli, Piazza della Repubblica (nei pressi del Consolato USA)

PRESIDIO

Fermiamo la guerra alla Siria

Dopo l’Iraq e Ia Libia, ora è il turno di un altro “stato canaglia”: la Siria. Con il pretesto di altre “Armi di Distruzione di Massa” – in questo caso gas tossici, con ogni evidenza, utilizzati dai “ribelli” per “giustificare” l’attacco della NATO – una nuova guerra si sta preparando. E mentre il ministro degli Esteri Emma Bonino assicura con tono tranquillizzante che l’Italia non parteciperà a un’operazione militare contro la Siria senza mandato Onu, il rombo della guerra già risuona. Tutte le basi militari in Italia – Lago Patria, Pisa, Sigonella…. sono in stato di massimo allarme, mentre da Napoli – sede del Comando delle Forze navali Usa in Europa, comprendenti la Sesta Flotta – partirebbe l’ordine di attacco. 


E a riprova della sua “volontà di pace”, il governo italiano annuncia che – insieme a Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Arabia Saudita – parteciperà, il 4 settembre, alla riunione del gruppo degli «Amici della Siria» (quello, per capirci, che sostiene i «ribelli» e quindi la guerra interna.

Non è che l’ultimo atto di una aggressione alla Siria che il governo Monti prima e il governo Letta ora conducono da due anni. Dapprima con sanzioni economiche (imposte nella illusione di scatenare per fame il popolo siriano); poi con il riconoscimento dei tagliagole della Coalizione Nazionale Siriana riconosciuti quali “unici rappresentanti del popolo siriano”; poi con l’appoggio alla Turchia, testa di ponte dell’aggressione, alla Siria; poi con lo scandaloso accoglimento alla Farnesina di Burhan Ghalioun, (il 22 luglio 2012, e cioè il giorno dopo che una autobomba a Damasco, rivendicata da una delle sue bande, aveva fatto 400 morti); poi con l’invio in Siria di istruttori militari (alcuni di questi scoperti un anno da alla frontiera libanese); poi con il rifiuto del visto di ingresso a parlamentari siriani invitati da loro colleghi italiani….

E tutto questo in nome del sostegno ad un’altra “Primavera Araba”, che i satrapi delle Petromonarchie, – principali sponsor della carneficina in Siria, e ricevuti con tutti gli onori in Italia – hanno macellato nei loro paesi. 

Contro questa escalation bellica e militarista occorre – da subito – rompere il silenzio e la blindatura sociale, riprendere la mobilitazione pacifista ed internazionalista sottraendosi dall’ipocrita equidistanza tra aggressori ed aggrediti e dalla inaccettabile subalternità politica e culturale alle centrali imperialistiche.

· No alla guerra alla Siria
· No al sostegno ai “ribelli” siriani, veri responsabili di una guerra civile che ha già fatto 100.000 morti e un milione di profughi (alcuni dei quali già approdati sulle nostre coste)
· No a nuove spese militari

Rete NapoliNoWar

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