I palestinesi disillusi dal comportamento dell’Unione Europea

Intervista a Miguel Viegas, parlamentare europeo del Partito Comunista Portoghese
da www.avante.pt | Traduzione di Marx21.it

palestina rete mercatoI palestinesi sono profondamente disillusi dal comportamento dell’Unione Europea. Lo afferma, in un’intervista ad “Avante!” Miguel Viegas che ha fatto parte della delegazione del GUE/NGL che ha visitato la Palestina.

Sebbene vi sia stato impedito dalle autorità israeliane di visitare la Striscia di Gaza, che valutazioni avete raccolto da palestinesi e israeliani in merito alla recente offensiva sionista contro l’enclave?

Nel corso dei quattro intensi giorni della nostra permanenza, abbiamo contattato un vasto numero di persone e organizzazioni israeliane che difendono i diritti civili, tra le quali quella che raggruppa i militari che si rifiutano di combattere nei territori palestinesi. Ci siamo incontrati anche con membri del partito laburista e di Hadash (comunista ebreo e arabo) del parlamento di Israele (Knesset) che hanno testimoniato dell’enorme pressione che devono subire in una congiuntura fortemente dominata dalla destra, anche ultra-ortodossa. Ci si riferisce al fatto che dell’attuale governo fanno parte tre ministri che risiedono negli insediamenti coloniali installati in territori palestinesi.

Dalla parte palestinese, abbiamo avuto incontri con un insieme diversificato di organizzazioni politiche e amministrative. Siamo stati ricevuti da diversi presidenti della Camera e governatori regionali, abbiamo visitato ospedali dove vengono curate le vittime dei bombardamenti su Gaza. Ci siamo incontrati con le varie forze che compongono l’OLP e con il primo ministro del Governo di Unità Nazionale che conta sull’appoggio di Fatah e di Hamas.

In questi contatti, è emerso il più forte ripudio delle atrocità, un ripudio che cresce nella misura in cui vengono appurati gli effetti e le circostanze in cui sono avvenuti i massacri. Gli orrori sono stati di un ordine tale da motivare un’inedita manifestazione di 10.000 persone a Tel Aviv contro l’aggressione.

Questa aggressione, per la sua dimensione e crudeltà, riporta alla memoria i peggiori orrori vissuti durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa aggressione non può essere considerata solo un episodio nella guerra di occupazione che si trascina dal 1967. Dobbiamo esigere e fare di tutto perché i criminali siano giudicati e condannati per gli innumerevoli crimini contro l’umanità che lì sono stati commessi e che violano tutte le convenzioni internazionali sottoscritte sia da Israele, che dagli Stati Uniti e dai paesi dell’Unione Europea.

Sulle questioni che ostacolano il processo di pace, che cosa ti hanno riferito le forze politiche e le organizzazioni palestinesi e quali sono le prospettive?

I negoziati in questo momento sono in una fase di stallo. E sono in una fase di stallo perché Israele, con l’appoggio di USA e UE, continua a boicottarli. Rifiuta di pronunciarsi sulle proposte palestinesi e mantiene la sua politica di installazione di nuovi insediamenti coloniali, minando così qualsiasi accordo. In questo momento, e nonostante le condanne formali di USA e UE, Israele ha occupato in forma illegale ancora una porzione della Cisgiordania (a Belém) dove pretende di creare un’altra colonia. Questo dice tutto sulla volontà di Israele di sedersi al tavolo dei negoziati.

Da parte del popolo palestinese e del suo governo non esistono illusioni. Solo la fine dell’appoggio politico e materiale degli USA e dell’UE potrà costringere Israele a ritornare al processo di pace e a onorare gli impegni che ha sottoscritto in diversi accordi e che passano attraverso il riconoscimento dello Stato Palestinese entro le frontiere del 1966 con capitale Gerusalemme Est. In tal senso esiste una profonda disillusione nei confronti del comportamento dell’UE e del Parlamento Europeo che non sono stati capaci di condannare Israele in questa aggressione, approvando una risoluzione vergognosa di equidistanza tra le parti, nonostante il voto contrario del PCP e del GUE/NGL.

Siete stati a Gerusalemme e a Ramallah. Avete avuto modo di contattare la popolazione palestinese.

Oltre che a Gerusalemme e Ramallah, siamo stati anche a Belém e Hebron. In queste località siamo sempre stati ricevuti dalle autorità locali e abbiamo anche avuto contatti con la popolazione. La sensazione che si ricava da questi contatti è di un popolo con grande coscienza politica. Un popolo che comprende chiaramente la natura del processo di occupazione ed anche l’importanza di una risposta politica di resistenza ferma ma non violenta. Quando abbiamo visitato Hebron, abbiamo visto una città assediata, dove esistono 104 posti di controllo dove in modo arbitrario i palestinesi sono perquisiti ed obbligati ad aspettare molte ore per percorrere distanze di poche centinaia di metri. In alcune vie, i coloni occupano i primi piani delle case, da dove buttano la spazzatura direttamente nella strada, obbligando i palestinesi a usare reti per impedire che le vie si trasformino in una pattumiera (vedere la foto). Questo esempio, che viene replicato in centinaia di altre località, lascia prevedere una strategia chiara di provocazione, che cerca di alimentare la reazione disperata da parte della popolazione palestinese e giustificare così altre carneficine.

Con questo quadro di continua aggressione, solo un popolo profondamente unito e politicamente maturo poteva resistere a tanti anni di occupazione. Tuttavia, occorre comprendere che tutto ha un limite. Da parte nostra, come comunisti, abbiamo il dovere di continuare ad offrire tutto il nostro appoggio a questa lotta eroica e mettere i nostri governi di fronte alle loro grandi responsabilità in questo processo.