Dalla pace perpetua alla guerra infinita?

di Renato Caputo | da www.lacittafutura.it

Pubblichiamo come contributo al dibattito sui temi della guerra e della pace

A rendere oggi un’ingenua utopia “la pace perpetua”, e una triste ma inevitabile realtà la guerra di civiltà e di religione, è chi sostiene le aggressioni contro i popoli del sud del mondo e nega agli stessi profughi, che tali aggressioni provocano, il diritto di ospitalità.

Kant scrive il Progetto per una pace perpetua nel 1795, sull’onda dell’entusiasmo per la pace di Basilea, con cui anche il suo paese, la Prussia, che fino a quel momento aveva cercato di schiacciare con la violenza lo spirito rivoluzionario, era ora costretto a riconoscere lo Stato rivoluzionario francese.

Sebbene sia stata composta oltre due secoli fa, quest’opera è il prodotto di una visione della storia talmente ottimistica e progressista da apparirci utopistica. Noi, infatti, viviamo in un’epoca di restaurazione in cui prevalgono concezioni regressive e irrazionaliste, mentre Per la pace perpetua è animata dallo spirito illuministico. Secondo quest’ultimo se la storia del passato è stata funestata da ignoranza e superstizione, travagliata da guerre di religione, ora i lumi della ragione, che si stanno diffondendo grazie al processo rivoluzionario che hanno innescato, promuoveranno una società più razionale che renderà inutili i conflitti fratricidi fra i popoli. Nella nostra epoca, al contrario, l’ideologia dominante pare regredire alla guerra di civiltà, una guerra infinita che presenta tutti quei tratti di barbarie propri di quelle guerre di religione che fino a non molto tempo fa apparivano un residuo del passato.

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