Che sta succedendo in Siria?

da Granma | Traduzione di Sandro Scardigli

 

Una delle città dove gli scontri armati sono stati più intensi è Homs, molto vicina alla frontiera con il Libano.L’Avana, 7 febbraio 2012. – Quanto sta accadendo in Siria e, soprattutto, quel che succederà nei prossimi giorni, interessa gran parte della comunità internazionale.

 

Le ultime riunioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU hanno portato a dei passi avanti, con una chiara esposizione delle diverse posizioni in campo. Gli USA, l’Unione Europea e la Lega Araba chiedono un cambiamento di regime (parola magica utilizzata, curiosamente, soltanto a proposito dei paesi che non si sottomettono alla volontà imperiale).

 

Il piano è il seguente: instaurare in fretta e furia un consiglio di transizione come unico rappresentante del popolo siriano, senza tener conto di quanto sia l’effettivo sostegno che il detto organismo gode tra la popolazione; infiltrare insorti armati dagli Stati vicini; imporre sanzioni; montare una campagna mediatica per denigrare qualsiasi sforzo siriano di riforma; cercare di incoraggiare divisioni all’interno dell’esercito e della elite di Damasco; provocare con queste azioni la caduta finale di Bashar Al Assad.

 

Vogliono replicare il copione seguito in Libia, ma lo scenario è diverso. Questa volta Russia e Cina hanno assunto una posizione più ferma, mettendo il veto alla risoluzione contro Damasco. Inoltre la Siria dispone di un esercito molto forte ed il sentimento nazionale dei cittadini siriani è molto radicato.

 

L’inizio delle manifestazioni popolari nel paese mediorientale è stato causato da problematiche interne. Le forze di sicurezza, per ammissione dello stesso Governo, hanno commesso eccessi e la direzione politica dello Stato sta cercando di porre rimedio ai suoi errori. Ne è un esempio l’amnistia per i prigionieri. Ma purtroppo, come spiega l’analista cubano Ernesto Gomez Abascal, una parte dell’opposizione legittima è stata strumentalizzata e utilizzata da interessi stranieri.

 

Perché proprio la Siria? Le guerre in Medio Oriente hanno avuto finalità economiche, ma limitarsi a questa spiegazione sarebbe troppo semplicistico.

 

Secondo gli analisti è chiaro che l’imposizione in Siria di una leadership asservita alle potenze occidentali significherebbe una pugnalata alla schiena del movimento popolare libanese e della stessa resistenza palestinese. Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah (la principale forza militare libanese, che combattè contro Israele nel 2006), lo ha denunciato all’inizio di dicembre: “Quel che vogliono non sono né riforme politiche né lottare contro la corruzione, ma un regime arabo traditore alle dipendenze di USA e Israele”.

 

Anche Abascal la pensa così: “La guerra contro la Siria persegue evidenti obiettivi politici e geostrategici, poiché Damasco fa parte da tempo di un asse antimperialista, composto anche da Iran, Hezbollah e dalle forze patriottiche libanesi”.

 

“Vogliono imporre un governo fantoccio in Siria per poi aggredire il Libano e infine scagliarsi contro l’Iran, quando la nazione persiana sarà rimasta isolata nella regione”.

 

Un governo filo occidentale a Damasco indebolirebbe anche l’influenza di Mosca, “la cui flotta militare non potrebbe più disporre delle attuali agevolazioni nel porto di Tartus, unica base di ormeggio e rifornimento delle navi da guerra russe nel Mediterraneo”, spiega Abascal.

 

Siamo abituati alle ingerenze degli USA, spalleggiati dalla NATO, ma….la Lega Araba?

 

Occorre prima di tutto chiarire una cosa: questa organizzazione è nelle mani delle sei monarchie del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) e soprattutto dell’Arabia Saudita e del Qatar.

 

I sauditi, per bocca del principe Saud al-Faisal, ministro degli Esteri, hanno dichiarato che riconosceranno l’autoproclamato Consiglio Nazionale Siriano (CNS) come “rappresentante ufficiale” del popolo siriano. Inoltre il re Abdullah ha chiarito come meglio non avrebbe potuto le sue intenzioni: “Niente indebolirebbe di più l’Iran che la perdita della Siria”.

 

Il quotidiano britannico “The Times”, ha riportato la notizia che Arabia Saudita e Qatar finanzieranno il CNS, organizzazione nata certamente in Turchia, unico membro islamico della NATO. Dalle frontiere turche si sono infiltrati gruppi armati del cosiddetto “Esercito Libero della Siria”.

 

Non ci facciamo ingannare: l’asse NATO/CCG+Israele non sta cercando una soluzione positiva, perchè questa non può essere in nessun modo rappresentata da un intervento straniero, nè sotto forma d’aggressione armata, nè per mezzo di sanzioni la cui vittima sarebbe il popolo siriano.

 

I problemi della Siria devono essere risolti dal suo popolo e così la pensano anche gli oppositori legittimi del Governo. Kadri Jamil, presidente del Partito della Volontà Popolare, sostiene che la soluzione risiede nella formazione di un esecutivo di unità nazionale, senza ingerenze, con il coinvolgimento dei Partiti politici esistenti e di quelli in formazione. Ma la partecipazione del Consiglio Nazionale Siriano è inaccettabile, perchè non ha nessun radicamento nel Paese ed è composto da stranieri che non hanno niente da spartire con noi”.

 

“L’opposizione che sta operando da fuori non è nazionalista. Risponde a interessi occidentali che vogliono esercitare la loro influenza nel paese. Le interferenze straniere non risolveranno i nostri problemi interni”. (Dalia Gonzalez Delgado)

 

( Testo in spagnolo: http://www.granma.cubaweb.cu/2012/02/07/interna/artic01.html)