I BRICS verso una nuova banca mondiale

di Ugo Tramballi | da il Sole 24 Ore

brics manoÈ all’aeroporto Shaka Zulu che indiani, cinesi, brasiliani e russi erano stati accolti a Durban, capoluogo del KwaZulu sudafricano. In onore degli ospiti i danzatori avevano eseguito passi di battaglia della nazione africana che per prima e più delle altre resistette alla conquista europea. C’è sempre una simbologia forte quando inizia il vertice annuale dei Brics, i cinque Paesi emergenti attesi a essere prima o poi alternativa al potere economico e finanziario dell’Occidente.

Al primo vertice in Sudafrica, come nei precedenti quattro e da quando, ormai 12 anni fa Jim O’Neill di Goldman Sachs coniò l’acronimo, l’obiettivo era andare oltre i simboli. Non c’è niente di più concreto di una banca di sviluppo. Di una possibile alternativa alla Banca mondiale e all’Fmi, con forza finanziaria autonoma e concorrenziale, per garantire più facilmente infrastrutture al mondo non ancora sviluppato. Ed è a questa che hanno cominciato a dare corpo i leader di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica prima di ripartire dall’aeroporto di Shaka, re degli Zulu.


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