Combattere i mali gemelli del razzismo e della nuova guerra fredda contro la Cina

China Economic Growthdi Carlos Martinez

da https://morningstaronline.co.uk

traduzione di Marco Pondrelli per Marx21.it

In quanto paese socialista con un’economia pianificata, il successo della Cina sta smantellando il dogma del libero mercato e della supremazia bianca: dobbiamo essere pronti a far deragliare qualsiasi tentativo di divisione e guerra seminato da un Occidente capitalista in declino

Il capitalismo è in subbuglio. La stagnazione economica in corso, accanto al sorprendente fallimento dei principali Paesi occidentali nel contenere la pandemia del coronavirus, sta producendo una crisi di legittimità e un corrispondente senso di panico tra la classe dirigente.

La principale potenza capitalista, gli Stati Uniti, è la più colpita. Anche se per il momento rimane la più grande economia mondiale in termini di PIL, i suoi indicatori di qualità della vita si stanno deteriorando. Il tasso di povertà ha raggiunto il 15 per cento, il più alto da 50 anni a questa parte. Le infrastrutture sono fatiscenti.

Ampie parti del Paese soffrono di disoccupazione cronica, una situazione che le guerre commerciali di Trump non sono riuscite a risolvere. Il Covid-19 ha tolto la vita a un quarto di milione di persone e il numero aumenta ogni giorno di un migliaio.

La crisi economica va di pari passo con la crisi sociale, poiché il declino del tenore di vita delle persone le porta a mettere in discussione i governanti. In risposta, i governi capitalisti cercano il modo di ripristinare la redditività mantenendo la stabilità sociale.

L’esempio più estremo fino ad oggi è l’ascesa del fascismo europeo negli anni ’30, che impiegava la violenza barbarica e il razzismo feroce per mantenere la classe operaia al suo posto, generando nel contempo una crescita economica attraverso investimenti nella macchina da guerra.

In Gran Bretagna e negli Stati Uniti, le classi dirigenti hanno risposto al crollo finanziario del 2008 e alla conseguente crisi economica con salvataggi per i ricchi e brutale austerità per i poveri. In entrambi i casi, hanno cercato di distogliere e debilitare la resistenza della classe operaia attraverso la promozione del razzismo, della xenofobia e dell’islamofobia.

In termini geostrategici, la componente centrale della risposta dell’Occidente alla crisi attuale è la nuova guerra fredda contro la Cina.

L’ascesa della Cina pone un problema particolarmente difficile per gli Stati Uniti e per il sistema mondiale imperialista che guidano. Per decenni gli Stati Uniti hanno accettato con riluttanza l’emersione economica della Cina, sulla base del fatto che il suo inserimento nelle catene del valore globale ha permesso alle multinazionali occidentali di ottenere profitti favolosi.

Ma i politici occidentali non capivano, o non volevano capire, la strategia a lungo termine della Cina. Il piano della leadership cinese non è mai stato quello di trasformare il proprio Paese in una riserva permanente di manodopera a basso costo per le multinazionali straniere. Piuttosto l’aumento quantitativo della ricchezza e della capacità tecnologica avrebbe portato a un cambiamento qualitativo in grado di farla diventare una potenza economica, un’innovatrice e una voce potente nella politica regionale e globale.

Questo è proprio quello che sta succedendo e gli Stati Uniti non sanno come affrontare la situazione. Nei prossimi anni la Cina supererà certamente gli Stati Uniti divenendo la più grande economia del mondo. È già avanti in diversi importanti settori tecnologici e sta recuperando rapidamente in altri.

Inoltre, la Cina è un Paese politicamente indipendente e una potenza del Terzo Mondo. A differenza dell’Europa, del Giappone e dell’Anglosfera, alla Cina non si può dire cosa fare; non sacrificherà gli interessi del suo popolo per aiutare gli Stati Uniti a mantenere l'”ordine liberale del dopoguerra”, un sistema di relazioni internazionali che serve principalmente agli Stati Uniti.

