Dove va l’Egitto?

egitto macerieGranma, per cercare di comprendere gli avvenimenti e quale potrebbe essere il futuro di questo Paese arabo, ha consultato due esperti in materia.

DALIA GONZÁLEZ DELGADO

L’Avana, 16 agosto. – Alcune immagini de Il Cairo sembrano quelle di una città in guerra. Dopo l’ondata di violenza scatenatasi mercoledì, che ha provocato più di seicento morti e tremila feriti, la tensione non è diminuita. È difficile prevedere con certezza cosa succederà nei prossimi giorni o settimane in un Paese spaccato in due, con forze diverse in lotta fra loro e una popolazione di circa ottantadue milioni di abitanti.

L’Egitto vivrà una fase di “convulse lotte interne”, ha commentato al nostro giornale il diplomatico e ricercatore Ernesto Gómez Abascal, già ambasciatore di Cuba in vari Paesi del Medio Oriente.


Secondo l’esperto “nessuna delle due grandi forze che si stanno affrontando in Egitto dispone di un programma per risolvere i gravi problemi che affliggono il popolo. Mi sembra che allo stato attuale non ci sia un’alternativa di sinistra; speriamo che emerga dalla lotta”.

Da una parte c’è “la cupola militare che, anche se ci possono essere eccezioni, è molto legata agli USA, che da molti anni la stanno modellando e soprattutto finanziando. Penso che caldeggerà una via d’uscita tramite quei politici tradizionali che non siano ostili all’Occidente e soprattutto che siano disposti a non creare problemi con Israele”.

Dall’altra i Fratelli Musulmani, anche se godono di un vasto sostegno popolare, “non rappresentano la maggioranza assoluta e possono creare molti problemi, compreso quello di portare la situazione sull’orlo della guerra civile”, ritiene Abascal.

Un’opinione simile viene espressa dal Dott. Reinaldo Sánchez Porro, professore dell’Università de L’Avana, che precisa a Granma quali strade potrebbe imboccare l’Egitto “dopo la guerra civile, che sembra inevitabile”.

A suo giudizio potremmo essere prossimi a una rivoluzione radicale islamica; i militari, i nazionalisti, i laici e la sinistra potrebbero sconfiggere, con il tempo, questi settori islamisti; oppure potrebbe aprirsi la strada una rivoluzione progressista portatrice di cambiamenti strutturali.

“Ma in questo momento il Paese” – ha sottolineato – “è diviso in due campi opposti che si stanno allontanando sempre più da una possibile riconciliazione, come si può constatare guardando le manifestazioni di massa a favore o contro il governo Morsi, rovesciato nel luglio scorso, mentre l’esercito utilizza appieno la sua forza per consolidare la propria secolare egemonia”.

L’instabilità politica potrebbe avere conseguenze nella regione. “L’egitto è il Paese cardine del mondo arabo, il più popoloso e influente nella cultura politica regionale e questo potrebbe trascinare gli Stati vicini in una direzione o nell’altra”, sottolinea Sánchez.

LA FRATELLANZA MUSULMANA E’ MOLTO DI PIU’ DELLA SUA FACCIATA POLITICA

“Mentre i laici accusano il deposto governo Morsi di aver intrapreso l’islamizzazione del Paese, molti settori islamisti gli rimproverano il contrario, ossia di non aver approfittato dell’opportunità di applicare il suo programma di re-islamizzazione della società”, ha argomentato Sánchez Porro.

Questo spiega il fatto che i salafiti più radicali, quelli di Al Nur (che ha ottenuto il 25% dei voti nelle ultime elezioni politiche), siano passati all’opposizione di Morsi, “perché volevano più e non meno Islam politico”.

“La Fratellanza Musulmana ha vinto limpidamente le elezioni e ciò le da una legittimità inoppugnabile. Questo è il suo punto di forza ma anche quello debole, perché adesso qualsiasi eventuale accettazione di un compromesso con il governo golpista verrebbe visto da molti come un tradimento di questa legittimità e dei principi”.

Secondo il professore universitario è importante tener presente che il blocco sociale costituito dalla Fratellanza Musulmana, fondata nel 1928, con tutte le sue attuali istituzioni di servizi alla comunità, è molto più che la sua facciata politica, rappresentata dal Partito Libertà e Giustizia. Nel suo percorso è stata un “movimento-fiume” con molte correnti, “alcune delle quali hanno compiuto attentati e praticato la violenza politica e, con il tempo, hanno accettato quella via elettorale che adesso, dopo che hanno vinto, viene loro preclusa. Ciò potrebbe spingerli a riprendere la lotta armata per conquistare il potere”.

LA VERITA’ E’ QUELLA CHE NON SI VEDE

Gli USA hanno annunciato giovedì la cancellazione di esercitazioni militari congiunte con l’Egitto. Il presidente Barack Obama ha detto di aver ordinato alla sua equipe di “valutare” le azioni del governo egiziano ad interim e i passi che potrebbero essere “eventualmente necessari” rispetto ai rapporti bilaterali.

I senatori statunitensi John McCain e Lindsey Graham si sono recati a Il Cairo la settimana scorsa, per cercare di “rafforzare” la “mediazione” internazionale iniziata dal sottosegretario di Stato nordamericano William Burns e dall’inviato dell’Unione Europea, Bernardino León.

Secondo Abascal “non esiste, purtroppo, una forza popolare, progressista, organizzata che rappresenti un’alternativa di potere”. E così gli Stati Uniti e gli altri Paesi dell’Occidente possono concedersi il lusso di scegliere, tra le forze politiche in lotta, quella che sia “più docile rispetto ai loro interessi”.

Washington si sta attenendo al principio – già reso pubblico a suo tempo da Condoleeza Rice – secondo il quale in quegli Stati mediorientali dove gli USA non possono esercitare il loro dominio bisogna “fomentare la distruzione, la divisione e le guerre interne, allo scopo di indebolirli”, conclude.

Sánchez Porro ritiene che “gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno mantenuto una posizione molto ambigua, cercando di far credere di non propendere per nessuna delle due parti. Ma si sa che, per perseguire i loro interessi, devono starsi impegnando a fondo alla ricerca della soluzione che più convenga loro. Dovremo aspettare che salti fuori un prossimo Edward Snowden per sapere esattamente come abbiano cercato di tirare i fili. In politica, diceva José Martí, la verità è quella che non si vede”.

Tradotto in Italiano da Sandro Scardigli