Turchia

erdogan 1di Pedro Guerreiro, Segreteria del Partito Comunista Portoghese | da Avante.pt

Traduzione di Marx21.it

Un groviglio di considerazioni e speculazioni continua ad offuscare la nitida comprensione delle contraddizioni che sono all’origine del tentativo di colpo di Stato in Turchia del 15 luglio scorso. Gli elementi conosciuti suggeriscono che il tentativo di golpe è stato scatenato da settori fino a poco tempo prima alleati e che occupavano al momento posizioni molto vicine a Erdogan e all’AKP, come i sostenitori di Gülen, tra gli altri settori.

Gülen, un imam islamico, con profondi legami con gli Stati Uniti – che risalgono alla strumentalizzazione dell’islamismo contro l’Unione Sovietica –, dirige una vasta organizzazione i cui membri hanno occupato importanti posizioni nell’apparato dello Stato (anche nelle forze armate, nella polizia e nella giustizia), così come nell’insegnamento e nei mezzi di comunicazione sociale, che assicurato una crescente influenza nella società turca durante i governi dell’AKP. Tra l’altro, dopo il tentativo di golpe, Erdogan ha rivolto, fondamentalmente e fino a questo momento, le misure repressive contro l’organizzazione diretta da Gülen, che viene indicata come responsabile del golpe, attuando una massiccia epurazione contro le sue molte migliaia di membri.

In questo contesto, uno degli elementi che è stato maggiormente evidenziato è quello sull’effettivo grado di conoscenza e, anche, di possibile coinvolgimento degli USA in tutto questo processo e del suo significato (gli Stati Uniti hanno una lunga storia di appoggio a colpi di Stato in Turchia – importante paese membro della NATO che occupa una posizione di grande interesse geostrategico).

Sono stati fatti notare diversi fattori che, intimamente legati alle divisioni in seno alle forze che hanno esercitato il potere in Turchia, sarebbero all’origine dell’attuale acutizzazione della situazione, tra cui il processo di islamizzazione del paese, la crescente centralizzazione del potere politico, la sistematica riduzione delle libertà e dei diritti democratici, il fallimento dell’aggressione alla Siria – di fronte alla ferma resistenza di questo paese e del suo popolo – e l’imposizione di un vero e proprio stato di guerra in regioni dove predomina la popolazione curda in Turchia, dopo le elezioni di giugno del 2015.

Gli sviluppi intorno alla Turchia continueranno a richiedere la massima attenzione, essendo molteplici i fattori in gioco e le loro ripercussioni, anche per il Medio Oriente. Tuttavia, non può passare inosservato l’immenso cinismo di coloro che – come l’Unione Europea che negozia l’adesione della Turchia – fingono di avere scoperto a seguito del golpe fallito il carattere repressivo e autoritario della politica di Erdogan e dell’AKP, cercando così non solo di influenzare lo sviluppo immediato della situazione in Turchia, ma di nascondere la propria ampia collusione con le autorità turche e la loro politica, di cui sono esempi l’occupazione illegale del territorio di Cipro, la repressione della popolazione curda, la restrizione di libertà, diritti e garanzie fondamentali, l’aggressione e il saccheggio della Siria e dell’Iraq, con la promozione e la protezione di gruppi terroristi e l’appoggio alla loro sanguinosa azione, o la strumentalizzazione della drammatica situazione di milioni di rifugiati e la negazione dei loro più elementari diritti.

Va notato che molti di coloro che ora puntano il dito contro le autorità turche per avere decretato lo stato di emergenza e sospeso temporaneamente la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sono gli stessi che hanno giustificato le misure di restrizione di libertà, diritti e garanzie imposte dalle autorità francesi dopo gli attentati di Parigi, lo scorso mese di novembre, che comprendevano appunto queste due misure. Comodi ed esemplari esercizi di ipocrita “amnesia”…

In questa complessa situazione, è d’obbligo l’espressione della solidarietà con i comunisti e gli altri democratici turchi e la loro lotta in difesa dei diritti, degli interessi e delle aspirazioni del popolo turco.