Aggressione imperialista alla Siria: una guerra di mercenari e propaganda

da “Avante”, settimanale del Partito Comunista Portoghese | traduzione a cura di Marx21.it

free Syrian ArmyTra i 40.000 e i 60.000 mercenari sarebbero entrati negli ultimi giorni in Siria per unirsi al cosiddetto Esercito Siriano Libero (ESL), denuncia Reseau Voltaire. Il rafforzamento dei gruppi armati appoggiati dall’imperialismo e dalle monarchie del Golfo avviene nel contesto di un inasprimento della violenza e della manipolazione mediatica del conflitto.

Secondo la fonte sopra citata, i mercenari si sono introdotti in Siria attraverso la frontiera con la Giordania. Alcuni di loro sono persino coinvolti nell’offensiva terrorista scatenata contro Damasco e altre città siriane, che è cominciata a metà della settimana scorsa con un attentato che ha ucciso alcuni alti responsabili delle forze armate e della sicurezza del paese, e che è continuata fino all’inizio di questa settimana.

Corpi di cittadini di paesi arabi e del Nord Africa sono stati mostrati dai mezzi di comunicazione siriani come prova del coinvolgimento di mercenari nel conflitto.

Nel frattempo, le autorità sostengono di aver concluso la parte essenziale del contro-colpo militare destinato a respingere i gruppi armati, compresi i tentativi di conquista delle zone di frontiera con Iraq, Libano, Giordania e Turchia. Gli attacchi delle bande armate ai posti di controllo avevano come obiettivo facilitare l’ingresso di combattenti al soldo di paesi come il Qatar e l’Arabia Saudita, feroci sostenitori dell’insurrezione e promotori dell’isolamento della Siria in seno alle nazioni arabe.

L’imperialismo manovra

Nell’ultimo fine settimana, il Sunday Times dava la notizia che ex membri delle forze armate britanniche erano stati ingaggiati da imprese di sicurezza per fornire in Iraq addestramento militare ad appartenenti alle brigate terroriste. Nello stesso tempo, Wall Street Journal informa che il governo degli USA ha incrementato, negli ultimi giorni, le azioni coperte destinate a rovesciare Bashar Al-Assad.

Anche Israele, guardia avanzata dell’imperialismo nella regione, non starà fuori dalle manovre imperialiste. Almeno a giudicare dalle parole di un alto responsabile del governo di Tel Aviv, Ayoub Kara, che sabato scorso ha ammesso che i rappresentanti israeliani in Giordania appoggiano i gruppi armati siriani.

Nel campo diplomatico, va evidenziata la presentazione da parte dell’imperialismo di un’altra risoluzione di condanna della Siria al Consiglio di Sicurezza (CS) delle Nazioni Unite, testo a cui hanno opposto il veto Russia e Cina che rifiutano di cedere all’internazionalizzazione del conflitto.

Intossicazione permanente

La presentazione del testo al CS dell’ONU è stata preceduta dal già riferito attentato a Damasco, a cui è seguita l’offensiva terrorista, ed anche il massacro nel villaggio di Tremseh nella provincia di Hama, con un saldo di un centinaio e mezzo di vittime.

Le autorità siriane hanno negato la responsabilità e hanno accusato i gruppi terroristi per l’eccidio, il quale, sostengono, è stato accompagnato dalla ormai abituale intossicazione dell’opinione pubblica mondiale, attraverso immagini riprese da Al Jazeera e Al Arabiya, canali presumibilmente informati in anticipo sugli avvenimenti.

Dopo il contro-colpo dell’esercito regolare siriano ad Hama, l’agenzia SANA dava la notizia che alcuni combattenti erano stati catturati mentre trasportavano mitragliatrici di fabbricazione israeliana. Prensa Latina sostiene di aver constatato che una manifestazione di appoggio al governo siriano nei dintorni di Damasco è stata presentata nei mezzi di comunicazione dominanti come una protesta antigovernativa.

Nel campo della guerra mediatica, va segnalata anche la denuncia del ministero dell’informazione siriano circa l’imminente ingresso in scena di un canale pirata che occuperebbe il segnale delle catene nazionali nelle trasmissioni via satellite. Certo è che le imprese Arabsat e Nilesat hanno già vietato il canale siriano Addounia.

Reseau Voltaire, da parte sua, afferma che i presunti combattimenti tra ribelli e governo vengono filmati nel Qatar. La denuncia concorda con i dati pubblicati dal New York Times, che accredita il fatto che le immagini dei centri nevralgici di Damasco sono già state raccolte e stanno per essere manipolate.

In giugno era stata denunciata la diffusione di voci sulla fuga di Bashar Al-Assad. Il 20 luglio, alcuni media occidentali davano la notizia della rinuncia del presidente, prontamente smentita dalle autorità.