Come Paese in via di sviluppo, la Cina sta spingendo per la fine dell’egemonia statun itense e per un mondo multipolare in cui la sovranità di tutti i Paesi sia rispettata. Come potenza non bianca che ha costruito il proprio cammino verso il progresso e la prosperità, la Cina sta contribuendo a distruggere l’ideologia della supremazia bianca così intimamente legata al sistema mondiale imperialista.

Come paese socialista con un governo del Partito Comunista e un’economia essenzialmente pianificata, la Cina sta smantellando la convinzione consolidata secondo cui il libero mercato occidentale è il modo perfetto per organizzare la società.

In sintesi, la tanto discussa “minaccia cinese” è reale, anche se non nel senso che intendono i politici della guerra fredda. L’ascesa della Cina non rappresenta una minaccia per la gente comune in Occidente, ma certamente rappresenta una minaccia per il sistema globale prevalente dell’imperialismo.

Questo è il contesto della Nuova Guerra Fredda. È la ragione del “pivot tovAsia”, della guerra commerciale, della guerra di propaganda, dei tentativi di “decouple”, degli attacchi alle aziende tecnologiche cinesi, dei tentativi di isolare diplomaticamente la Cina, del fomentare il razzismo anti-cinese e della strategia di accerchiamento militare.

Anche con un cambio di presidenza negli Stati Uniti, le linee generali di questa nuova guerra fredda difficilmente cambieranno, data la scarsità di politici intelligenti e lungimiranti negli Stati Uniti in grado di venire a patti con l’idea di un ordine mondiale multipolare in cui la Cina e altri Paesi hanno tanta voce in capitolo quanto gli Stati Uniti.

Come scrisse William Worthy, giornalista e attivista afroamericano, nel 1957: “è possibile che la nostra politica cinese derivi in parte da un senso di indignazione per il fatto che una nazione finora passiva di “piccoli uomini gialli” debba resistere all’Occidente ed ostinarsi ad ottenere il pieno rispetto?

Che la nuova guerra fredda si stia verificando in concomitanza con un preoccupante aumento del razzismo non è una coincidenza.

Entrambe sono manifestazioni del capitalismo neoliberale in crisi; entrambe si stanno dispiegando nel tentativo di preservare un sistema basato sui bisogni di un’élite benestante a spese della stragrande maggioranza dell’umanità.

Entrambe queste manifestazioni devono essere risolutamente contrastate da tutti coloro che vogliono un mondo caratterizzato dalla pace e dalla cooperazione, libero da ogni forma di oppressione razziale o nazionalista.

Abbiamo il potere collettivo di prendere posizione per la pace e l’uguaglianza. Le vivaci proteste di Black Lives Matter di quest’estate sono un’indicazione che il capro espiatorio razzista non ha avuto un successo universale, che i giovani sono sempre meno disposti a farsi manipolare da una propaganda divisiva e che la coscienza popolare può essere rapidamenteconquistata e che si possono ottenere concessioni.

Ispirandoci a questo dobbiamo forgiare la massima unità tra i movimenti contro la guerra e antirazzisti. Così facendo, raccoglieremo il testimone dall’ultima grande ondata di solidarietà antimperialista globale degli anni Settanta, quando il movimento di liberazione nero in Occidente era un tutt’uno con i paesi socialisti e non allineati e con le lotte di liberazione anticoloniali.

Il combattente per la libertà afroamericano Robert F Williams, che ha trascorso diversi anni in esilio a Cuba e in Cina negli anni Sessanta, ha scritto: “Si sta sviluppando una grande tendenza in cui sempre più afroamericani cominciano a identificarsi con le forze di liberazione del mondo.

“Il popolo nero militante dell’America razzista sta diventando sempre più antimperialista oltre che antirazzista. Cominciano a capire che le lotte dei popoli oppressi del mondo si completano a vicenda”.

Dobbiamo ritornare su questo cammino di solidarietà globale contro l’imperialismo in tutte le sue forme.